TRIBUNALE CIVILE di ROMA convoca assemblea dei soci partito DEMOCRAZIA CRISTIANA storica

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Centro studi per l'
.IMPEGNO Politico dei CATTOLICI

Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7

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NINO LUCIANI, Direttore responsabile*
Tel  347 9470152 - E-mail : nino.luciani@alice.it, -

  * Professore Ordinario di Scienza delle Finanze, Università di Bologna

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Nino Luciani
http://scritti scelti

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Comité de Patronage: Basile Michele, Bassoli Alberto, Catena Raffaele, Cavina Maria Vittoria, Crespi Adua, Luciani Nino,
Marchetti Leonardo, Musghi Pierluigi , Pacioni Otello, Preziosi Michele, Pulvirenti Antonino, Ricci Vincenzo

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Università:

Normativa
aggiornata
al 2014

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A. Alessi,
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AVE GIULIO

Romanzo breve
su Giulio Andreotti

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Riforma del titolo V Costituzione

Abolizione Regioni;
e Province ?

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Nunzio. Galantino,
Cattolici
e vita
pubblica

Commento di G. Cantelli

G.Cantelli,
La seconda profezia di Gramsci sui cattolici

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XIX congresso DC 2012

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CONGRESSO 2012 DC

INDEX - HOME - 2017

 

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AGGIORNAMENTO COMUNICATO - 10 feb. 2017

TRIBUNALE  CIVILE  DI  ROMA DISPONE CONVOCAZIONE
Assemblea dei soci del partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA
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La riunione avrà luogo a ROMA, Hotel Ergife,
Via Aurelia 619, tel.06 66441, il 25/26 feb 2017
http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/COMUNICATI.HTM#COMUNICATI

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IL PERCORSO DELLA RIORGANIZZAZIONE
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1) Il traguardo finale e' la celebrazione del congresso per la nomina degli organi, in base ad un nuovo statuto;
2) Ad esso si dovra' arrivare passando, prima, per due tappe :
    a) una prima assemblea dei soci per la nomina del Presidente della Associazione, il 25/26 feb. 2017, ex-art. 20 c 2;
    b) una seconda assemblea dei soci per la modifica dello Statuto (ex-art. 21 c. 2.
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FINANZIAMENTO DELLE SPESE DI CONVOCAZIONE :
totale € 8.000 per 1750 lettere raccomandate, e € 7.120 per sala da 1750 posti.

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Per dare un contributo (libero), serve fare un bonifico bancario a favore di:

.LUCIANI NINO, presso banca Carisbo (Gruppo INTESA SAN PAOLO): IBAN IT 10B0638567684510301829810
CAUSALE: contributo spese convocazione assemblea partito DEMOCRAZIA CRISTIANA storica..

Avvertenza: Su questo IBAN, la cifra totale accettata non può superare € 10.000 e servirà solo per le raccomandate. Invece il finanziamento della sala dell'Hotel Ergife è fatto per altra via.

 

IL DECRETO DI CONVOCAZIONE

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Nino Luciani, Prime riflessioni:
-  sulla storia della DC
distinguendo tra il 1948-70, e il 1970-94, - e su un codice etico.
 
  Anche risposta a CASTAGNETTI, da parte di un "ridicolo" (uno che non pensa come lui)

1.- Storia. L'attuale provvedimento del Tribunale arriva dopo numerosi eventi politici e giuridici catastrofici, per la DC, in un periodo di 20 anni.   Precisamente, dopo lo "scioglimento" della Democrazia Cristiana, avvenuto il 29 gennaio 1994, si levarono varie iniziative per raccoglierne la eredità (patrimonio e simbolo), da parte di nuovi partiti istituiti ad hoc, ma tra i quali sorsero molte controversie, finite in tribunale, e tutte concluse solo nel 2009 con una sentenza della Corte di Appello di Roma, approvata dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2010.    Secondo la Corte di Appello, confermata dalla Cassazione, non è mai esistito un problema di successione alla DC, perché lo "scioglimento" fu disposto da un organo che non avevo il potere di legge per farlo e dunque, giuridicamente, la Democrazia Cristiana esiste tuttora.   Sulla base della Sentenza della Cassazione, nel 2012 fu attivato un procedimento di auto convocazione (da parte di alcuni associati) del Consiglio nazionale, e poi fu convocato il XIX congresso per la nomina degli organi (perchè erano tutti decaduti). Il congresso del 2012 fu concluso con la nomina del nuovo Consiglio Nazionale e del Segretario Nazionale nella persona di Gianni Fontana.    Ma successivamente il Tribunale di Roma annullò sia il Consiglio nazionale sia il Congresso, perchè convocati in modo illegittimo.

2) Adesso l'Assemblea. In questi giorni, lo stesso Tribunale Civile di Roma (anzi lo stesso giudice che annullò il Consiglio nazionale) ha convocato l' Assemblea dei soci della Democrazia Cristiana, con piena garanzia della osservanza delle norme di legge.   Non va confusa l'Assemblea dei soci con il Congresso dei delegati. L'una è una assemblea di primo grado (vale dire è sovrana); invece il Congresso è una assemblea di terzo grado, ossia di eletti dalle sezioni locali, poi dai congressi provinciali, poi dai congressi regionali, oggi non più fattibili perchè le sezioni locali non esistono più.

3) Per un Convegno su un codice etico e  un discorso ai giovani sulla storia della DC.

    E' importante una prima discussione tra i soci su un codice etico del cristiano impegnato in politico, così come un discorso al Paese per rivendicare il ruolo storico della DC, soprattutto nella prima fase (1948-1970);
  E' anche importante (si direbbe fondamentale) non far finta di niente, di fronte al Paese, su quanto accaduto nella seconda fase (1970-1994) con il "compromesso storico" con il PCI e con il processo di Milano (di "mani pulite").
  Un aspetto dirimente è il giudizio sul cosiddetto "compromesso storico" tra la DC e il PCI, in pratica un accordo di potere che salvaguardava la DC nel governo nazionale, e inseriva il PCI nelle Regioni, per i problemi di interesse regionale e in più dava , alle Regioni,la delega dello Stato di gestione del Servizio Sanitario Nazionale.   Quel compromesso fu "vera gloria" della DC ?   O, invece, sarebbe stato più corretto (per rispetto alla democrazia) una alternanza con il PCI, nel governo nazionale, se questa era la scelta degli elettori ?   Quel compromesso fu motivato con la tesi che il PCI era un pericolo per la democrazia.   I fatti successivi hanno dimostrato che era solo una calunnia, e infatti il PCI fu importante per la salvezza della democrazia in Italia.  (Ma questo non significa che io avrei votato PCI).

4) Risposta di un "ridicolo" a Castagnetti.
Sul TEMPO di Roma (16 dic.) ha dichiarato: "Sono ridicoli, capitolo chiuso", quelli della nuova DC. Mi pare un giudizio affrettato, troppo sbrigativo.   Penso che una cosa sia una DC della casta partitica (propria del suo cognome) come la DC degli anni suoi (1970-94); una cosa sia una DC del popolo come quella del 1948-70.   Credo che Castagnetti dovrebbe invece apprezzare questo tentativo di far valere le idee buone dei cattolici attraverso l'unione, a parte che le idee buone non sono un monopolio dei cattolici.

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In preparazione della Assemblea dei soci del partito della DC storica il 25/26 feb 2017, a Roma

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INCONTRO DI BOLOGNA, 21 GENNAIO 2017
Via D'Azeglio 45, Collegio S. Luigi

RESOCONTO:
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INTRODUZIONE DEL PROF. NINO LUCIANI

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                                 In margine al Decreto del Tribunale di Roma sul ritorno della DC

LUCIANI: "UN PARTITO DI SOLI CATTOLICI  ?"
Ma il Papa non vuole un partito "SOLO" di cattolici
Clicca su:
http://www.universitas.bo.it/FORUM5.htm#PARTITO

        Sotto, si trova l'elenco dei contribuenti per il finanziamento della Assemblea dei soci
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 LINEE PER LA DC

1.- Un partito di soli cattolici ? NO – Il papa ha detto no.
Sì, invece, ad un partito laico che unisca il più possibile i cattolici nello scenario politico italiano, e anche di non cattolici con gli stessi valori e programmi, e garanti della laicità del partito.
Un partito liberale ? No.
Un partito socialista ? NO.
L’art. 1 dell’Atto costitutivo della DC (1945, tuttora vigente) dice: "DC, un partito con un programma di libertà e di giustizia sociale, ispirato ai principi cristiani".

Direi, con linguaggio più pragmatico: DC, un partito interclassista e di mediazione sociale, ispirato alla dottrina sociale della chiesa, ma non di soli cattolici, anzi benvenuti come garanti della laicità.

2. - Per la dottrina sociale della chiesa, nel campo temporale la posizione del cristiano impegnato in politica, nei confronti della gerarchia, non è diversa da quella del non cristiano nei confronti della gerarchia. C’è invece il diritto-dovere della gerarchia nel dare l’ispirazione cristiana, al cristiano. Vedi Diez Alegria, Università. Gregoriana. Clicca su: Diez

3.- Quale elettorato naturale per un partito di cattolici (sia pur non di soli cattolici) ?
Penso che debba essere un elettorato qualificato, da cercare in quella direzione.
Dovremmo cercare un rapporto ufficiale con la gerarchia cattolica ?
Direi proprio di no, perché la Chiesa ragiona rivolta al mondo ultraterreno, e dunque su valori trascendenti. Gesù aveva detto che chi è primo in questo mondo potrebbe risultare ultimo nel suo regno (regno di Dio).Dunque la Chiesa non è interlocutrice di un partito (sia esso di cattolici e non cattolici).
Lo storico Giorgio Galli (Storia della DC, 1943-93, ed. Kaos, Milano 2007, p. 32) racconta che:" fino a quando la Chiesa e le organizzazioni cattoliche (parrocchie…, NdR) non scelgono la DC (si era vicino al 1948, NdR), il partito non appare affatto radicato nella società, e la sua azione si limita a contatti vertice…" . ..Successivamente, con la partecipazione del mondo della cultura e della formazione … la DC diverrà anche "interclassista, capace di rivolgersi in modo credibile tanto alle masse, quanto alle élites culturali e al mondo imprenditoriale " (ib. p. 28).
A questo riguardo si deve considerare che la distinzione tra valori temporali e valori spirituali non è netta, ma v’è tutto un campo misto. Basti pensare al soccorso alle povertà, alla presenza delle istituzioni cattoliche nel sociale (scuole, sanità, varie forme di volontariato ) e più in generale al fatto che, nella tradizione italiana, le nostre parrocchie hanno sempre svolto anche compiti civili.
Dunque la riscoperta del dialogo con le parrocchie, oggi molto dimenticate, è la strada giusta per un partito di cattolici e di non cattolici. Anche perchè nel mondo dei non cattolici ci sono strutture che fanno le stesse cose che fanno le parrocchie.
Con le parrocchie ci sono le associazioni e movimenti che le collaborano.

4.- In questo scenario il codice etico, ispirato alla dottrina sociale della chiesa cattolica, diviene il linguaggio che permette al partito di cattolici di parlare con le istituzioni civili cattoliche.
E’ un linguaggio che parla di comportamenti morali e di etica. Questo passaggio ci porta a considerare che il cristiano impegnato in politica deve orientarsi al bene comune, sia pur in modo generico.
Questo non vuole dire che si propone d demolire lo Stato sociale ( la scuola pubblica, la sanità pubblica e quant’altro), ma il riconoscimento al volontariato sociale di una posizione costituzionale paritaria. Questo ... anche per motivi pratici. Infatti, la burocrazia pubblica è lo strumento fondamentale dello Stato, di norma, altamente benemerito, ma anche catastrofica in dati casi (causa lentezza) , di cui vediamo i limiti ogni giorno.

5.- Sulle motivazioni individuali dei politici. I politici tutti (cattolici e non cattolici) non cercano spesso, come istinto naturale, il bene comune, ma quello personale. Non è un fatto solo italiano, ma universale verificato dalla Scuola di public choice, fondata da un premio Nobel (James Buchanan) e oggi accettata nel mondo.
Seconda questa Scuola, circa le motivazioni individuali, non v’è differenza tra "economia privata di mercato" ed "economia pubblica", nel senso che: un privato fa produzione per il mercato, ma allo scopo di fare un profitto.
E, identicamente, un politico fa produzione di beni pubblici, ma allo scopo di fare un interesse personale. Questo "interesse" non è necessariamente illecito. Può essere una remunerazione, il piacere di servire il bene comune, il piacere dell’ambizione ( e questo c’è anche nel privato).
Rinvio al mio libro: Economia delle Scelte Pubbliche. Clicca su: http://amsacta.unibo.it/3417/1/scritti_scelti_luciani.pdf , pag. 346 e ss.
Per riportare le cose sulla retta via, che mette d’accordo il bene privato e il bene pubblico, servono dei meccanismi bilancianti:
- nel mercato il principale meccanismo è la concorrenza, altro è la regolamentazione dei monopoli…;
- nel campo pubblico il principale meccanismo è quello dell’alternanza tra i grandi partiti al governo, aspetto trattato nell’Appendice al codice etico (a cui rinvio), e del quale gli Stati Uniti d’America sono un esempio sotto gli occhi di tutti, sia pur con i suoi difetti.

6.- Bene Comune. Cosa sia il cosiddetto bene comune, esso non consiste "nel fare bene a tutti" e questo parrebbe contraddittorio.
Nel campo pubblico ogni intervento, per sua natura, fa il bene di qualcuno, e il danno di un altro.
Si pensi ad un autobus a servizio di un quartiere. Se esso passa per la strada più vicina a te, probabilmente quella strada è la più lontana ad altri di un'altra strada. La soluzione meno peggio è che l’autobus passi per la via in mezzo alle due.
Si pensi al finanziamento di una scuola. Ognuno paga in modo progressivo, rispetto al reddito. Probabilmente i ricchi (che pagano di più), mandano i figli in una scuola privata, mentre i poveri mandano i figli alla scuola pubblica, pagando meno del costo.
Alla fine si trova che il bene comune è realizzato se, nel complesso della società civile, i vantaggi superano i danni.
La valutazione la fa il governo. Ma se il governo pensa a prolungare la propria sopravvivenza (ossia ai propri vantaggi), e alla fine si trova che egli potrebbe privilegiare i propri elettori.
Questo è davvero il bene comune ? Per una soluzione, rinvio ad un mio studio:" E.d'Albergo, la Sienza delle Finanze e il problema di una regola di sicura decisione collettiva, a supporto del secondo teorema del benessere". Clicca su: http://amsacta.unibo.it/3417/1/scritti_scelti_luciani.pdf , pag.668 e ss.

7.- Torniamo al codice etico. Questa conclusione ci riporta a considerare l’importanza dei meccanismi bilancianti anche nel campo pubblico, vale dire alla alternanza tra i grandi partiti al governo e soprattutto alla educazione individuale.
Questa ci riporta al discorso iniziale, proprio della dottrina della chiesa cattolica: dunque al codice etico, che parla alla persona.

 

FINANZIAMENTO DELLE RACCOMANDATE E DELLA GAZZETTA UFFICIALE
per la organizzazione della Assemblea dei soci il 25/26 feb 3017

 
 

SPESA NECESSARIA: €  7.991,13

 
 

  TOTALE CONTRIBUTI : €  4.940,00

 

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EDIZIONI PRECEDENTI

In preparazione della Assemblea dei soci del partito della DC storica

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VERSO INCONTRO A BOLOGNA IL 21 GENNAIO 2017
Via D'Azeglio 45, Collegio S. Luigi

1) Presentazione del codice etico del cristiano
     impegnato in politica
2) Apertura delle candidature alla Presidenza della
     associazionne del partito della DC storica

PER TROVARE  IL CODICE, CLICCA SU: Co1 ; Co2

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INCONTRO PRIVATO
il 21 gen, 2017 ore 10,00-16,00, a Bologna, in via d'Azeglio 45,
presso Collegio S. Luigi (parcheggio automobile nel retro: via della Liberta')

La Assemblea de soci, a febbraio, si può fare solo se i soci la vogliono, versando il contributo libero per le raccomandate, per totali € 7500. Clicca su: IBAN .

 INVITATI:
- I Soci DC iscritti nell'ultimo elenco disponibile, approvato dal Tribunale a Roma il 25/26 feb 2016, per assemblea ex-art. 20 c.c.;
- Altri invitati, che hanno comunicato di avere interesse ad essere informati sulla evoluzione del procedimento organizzativo della DC

Oggetto n. 1 - INCONTRO PRIVATO a Bologna il 21 gen, 2017 ore 10,00-16,00, a Bologna, in via d'Azeglio 45, presso Collegio S. Luigi (parcheggio automobile nel retro: via della Liberta') in preparazione della Assemblea dei soci, il 25/26 feb. 2017.

Oggetto n. 2. Invio raccomandate di convocazione assemblea 25/26 feb. 2017.
  Per l’invio (possibilmente entro il giorno 20 gennaio, tramite Ufficio Postale), serve il via libera di voi tutti, vale dire il versamento del contributo individuale libero, sul bonifico bancario intestato a:
LUCIANI NINO, presso banca Carisbo (Gruppo INTESA SAN PAOLO):
- IBAN IT 10B0638567684510301829810 ;
- CAUSALE: contributo spese convocazione assemblea partito DEMOCRAZIA CRISTIANA storica.
TUTTO DEV'ESSERE ASSOLUTAMENTE TRASPARENTE: il 21 gen. sara' mostrato e letto l'estratto conto bancario, compresi i nomi dei contribuenti.
Per quanto riguarda la sala all'Ergife, il Direttore mi ha comunicato essere stata pagata per intero (c'era un contratto di Alessi).

 BREVE INTRODUZIONE AI DUE ARGOMENTI

 1.- Per quanto riguarda il punto 1, sara’ presentato il codice di Guido Gonella del 1982, aggiornato da un gruppo di studio di Bologna nel 2015. La motivazione della presentazione e' :
- preparare l' assemblea dei soci della DC del 25/26 feb. 2017 attraverso una riflessione di carattere etico, per il bene comune;
- dare un segnale di buon inizio, alla Chiesa Cattolica, sia pure in modo unilaterale.
Per trovare il codice, clicca su: Codice etico ; e su: APPENDICE .

 2.- Per quanto riguarda il punto 2, segnalo che:
a) esso sostituisce lo "APPELLO DI BONABERTI alla coesione" in quanto Egli, nell’incontro organizzato a Roma il 12 gen. da A. Alessi, lo ha gia’ esaurito (per sua dichiarazione). Esso e' consistito nell’invito a tutti di votare unitariamente, a Presidente della Associazione dei soci della DC, "Gargani, elevata personalita' ", (candidatura, notoriamente di Paolo Cirino Pomicino. In alternativa: votare Gianni Fontana).
b) Ricordo che questa carica sara' operativa una sola volta, vale dire solo fino alla seconda Assemblea, per approvare il nuovo Statuto, che e' lo strumento per garantire a tutti la uguale dignita' e la pari opportunita', compreso che tutte le Regioni siano rappresentate in Consiglio Nazionale in proporzione alla popolazione, e comunque con un minimo di uno.
  b) Penso, in netta opposizione a Bonalberti e Company, che la nomina del Presidente dell'Associazione sia una prerogativa dell'Assemblea dei soci, il 25/26 feb; e che tutti abbiano pari diritto alla candidatura.
  Questo giustifica il punto 2 all'o.d.g. per il 21 gen., per non trovarci di fronte al fatto compiuto, a cui (prima) io non avevo pensato (ma non Bonalberti) .
  Faccio, dunque, appello a chiunque disponibile, di venire a Bologna a dare la propria candidatura o a proporre candidature, e anche un programma (avanti i giovani, ma senza rottamare nessuno).

3.- Torno al valore della "coesione". Questo valore e’ stata calpestato nel Congresso del 2012 (vedi: Manuale Cencelli, ecc.). Un comune amico, nel lasciare il congresso aveva detto: "Abbiamo ritrovato la vecchia DC, nel bene e nel male, tale e quale come era prima ".
Quale contributo alla memoria storica ("Historia est magistra vitae), rinvio al servizio sul XIX congresso (bello, ma ingannevole: basti pensare ai vari ricorsi ai giudici), che avevo fatto nel dic. 2012. Clicca su :
XIX congresso DC 2012

4.- Da ultimo: la spesa pranzo e' di € 20,00.
Attendo la conferma dei ritardatari, circa la presenza al ristorante.

Per ulteriori approfondimenti, si vegga:

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 ****

PER LA MEMORIA STORICA

Resoconto sul XIX Congresso Nazionale, Roma, 10-11 nov.  2012

 

ELETTO UN NUOVO SEGRETARIO NAZIONALE
On. le Avv. Giovanni Fontana

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SOTTO: LA RELAZIONE DI FONTANA 

  ANCHE ELETTO IL CONSIGLIO NAZIONALE
   Presidente: On.le prof.ssa Ombretta Fumagalli
   ( eletta con 49 voti su 80 del CN )

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Ombretta Fumagalli

    NOTA DI SINTESI. Al momento, la DC è ricomparsa "giuridicamente".  A riguardo degli uomini, essa e' quella del 1992, tale e quale in ogni senso (salvo pochi), ma con l'obiettivo dichiarato di far subentrare presto  le nuove generazioni.
    E' anche emerso necessario fondare la rappresentanza popolare non più sulle tessere, ma su indicatori oggettivi di impegno e di merito.
    Nel Congresso è prevalso il "partito delle tessere", secondo il Manuale Cencelli, imposto da alcuni "notabili", per la composizione del Con- siglio Nazionale, così da determinarne un impianto zoppo. Infatti, sono risultate rappresentate solo 12 Regioni, su 20 in Italia. In particolare, poi, tra le 12, a Marche ed Emilia Romagna è stato dato 1 rappresentante rispettivo, pur se a Campania 20, a Calabria 11, a Sicilia 9. 
 
Sui motivi di tanto "rigore" dei detti notabili, è ipotizzabile la preoccupazione di controllare future mosse per la ricerca del Tesoro della DC, scomparso, e di cui qualche "pierino" ha detto ... dal podio, ma ignorato dal tesoriere ( pur ricomparso dal podio degli intervenuti), successore diretto di Chitarristi, a suo tempo.

FONTANA : "Speranza per l'Italia e Volontà di ritrovare il cammino dei Padri, che ci hanno guidato per quasi 50 anni
senza  inganno, prima di cedere ad un declino che nessuno di noi immaginava, ma che è avvenuto per i nostri errori,
per i quali io qui, a nome di tutto questo  partito,  di tutti voi, chiedo umilmente e solennemente scusa a tutti gli Italiani".

.

Dal XIX Congresso della Democrazia Cristiana

Relazione del Segretario Politico On.le Avv.
Giovanni Fontana, Roma 11-12 novembre 2012

INSIEME ABBIAMO RICOSTRUITO L’ITALIA.
. INSIEME RIPRENDIAMO IL CAMMINO.

                            Gentili amiche e cari amici,
siamo qui, con umiltà ma anche con convinzione, per destinare qualche soldo di cultura, molta passione e tutto il piccolo o grande patrimonio della nostra non più verde età, a quanti vorranno vivere insieme con noi questa "impresa possibile": tornare ad attivare, nel cuore della società italiana, valori di tempi lontani ma non transeunti, e a testimoniare una più responsabile e lungimirante azione politica per il Paese.

I – IL TEMPO CHE VIVIAMO: DALLA CRISI ALLA RIPRESA
La crisi che, ormai da oltre quattro anni imperversa con i suoi tremendi effettifinanziari, economici, sociali, morali ma che già covava da molto tempo, ha spazzato via, ideologie, valori, tradizioni e culture; compresa quella componente storica di liberalismo illuminato che, attualizzata con saggezza, avrebbe potuto costituire la rivincita sulle ideologie che hanno bollato il ‘900 come un secolo anti-umano. Oggi, anche in casa nostra, domina invece, un liberalismo molto diverso: è un liberalismo cieco, un semplice "liberismo" economicistico distorsivo di ogni civile aspirazione a giustizia e solidarietà.
  Penso in concreto all’avidità di quel liberismo finanziario deragliato nell’avidità delle banche americane, trasmessasi poi come un contagio a livello planetario, compreso il nostro Paese. Oggi, negli Usa, esso è rintracciabile bene in posizioni come quella espressa da Mitt Romney, il quale, nel corso della campagna elettorale, aveva definito il 47% degli elettori di Obama fatto di parassiti che pretendono lavoro, casa e sanità.
Per un partito di ispirazione cristiana e di radici popolari, come è la Democrazia Cristiana, questo parlare dei poveri e dei deboli come parassiti è penoso. In Italia questi "parassiti", cioè i poveri delle vecchie e nuove povertà, ingrossano le loro file inglobandovi anche persone dei ceti borghesi che frequentano le mense della Caritas e condividono con i barboni un dramma che non trova la solidarietà cui avrebbe diritto anche da parte dello Stato che tale "liberismo" ha ritenuto di sposare.
Questi poveri, in genere, non frequentano gli indignados ma, a noi che li vediamo con i nostri occhi, imprimono aghi profondi nella coscienza: interpellano il nostro aver tradito, talvolta, in passato, il popolarismo cristiano e l’idea democratico-cristiana. Ma, soprattutto, ci sollecitano, essi poveri, a non restare più oltre incerti nel riprendere una iniziativa di forte solidarietà e giustizia, anche in politica.
Il fatto è che mentre l’orizzonte delle possibilità umane si è venuto immensamente allargando, in questi venti di assenza della Democrazia Cristiana dallo scenario politico, il pensiero, la cultura, la tradizione, si sono invece venuti ritraendo: uno spazio di grigiore è oggi sopra di noi, davanti a noi e in mezzo a noi. E noi sembriamo quasi costretti a rifugiarci nella memoria delle cose positive e dei maestri che abbiamo conosciuto e frequentato in passato, come a cercare qualcosa e qualcuno, che ci aliti una rinnovata speranza e ci suggerisca un itinerario su cui riprendere a camminare con lena. Su questo oggi siamo chiamati a riflettere e a decidere.
Sappiamo che la società ci guarda, mentre riprendiamo nelle mani questo barlume di speranza e scrutiamo dentro di noi il cosa possiamo fare, il come operare di nuovo con specificità, competenza, visibile affidabilità.

Silvio Lega:
"No a una
DC, partito".
.
"Sì a  DC,
movimento"

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Silvio Lega


Membri


del Consiglio Nazionale

Calabria Barbuto Nicola
Calabria Colavolpe Salvatore
Calabria Cupi Vincenzo
Calabria Donato Angelo
Calabria Nisticò Giuseppe
Calabria Oliverio Caterina
Calabria Ripepi Massimo
Calabria Squillace Francesco
Calabria Straface Antonio
Calabria Vazzana Carmelo
Calabria Deseptis Fiorella
Campania Boffa Aldo
Campania Brancaccio Valeria
Campania Cirino Pomicino P.
Campania Cuofano Pasquale
Campania Della Corte Giovanni
Campania Ferraiuolo Luigi
Campania Ferraro Roberto
Campania Fiorenza Nazzareno
Campania Grippo Ugo
Campania Nunziante Maurizio
Campania Pelosi Daniele
Campania Picano Angelo
Campania Polizio Stanislao
Campania Ravaglioli Marco
Campania Rodondini Vincenzo
Campania Scala Raffaele
Campania Troisi Nicola
Campania Bocchio Isabella
Campania Lombardo Maria R.
Campania Mazzitelli Giovanni
Emilia Duce Alessandro
Lazio Alfano Giulio
Lazio Darida Clelio
Lazio Di Sangiuliano Giuseppe
Lazio Marinangeli Alessandro
Liguria Adolfo Vittorio
Liguria Faraguti Luciano
Liguria Gaggero Gergio
Liguria Tanzi Carla
Liguria Gallina Gabriella
Ligurìa De Gaetani Gian Renato
Lombardia Abbiati Achille
Lombardia Baruffi Luigi
Lombardia Cazzaniga Sergio
Lombardia Cugliari Emilio
Lombardia Donato Salvatore
Lombardia Fumagalli Ombretta
Lombardia Generoso Serafino
Lombardia Ravelli Roberto
Lombardia Galli Anna Maria
Lombardia Soncina Greta
Marche Morgoni Vinicio
Piemonte Aceto Piero
Piemonte Brustia Adelmo
Piemonte Deorsola Sergio
Piemonte Lega Silvio
Piemonte Mazzucco Francesco
Piemonte Mussa Fabrizio
Piemonte Sartoris Riccardo
Piemonte Pavesi Negri Gabriella
Puglia Cattolico Antonio
Puglia De Leonardis Giovanni
Puglia Di Giuseppe Cosimo
Puglia Donatelli Francesco
Puglia Fago Antonio
Puglia Lisi Raffaele
Puglia Palermo Francesco
Puglia Roberto Erminia
Sicilia Alessi Alberto
Sicilia Brancato Antonino
Sicilia Caponetto Francesco
Sicilia Cappadonna Michele
Sicilia De Vito Bruno
Sicilia Grassi Renato
Sicilia Pulvirenti Antonio
Sicilia Torre Carmelo
Sicilia Di Quattro Maria G.
Toscana Bindi Marco
Toscana Camaiti Maria Pia
Toscana Pizzi Piero
Toscana Puja Carmelo
Veneto Bonalberti Ettore
Veneto Bontorin Fulgenzio
Veneto Bottin Aldo
Veneto D'Agrò Luigi
Veneto Fregonese Silvio
Veneto Malvestio Pier Giovanni
Veneto Milani Luciano
Veneto Zanforlin Antonio
Veneto Panin Maria Grazia
Veneto Zanferrari Gabriella
Cons.Reg. Nucera Giovanni
Deputato Gargani Giuseppe

_________
TOTALE

______________________
                  94

NINO LUCIANI, Il Commento.

1.- Premessa. Il XIX Congresso della DC (il XVIII fu il 17 febbraio 1989), celebrato a Roma il 11-12 novembre 2012, ha mostrato due facce:

a) un Congresso ufficiale, in cui vedevi:
  - un Segretario Nazionale (On.le Avv. Giovanni Fontana), 68 anni, uomo buono, colto, di grande sensibilità, largo di vedute, acuto nel vedere il granello "significativo", un discorso durato due ore. Mi sono ricordato il livello e gli svolazzi di Aldo Moro;
  - una sala stracolma ( la sala della Confindustria, a Roma, non meno di 1000 persone, inclusi gli invitati), gente semplice carica di valori, che ha seguito attentamente il Segretario, lo ha applaudirlo ripetutamente a scena aperta, e anche interrotto con "parole" di enfatizzazione di singoli concetti.

b) un congresso nelle segrete stanze, dove veniva contrattata e redatta la lista dei candidati (80) al Consiglio Nazionale. Qui vedevi un andirivieni continuo di notabili e di chiamati e mettere la firma di accettazione della candidatura.
  Chi erano questi "notabili" ? Erano i notabili dell'ancien règime, quelli del partito delle tessere. Non ho motivo di togliere un solo capello di stima alle singole persone elette. Ma avendo, alcuni "notabili", imposto il Manuale Cencelli per le candidature regionali, ne è uscito un impianto complessivo di Consiglio Nazionale zoppo, per la DC. Su 20 Regioni, solo 12 hanno ottenuto la rappresentanza. E delle 12, Marche e Emilia Romagna è stato dato 1 solo rappresentante, rispettivo (anzi quello dell'Emilia non è stato indicato dal gruppo della E.R., ma dai "notabili").
 
   E' offensivo definire i "notabili" come "partito delle tessere" ? L'On. Paolo Cirino Pomicino, che ha fortemente condizionato il Congresso, mi ha chiarito che, pur con qualche ombra, il fondare (sulle tessere) la rappresentanza del popolo democristiano è il modo più democratico.
   Ma chiunque io incontrassi per strada (fuori dal Congresso, e dappertutto in Italia), e gli raccontavo che è stato applicato il Manuale Cencelli, lo vedevo andare in escandescenze. Tutti hanno, infatti, ben presenti i fatti che originarono un "declino inimmaginabile della DC" (parole della Relazione del Segretario), e che si impose perchè la DC  non trovo' la forza di auto-pulirsi.
   Al contrario, in Germania, vicende simili (a carico del Cancelliere Helmut KOHL) furono risolte velocemente: mandato a casa senza complimenti, pur avendo grandi meriti politici verso la Germania (unificazione) e verso la Unione Europea (Euro). E infatti la DC tedesca è ancora in parlamento, e oggi al Governo.
   Credo che, per l'Italia, l'esempio tedesco vada applicato rapidamente, senza scusanti.
  Approfondiamo questa ricomparsa dei "notabili", dacchè la allora umiliazione della DC (a prescindere che si tratti di un partito o di altro partito) pare, ancora nel 2012, uno scotto insufficiente.
   Ma, da altra parte, mi è sembrato molto potente e condiviso dal popolo dei congressisti il comune sentire dei valori, e l'entusiasmo, intorno al Segretario Fontana.
   Questo è un buon viatico per l'ottimismo nel futuro. Il mezzo, per essere vincente, potrebbe essere di fondare la rappresentanza su cosa diversa dalla "tessera": su questo torno più avanti.

2.- Distinzione tra una DC di interessi legati al potere politico e una DC di valori cristiani e laici liberali.
 
a) Premessa. Il fatto che la DC, come un qualsiasi partito si possa proporre nel 2012, è fuori discussione, come diritto costituzionalmente garantito a chiunque.
   Ma il punto da affrontare in premessa è altro: chiarire se, mancando nel parlamento italiano (ed europeo), un partito dei cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti, giudei) e dei laici liberali (cosa diversa da un partito cattolico, subalterno alla Chiesa Cattolica), venga a mancare in Italia un pezzo di storia, una pietra miliare.
   La stessa domanda mi sono fatto per il PCI (diciamo per i due grandi partiti del Socialismo italiano), scomparsi nel 1992.
   Non ho risposte certe. Ritengo, però, che, dopo il venire meno della DC e del PCI (e del PSI) nel 1992, in Italia è venuto meno lo Stato, e ci siamo trovati nelle mani di partiti senza il senso dello Stato, con grave danno per la coesione sociale intorno alle grandi idee alternative, su cui fondare il governo del Paese.
   La via verso l'alternativa tra due grandi partiti nazionali è un percorso che non inizia da zero e lo vediamo nel fatto che il PD si pone alternativo al PDL (a parte se l'inserimento dei nostri giovani nella dialettica politica varra'   a riabilitarli o a disintegrarli, rispettivamente. Mi riferisco  a Beppe Grillo, a Matteo Renzi e a tanti altri giovani comparsi di recente sui mass media.

 
b - No a una DC, che produce germi corruttivi, tipici delle dittature. In generale parlando, una dittatura non è forte primariamente per il potere di polizia o dell'esercito. Ne sappiamo qualcosa, in Italia, senza bisogno di guardare alla Tunisia, alla Libia, alla Siria. Il potere dittatoriale, dopo il primo colpo di mano (magari militare), cerca di catturare il consenso sociale con vari privilegi a "parte della popolazione".
   Poi, quando nel seguito, la dittatura fosse contestata, saranno costoro a sostenerla, per non perdere privilegi. (Continua )

Per noi, questo rinascere, questo, quasi, re-indossare i pantaloni corti in età non più giovane, è come un secondo battesimo al quale volontariamente e umilmente ci accostiamo per non essere ulteriormente in balia della rassegnazione e della disillusione, per non smarrire il filo di un vecchio cammino che abbiamo già percorso e che ebbe risultati anche grandi per il nostro Paese: fin dal dramma della guerra e dal regime rovinoso che l’ha preceduta, le cui macerie di distruzione e di morte hanno permesso il generarsi del risorgimento dei nostri Costituenti.
Un risorgimento costruito insieme al popolo, per un credito di libertà e di giustizia nella democrazia e nella solidarietà sociale, cui abbiamo saputo consegnare conquiste che avrebbero meritato una più duratura e fertile vita.
Ma, oggi, non vogliamo celebrare gli eroi morti né le conquiste finite: agli eroi che ci sono stati padri siamo debitori di quanto abbiamo imparato, e l’onesto debitore paga continuando i loro atti testimoniali. Così è stato fatto, sostanzialmente, da De Gasperi Moro: ci accorti, tuttavia, a questo punto della nostra storia, di quanto fosse impegnativa quella eredità, e difficile da gestire. Oggi ci sentiamo ancora fragili nel riprendere in mano tale patrimonio che, in una parola, è il talento di governare fondata su radici di forte penetrazione popolare, sociale, cristiana, non solo difficili da estirpare ma anche molto esigenti in termini di coerenza personale: insomma una della politica aderente alla vita e non della vita aderente alla politica.
Ci sentiamo, nello stesso tempo, decisi. Il concetto di inserire le classi popolari nello Stato, la moralità dei comportamenti di gestione della cosa pubblica, la fermezza di una laicità che per noi non significa confusione, né separazione, né equilibrismo, ma cosciente responsabilità dentro la città dell’uomo, sono valori che desideriamo nuovamente testimoniare con forza. Sapendo bene, come sapevano i padri, che la politica è servizio che usa con competenza il potere per conto di chi ci ha delegato al potere e della comunità cui il potere appartiene.
(continua qui sotto).
 (Luciani)
In questo senso la tessera, legata ai poteri, è il germe corruttivo della dittatura dentro la società civile.
  
3.- Una ipotesi che può spiegare il ritorno del partito delle tessere. La DC non è oggi un partito di potere, per cui è difficile spiegare questo ritorno del partito delle tessere, dentro il Congresso.
   Nelle nuove condizioni, la via, più naturale per creare la nuova rappresentanza, pur se collegata giuridicamente agli iscritti del 1992, doveva essere di ripartire la rappresentanza proporzionalmente al lavoro da fare nelle Regioni: ad es., in proporzione alla popolazione regionale.
  Poi, dopo le prime elezioni (con scudo crociato), si potrà anche premiare il merito dei dirigenti locali, ad es. ripartendo, in parte, i posti sulla base dei voti riportati nei Consigli Comunali della Regione.
  
Ma non è andata così. E allora perchè tanta "diligenza" di "alcuni" notabili nella ricerca di "tessere del 1992" ?
  Una ipotesi plausibile è collegarla ad una "ombra" vagante nella sala del Congresso, quasi la "ombra" un morto (ma che "morto" non era, aveva detto la Cassazione).
  L'ombra era un pensiero fisso al "Tesoro della DC", scomparso a suo tempo, su cui qualche "pierino" ha anche fatto domande dal podio.
  Forse qualcuno ha la mappa del luogo del tesoro, come i briganti della "Isola del Tesoro" , il romanzo di R. L. Stevenson.
   Ipoteticamente, potrebbe trattarsi di qualcuno che vuole rintracciare il Tesoro per mettervi le mani sopra, o di qualcuno (cosa più probabile) che punta a sciogliere il partito della DC, e crearvi un successore , come si fa per le moderne società di capitali (far sparire i debiti, e ricominciare da capo).
  
Perchè il Tesoriere, che è successore diretto di Chitarristi, non ha fatto chiarezza su questo "Tesoro" ?  La domanda è ineludibile, prima o poi.
FINE

Sia ben chiaro, a noi e ai giovani cui parliamo, che non si può essere posseduti dal potere: niente di umano può possedere l’uomo, né potere, né denaro, né cultura, senza che sia rovinoso. L’uomo è per l’altro uomo, perché chi possiede la nostra vita è soltanto Dio. Anche il politico deve ricordarlo ogni giorno.
In questa concezione della politica, la mediazione degasperiana e anche quella morotea, è sempre stata all’insegna di cercare punti di contatto con chi camminava su strade diverse. E oggi il dialogo, la ricerca di accostarsi all’altro in nome di una sempre rinnovabile unità costruttiva del Paese, è ancora indispensabile non solo per evitare guerre ideologiche tra le parti, l’ostinata condanna dell’altro, ma anche per affermare un dialogo che non sia galateo di comportamento bensì rispetto profondo della persona umana che occupa il suo posto nella società.
Bisogna liberarci dalla distruttiva posizione espressa dall’aforisma di Sartre "l’inferno sono gli altri". Per noi gli altri sono la nostra famiglia e la nostra comunità solidale, anche quando ne percepiamo limiti ed errori, dai quali del resto neanche noi siamo immuni. Per noi conta avere davvero nell’anima il bene comune.
Spesso ci si libera dalla propria difficoltà accusando l’altro: siamo tutti innocenti e l’altro è il corrotto; non risolviamo i problemi: la colpa è dell’eredità lasciataci da chi c’era prima di noi. Senonché la dialettica politica che dà frutti positivi è fatta di dialogo ininterrotto la cui esemplarità non poggia su un "io" prepotente e sicuro, privo di prossimità con l’altro.
In maniera forse un po’ ingenerosa, e me ne scuso, provo l’impressione che questa situazione di debolezza-incapacità suggerisca, nella situazione politica italiana, i nomi rappresentativi di Alfano, Bersani e Casini, i quali non trovano la via d’uscita per concordare una buona legge elettorale. L’ABC citato dovrebbe invece suggerirci un alfabeto della democrazia del dialogo permanente; un dialogo formale e informale, capace di valorizzare ogni spunto positivo da chiunque dei tre venga proposto, anzi semplicemente da chiunque venga proposto.
Noi dobbiamo avere soprattutto la prossimità con chi non ha tutori ed è alla periferia della rappresentanza politica e sociale, come chi abbandonato dalle istituzioni è soccorso dalla carità ma aspetta di essere soccorso per atto di giustizia creduta e praticata. La giustizia infatti è un concetto anche pre-cristiano; fu già celebrata nell’antica Grecia e poi esaltata fino all’utopia marxista, oltre che espressa e documentabile nella impostazione sociale della fede cristiana. Per questo noi, critici verso la teologia della liberazione per i suoi eccessi privi di utilità, siamo sinceramente impegnati in una autentica politica della liberazione, che può trovare energie concordanti in mondi di buona volontà che vanno anche oltre l’universo dei credenti. Una politica della liberazione, soprattutto, nei confronti dei gruppi sociali meno abbienti e in varia misura emarginati.
In Italia, dopo la cosiddetta "prima repubblica", c’è stata una enfatizzazione di entusiasmo per il sorgere di una "nuova politica" annunciata come liquidazione del passato e progettazione di un nuovo modello. Un nuovo modello capace, si diceva appunto, di "liberarci" da pesantezze e inadeguatezze del passato. In questo tentativo furono coinvolte anche personalità di buona cultura e di buoni intendimenti – penso ad esempio a Melograni, Urbani, e molti altri – che concepirono un cammino di lineare onestà in ottica di rivoluzione liberale, cioè di liberazione: lo Stato di diritto e lo Stato dei diritti, la legalità, le scelte selezionate dei candidati alla guida del Paese.
Ma a lungo andare - non molto lungo, a dire il vero – il progetto manifestò qualche prima crepa e poi, con frequenza crescente, crepe e crepacci fino ala caduta dell’edificio. Il fenomeno Berlusconi non poteva resistere al peccato di origine del suo populismo: in realtà una deviazione del concetto di popolo sovrano e partecipante.
E’ stato un populismo bisognoso di carisma da ubbidire più che da condividere, di fedeltà di militanti più che di lealtà di compartecipi, di una capacità di comunicazione politica che accetta di recitare promesse impossibili più che impegni reali. Ne ricordiamo una fra le molte: Meno tasse per tutti; una promessa  che, così scriteriatamente espressa, tradurrei nell’espressione "evasione per tutti",
che ne è l’effetto pratico tendenziale;  mentre responsabilità davvero sociale e liberante avrebbe dovuto dire: Tasse eque per tutti nella trasparenza assoluta, pubblica, permanente, del loro utilizzo. Così, se dopo "tangentopoli" abbiamo conosciuto la fine della "prima repubblica", non molto tempo dopo abbiamo dovuto constatare anche il rapido crollo della seconda.
Sono, a questo proposito, sollecitato a insistere sulla importanza di una memoria storica positiva e fertile, e penso che in tal senso la relazione Costituzione-democrazia-partecipazione-rappresentanza-solidarietà sia l’"impresa impossibile" che siamo chiamati a far diventare possibile. Dimenticata la Costituzione, inquinata la democrazia, tra populismo e nuove forme di ribellione politica e di protesta antipolitica, traballante l’impalcatura delle istituzioni dove la corruzione e la malversazione sembra assurta a prassi quotidiana accettata, la rappresentanza pare impigliata in una rete che non pesca qualità adeguate ad affrontare il dramma della crisi che stiamo vivendo.
Il mondo ci guarda, l’Europa ci osserva ed anche l’anti-europeismo cresce, mentre strisciano venature di neo-nazionalismo: in un paese dell’Abruzzo sono stati multati coloro che cantavano "Bella ciao"; in altri paesi di diverse regioni sono state aperte strade intitolate a vecchi gerarchi fascisti; ci sono monumenti della rimembranza e sacrari di "eroi" della guerra in Etiopia; e altro e peggio. Segnali che ci pare non possano essere tollerati ma, prima ancora di essere combattuti, vanno profondamente analizzati.
E’ stato detto per paradosso che oggi, se qualcuno si sognasse di fare un’Opa sull’Italia, l’asta andrebbe forse deserta: eppure l’Italia è tutt’altro che da rottamare; la ricchezza privata assomma almeno a ottomila miliardi, il made in Italy è vivo e richiesto ampiamente, il turismo richiama ancora un flusso ininterrotto di visitatori, le riserve auree sono solide, il reticolo delle piccole imprese è tuttora quasi unico al mondo, molte nuove microimprese sorgono anzi per iniziativa di giovani, e testimoni di vita esemplare circolano fra noi, li vediamo nel nostro quotidiano muoverci tra le strade e i luoghi di lavoro.
Questa è la riserva sana del Paese reale: e allora le due Italie, quella dei poveri, dei disoccupati, dei precari, dell’Alcoa e dell’Ilva, e quella che, dall’altro lato, rappresenta la parte non toccata dalla crisi ma pensosa del futuro e desiderosa di assumersene la responsabilità, chiedono insieme una politica di nuova adeguatezza testimonial, per una speranza di più lunga gittata.
La Democrazia Cristiana sceglie di farsi carico di questa speranza non già seminando al vento promesse che non si possono fare, ma affidandosi con onestà e fattività a nuove generazioni e ad antichi valori, come chi passa un simbolico testimone degli anni gloriosi della ricostruzione e dei partiti politici che seppero camminare con passo sicuro e adeguato alla gravità dei problemi da affrontare.
Se questo è il quadro che ci è dato vivere, quale è la nostra specifica responsabilità? Il nostro compito è quello di riaprire lo spazio della speranza e della concretezza operosa per una testimonianza di impegno politico che riprenda i valori della nostra storia popolare e democratico-cristiana e sappia liberarli a una nuova luce e a una nuova capacità realizzativa.

II - PERCHE’ DC
Una volta finita, anche malinconicamente, l’esperienza della Democrazia Cristiana storica, avevamo sperato che la memoria collettiva del Paese avrebbe conservato i grandi meriti del partito di De Gasperi e Moro e compreso gli errori di percorso della sua ultima fase. Avevamo sperato che da quella grandiosa e umiliante esperienza, il Paese, i suoi cittadini di buona volontà, avrebbero imparato molto. E avrebbero imparato anche dalle esperienze degli altri partiti che si andavano consumando come il nostro, dopo quasi mezzo secolo di vita repubblicana grande ma anche, spiritualmente, ormai prosciugata nelle anime delle classi dirigenti.
In modo più specifico, avevamo sperato che sulle ceneri del nostro lavoro avrebbero potuto sorgere due grandi partiti moderni, uno di centrosinistra ed uno di centrodestra, uno di spinta progressista e uno di moderazione liberale, capaci di ereditare il lato migliore di quella storia e di darci la fase adulta e compiuta dell’Italia: un Paese solido e serenamente capace di governare la propria crescita nella partecipazione e nella solidarietà.
Avevamo sbagliato questa previsione. In effetti, senza far torto alla presumibile buona volontà di tanti singoli, ci sentiamo di dire che le nostre attese sono state totalmente deluse.
Non è nato un partito democratico di centrosinistra capace di amalgamare il grande messaggio popolare e solidale della DC con l’altrettanto importante anelito di giustizia distributiva dello storico Partito Comunista: due anime che mai si sono fuse nella armonica capacità di generare un partito di alta cultura sociale riformatrice. Lassismo nell’impegno di rinnovamento del pensiero, sottovalutazione dei fattori di complessità emergenti sulla fine del secolo appena trascorso, preoccupazioni contingenti di equilibri fra gruppi, fretta di successi elettorali contro avversari aggressivi e sicuri di sé … Forse qualcosa di tutto questo ha giocato un ruolo nefasto: e ha generato la prima delusione per le speranze di una responsabile democrazia dell’alternanza.
Sul versante del centrodestra le cose sono andate anche peggio: insieme alla mancata maturazione di una classe dirigente degna di questo nome, si è realizzato lo sfacelo educativo e morale di una politica ridotta a messaggio di marketing dell’effimero in ogni sua manifestazione. Le poche persone di sincero pensiero elaborante le abbiamo viste progressivamente lasciate ai margini dei luoghi decisori; la leadership carismatica l’abbiamo vista ridotta a una inquinante commistione di aziendalismo privatistico con libertinismo diseducativo; la linea programmatica sottomessa a una dominanza economica che si è rivelata esasperatamente finanziaria e speculativa. Ed è stata la seconda delusione.
Infine il centro. Nella zona che sul piano ideale avrebbe avuto le condizioni più adatte a preservare anche una quota decisiva del messaggio storico della Democrazia Cristiana, si è palesato il protagonismo di un partito che di fatto non è mai riuscito ad aggregare né tradurre in politica organica alcun pensiero. Un improduttivo oligarchismo che non ha mai respirato l’ossigeno impegnativo ma anche corroborante di una partecipazione davvero popolare. Ed è stata la fine di una ulteriore speranza. Tacciamo, da ultimo, di quanti, piccolissimi gruppi che non è appropriato chiamare formazioni politiche, hanno cercato di insinuarsi, anche con buona volontà almeno iniziale, in questo gioco ormai senza radici e senza prospettive, e del tutto più grande delle loro possibilità. La idea di una "Italia dei valori" è diventata un dipietrismo che oggi palesa anche nelle aule giudiziarie la confusione deleteria fra partito di cittadini e gruppo personale; un grillismo che anela lodevolmente a far emergere con forza la voce di chi dall’estrema periferia dell’elettorato reclama il suo diritto a essere ascoltato, ma finisce in una protesta amebica incapace di tradursi in risposta collettiva e nazionale ai problemi collettivi e nazionali; una sparpagliata ex sinistra estrema, che a merito della sua annosa agitazione può vantare soltanto il risultato di aver fatto cadere un governo Prodi che pure testimoniava uno sforzo sincero di ricollegare la politica con il sentimento della gente; i resti di una gruppuscolare destra riottosa che avendo trovato spazio risibile nella effettiva determinazione degli orientamenti politici del Paese si è trovata a dialogare - contraddizione finale e quasi irridente - con il leghismo separatista; il quale a sua volta non ha tardato a testimoniare la miseria morale che ne attanagliava le intenzioni e i comportamenti, anche negli uomini che avevano fatto consistere l’unica loro bravura nel rimproverare agli avversari i medesimi comportamenti.
Le sorprese più recenti sono Montezemolo, Riccardi, Bonanni e tante personalità della società civile che hanno elaborato il loro manifesto: non un partito, non un movimento: un mondo di proposte politiche, una realtà dopo tante delusioni, una specie di gruppo di pressione fattosi coscienza critica del potere: un patto per una nuova politica. Più che notabili, uomini di rango: non pensiamo che abbiano qualche piccola venatura di popolarismo.
Il risultato è che non c’è classe dirigente, oggi, nel nostro Paese, non c’è un pensiero espresso dalla politica sul suo futuro, non c’è una cultura di gestione e non c’è una consapevolezza valoriale. Fino al punto che si è dovuto ricorrere all’espediente, legittimo e onesto ma tremendamente allarmante, di un governo tecnico incaricato del puro e semplice ritorno a una normalità minima che di fatto è solo la normalità della gestione formale del bilancio dello Stato. Questo è infatti in sostanza il governo Monti, nonostante la buona volontà di diversi suoi esponenti e nonostante la indiscussa competenza e correttezza dello stesso Presidente del Consiglio, il quale, in un quadro così difficile, è riuscito comunque a restituire al mondo una immagine più credibile e affidabile del nostro Paese.
Ed è per un atto di consapevolezza piena, e di buona volontà responsabilizzatrice di fronte a tanto scempio e a tanta ombra sul futuro, che noi oggi siamo qui, a pensare in termini di ripresa dell’azione della Democrazia Cristiana per l’Italia. Oggi, siamo convinti che l’Italia abbia più che mai necessità di "democrazia cristiana": con la lettera minuscola e, insieme, con la lettera maiuscola.
Con la lettera minuscola, come sostantivo e aggettivo, nel senso che questo nostro Paese ha bisogno di riconquistare democrazia vera e partecipata: solo così la politica può giustificare il suo potere, le sue contese.
Attorno al ludibrio della vigente legge elettorale si è ridotta infatti quasi a zero la pratica della democrazia e della relativa motivazione degli animi nella scelta della classe dirigente; e ha bisogno di cristianesimo ispiratore, vissuto con coerenza per il bene della "città dell’uomo" che ci è affidata: di cristianesimo come lievito di valori che torni a fermentare una società in cui la centralità non sia più quella della finanza che domina l’economia e dell’economia che domina l’impresa costringendola a non essere una comunità di lavoro per inseguire un concetto di business eretto a mostro totemico contro la dignità della persona sancita dalla Costituzione ma anche dal semplice diritto naturale.
Neanche il diritto naturale può infatti concepire il licenziamento collettivo di migliaia di persone attraverso una e-mail spedita da migliaia di chilometri per effetto di una notizia battuta in un nanosecondo sulla diminuzione di valore della quotazione di un’impresa, in un mercato finanziario distante a sua volta migliaia di chilometri. Questa "efficienza capitalistica" reputiamo, senza mezzi termini, sia figlia del Male, Uno strumento di peccato, come recita la "Populorum progressio", radicalmente incompatibile con la nostra visione di umanesimo e di personalismo, che all’abbrivio del ventunesimo secolo, riproclamiamo, entrambi, come permanentemente nostri; e che sono la semplice, grande ed impegnativa eredità lasciataci dalla Dottrina Sociale della Chiesa e dall’idea democratico-cristiana.
Entrambe ci hanno lasciato ben diverso insegnamento: dalla Rerum Novarum alle successive encicliche sociali, da monsignor Ketteler ad Antonio Rosmini, dalla Scuola di Friburgo al Codice di Camaldoli, dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa alla Caritas in Veritate, questo insegnamento ci parla costantemente e puntualmente della liceità del mercato ma anche del suo necessario ancoraggio a finalità morali, di diritto indiscutibile a condividere i frutti dell’impresa fra tutti, di salario di dignità per ogni famiglia, di illiceità della pura rendita e della pura speculazione …
Ebbene, c’è necessità che più democrazia cristiana, con questa lettera minuscola, trovi al suo servizio, con forza, lucidità, sincerità morale, capacità tecnica, accortezza politica, una rinnovata Democrazia Cristiana con la lettera maiuscola: c’è necessità che una grande associazione di cittadini "liberi e forti" torni a generare una politica alta secondo la "nostra" Costituzione; "nostra" perché ispirata proprio dal pensiero democratico cristiano, da De Gasperi e Dossetti, da Gonella e La Pira, da Fanfani, Moro e Lazzati, e di nuovo indietro, nei principi di riferimento, fino a Sturzo e Grandi e Miglioli e altri. E la faccia diventare politica di rinnovamento potente e di rinfrancata solidarietà, di centralità del lavoro e della impresa come comunità di lavoro, di processi formativi capaci di rinforzare valori di libertà e di solidarietà fattiva: insomma, di comunità solerte e rasserenante per tutti.
L’Italia è infatti una comunità, innanzitutto; non una società per azioni ad azionisti dispari, bensì una comunità di cittadini e persone che hanno uguale dignità, servite da istituzioni fatte da tutti e da tutti partecipate, con una economia al servizio di tutti e da tutti realizzata. E con le giovani generazioni come primo tesoro da far crescere secondo responsabilità e autorealizzazione.

III - UN PROGETTO DI VALORI
Non temiamo la sfida perché, più tipicamente di ogni altro partito, la Democrazia Cristiana possiede nella sua ispirazione valoriale una visione adatta a questo obiettivo totale: totale nella sua pregnanza interna ed anche nella sua potenzialità diffusiva oltre il nostro Paese, nella più vasta comunità costituita dall’Europa, dal Mediterraneo, da un mondo che si è fatto sempre più villaggio comune; ricordo, fra l’altro, che di "internazionale dei democratici cristiani", con questo spirito diffusivo e pregnante, si parlava già fin dai primi del ‘900 fra i cattolici che, prima ancora che germogliassero il Partito Popolare Italiano e la Confederazione Bianca del Lavoro costituivano i primi nuclei democratico-cristiani.
Ponte mediterraneo e crocevia planetaria, l’Italia può tornare a essere, non solo nei traffici economici, un Paese al quale il mondo può guardare come a una sua casa simbolica di riepilogo collaborativo e di sintesi valoriale. Se la sede romana della Chiesa cattolica rappresenta questo valore dal punto di vista religioso, la Roma precristiana e l’Italia universalistica di Dante e del Rinascimento possono rappresentarlo dal punto di vista della unità tendenziale degli aneliti di realizzazione umana complessiva; e il grande messaggio che da Rosmini passa a Sturzo, a De Gasperi, a La Pira, a Moro, può rappresentarlo per il cammino di una città terrena che sappia condividere il benessere, frutto della fatica comune, fra tutti gli uomini in questo ventunesimo secolo ultraveloce e ultracomplesso.
Essere custodi attivi di questo patrimonio esige d’altro lato che la forma e la concreta gestione quotidiana del Paese, e la stessa modalità di essere e di operare come partito, abbiano connotati di qualità alta.
I capisaldi di una tale politica ci sembrano almeno cinque:
La nostra Costituzione repubblicana, carta di principi e di valori da salvaguardare con fedeltà, non chiusi aprioristicamente a ogni eventuale possibilità di affinamento, ma lontani da quella frenesia inconsulta che ha portato a rivedere negli anni recenti il suo Titolo V, con una superficialità che testimonia, accanto a intenzioni illusorie, la inadeguatezza di una classe politica incapace di cogliere la grandezza dei padri costituenti e di custodirla migliorandola: anche attraverso una nuova fase costituente che, riteniamo necessaria per adeguare la sua seconda parte ai profondi cambiamenti intervenuti sul piani istituzionale europeo e nazionale.
Uno Stato snello e partecipato, efficiente sul piano nazionale, arricchito da autonomie territoriali in chiave di sussidiarietà e non di dissociazione pseudofederalista; garantito da un intercontrollo democratico senza retoriche di autonomismo fine a se stesso, spesso corrotto non meno di quanto esso stesso abbia rimproverato allo Stato centrale; e, quasi sempre, colpevolmente incapace di utilizzare persino le cospicue risorse economiche messe a sua disposizione dall’Europa.
La valorizzazione permanente e dinamica dell’immenso patrimonio culturale e ambientale affidatole dai padri e dalla Provvidenza: almeno la metà dei beni culturali di cui l’umanità dispone è incredibilmente concentrata nel nostro Paese, e questo solo fatto costituisce per noi "una missione nella missione" e quasi una vocazione profetica.
Una cura gelosa della culla in cui nascono e si formano le nuove generazioni, cioè la famiglia, attraverso la dedizione di uno Stato solerte nel favorirne solidità e serenità, soprattutto con gli strumenti propri della sua missione formativa, dell’attivo supporto alle generazioni che declinano, affinché tale fisiologico crepuscolo non diventi mai emarginazione né accantoni il tesoro della esperienza che si trasmette; uno Stato che sappia garantire la sicurezza di un lavoro dignitoso per tutte le persone che raggiungono l’età adulta e si apprestano ad assumere, della famiglia, la responsabilità più diretta.
Il governo sagace di una economia che ha oggettivamente potenzialità enormi, e che anche nella presente crisi conferma di possedere nella creatività dei singoli e nel tessuto della piccola e media impresa la sua linfa più vitale.
Con quali linee di orientamento pensiamo sia articolabile un simile progetto?
Non parlo volentieri di riforme, e non perché la cultura democristiana sia aliena dall’idea di farne o perché non ne abbia realizzate – le più coraggiose nella storia del nostro paese portano la firma della Democrazia Cristiana, a partire dalla grande riforma agraria di Antonio Segni poco dopo la nascita della repubblica – ma perché, a un certo punto della dialettica politica, il riformismo ha cominciato a vivere quasi fosse un fine in se stesso: ma né il riformismo né le riforme sono un fine; essi sono un mezzo, attraverso il quale la nostra quotidiana analisi della coerenza fra "progetto paese" e realizzazioni concrete viene verificata e coerentemente attuata; facciamo le riforme se servono e in quanto servono, ma non le adoriamo come idoli, e le sottoponiamo costantemente a verifica perché restino effettivamente al servizio dei valori che le ispirano.
Preferiamo parlare piuttosto di "gestione evolutiva" trasparente e condivisa, capace cioè di governare dinamicamente le esigenze di miglioramento permanente delle cose, senza rinviare ai tempi spesso deresponsabilizzanti di maturazione delle "riforme": queste, quando davvero occorrono, devono essere consapevoli, ponderate, impegnative di coerente attuazione, e non mito autoreferenziale.
Questo è il compito della politica disegnato dalla Costituzione italiana. E tale è, come la Costituzione lo regola, anche lo strumento dei partiti politici, mezzo privilegiato attraverso cui i cittadini partecipano al farsi del dibattito, alla determinazione delle scelte, alla formazione della classe dirigente, e insomma alla gestione del paese. Non temiamo, anzi decisamente vogliamo, un partito giuridicamente riconosciuto, persona giuridica e perciò sottoposto a controllo pubblico nella sua trasparenza di gestione.
In realtà i partiti politici operanti oggi hanno, via via, ignorato questo spirito costituzionale per accentuare invece elementi crescenti di chiusura oligarchica, ben poco democratica e partecipativa. Le ombre della corruzione e del clientelismo, quasi i partiti stessi e i loro uomini fossero appunto fini e non mezzi, hanno realizzato, da ultimo, quel nefasto distacco dei cittadini dalla politica che oggi enfatizza la sua gravità attraverso una legge elettorale che chiude del tutto i partiti dentro se stessi quali forme autoreferenziali di gestione del potere.
Con quale metodo pensiamo dunque di lavorare?
Innanzitutto con quello della partecipazione vera e diffusa. Pare espressione scontata e banale, questa della partecipazione, ma essa viene in realtà ogni giorno pronunciata e ogni giorno di nuovo tradita. Così come la partecipazione di tutti i cittadini consente di costruire una logica di armonizzazioni progressive nel cammino di crescita della società complessiva, analogamente la partecipazione di tutti i soci consente al partito di essere punto di traduzione affidabile della domanda e delle attese del paese.
I punti di partenza per noi sono certi: la Costituzione, la cittadinanza, la persona. Essi meritano di essere confermati ma anche approfonditi in tutta la loro portata potenziale: tanto più che nell’Italia del ventunesimo secolo ci sono i cittadini e c’è, con loro, anche un numero crescente di persone in attesa di cittadinanza. Persone provenienti dalle più diverse nazioni del mondo, o loro figli, che non costituiscono più casi isolati ma un fatto sociale ormai strutturale: anch’essi diventano parte della nostra comunità, lo diventano in senso oggettivo: chiedono spazio che non può essere loro negato se crediamo in una società di ispirazione cristiana. Il problema è di fare in modo che lo spazio sia equo e i diritti, come i doveri, reciproci. A questa condizione non si può negare l’ordinata e trasparente osmosi demografica, non solo perché essa caratterizza da sempre i processi di sviluppo di ogni società storica, ma perché la stessa grandezza della nostra civiltà italiana è germogliata e si è sviluppata dal multiforme, secolare apporto di tali risorse.

IV – IL FONDAMENTO DEL LAVORO, LA DIGNITA’ DELL’IMPRESA, LA SOLIDARIETA’ DELL’ECONOMIA
Subito dopo la cittadinanza, è il lavoro a costituire prioritario fondamento della repubblica. Tale lo definisce la carta costituzionale, e si riferisce al lavoro in tutte le sue forme, dipendente o autonomo o imprenditoriale che sia, manuale o intellettuale.
Non sono invece fondamento della repubblica la rendita, né l’attività speculativa. Siamo qui in un campo che, fin dal medioevo, la Chiesa ha chiarissimamente presente. La pura rendita e la pura speculazione sono un male, sono illecite moralmente, e per noi questo principio comporta conseguenze coerenti sul piano delle politiche attive, anche di redistribuzione reddituale e, ad esempio, di carico fiscale.
La ricchezza nazionale resta essenzialmente frutto del lavoro e il lavoro, diritto e dovere dell’uomo, è, per la Democrazia Cristiana, oggetto privilegiato di ogni politica economica. Per tale motivo un punto caratterizzante il nostro "progetto per l’Italia" non può non essere costituito dalla revisione dell’istituto del collocamento, che ci pare da trasformare in istituto dell’accompagnamento attivo nel lavoro.
Né vuol dire, questo, che il mercato del lavoro debba essere governato dal solo collocamento pubblico; tutt’altro: esso si accompagna liberamente al movimento spontaneo della domanda e della offerta che sul mercato si confrontano: il collocamento pubblico opera invece, attivamente, su richiesta dei singoli lavoratori che vogliano ricorrervi. Il fatto è che non c’è dignità della persona se non viene attuato per essa il diritto a un lavoro riconosciuto, remunerato e produttivo. Questo è il concetto, ed è l’obiettivo, da tenere sempre presente.
Vi è un ulteriore profilo di giustizia distributiva, e alla fine anche di efficienza economica, che non ci sembra più possibile trascurare. Una visione distorta del libero mercato, storicamente prevalente in tutto il mondo, riguarda la totale inesistenza di limiti alle più atroci disparità reddituali generate all’interno delle stesse imprese. Prevalgono anche in Italia, sia pure in dimensioni complessivamente meno abnormi, parametri esasperati fino all’iniquità, e assolutamente ingiustificabili da tutti i punti di vista, compresa una reale efficienza economica di lungo andare delle imprese medesime e del sistema.
Noi non assumeremo come nostro programma l’idea, che pure ci viene da uno dei massimi maestri di economia dell’impresa efficiente e a un tempo equa, e cioè Adriano Olivetti, laddove affermava che tra lui, massimo vertice della sua azienda, e l’ultimo dei suoi operai, il divario di reddito equo reputava essere da uno a cinque. Lo corresse quel gran liberale, non certo democristiano, che era Valletta, allora amministratore delegato della Fiat e grandissimo innovatore della vita aziendale, affermando a sua volta che troppo stretta gli sembrava tale forbice e proponeva per essa un raddoppio, cioè che fosse portata da uno a dieci.
Noi non assumeremo neanche questo parametro: ma se nel mondo assistiamo a rapporti inconcepibili, persino di uno a quattrocento e oltre, e in Italia non mancano forbici di uno a cinquanta e oltre, ci sentiamo in mezzo a una situazione alla lunga insostenibile, per la quale assumiamo un duplice chiaro riferimento: da un lato il principio che i parametri retributivi siano parte di una politica trasparente e perciò siano noti pubblicamente; dall’altro che venga, con gradualità ma con inizio immediato, stabilito un primo limite: ad esempio, che non possa essere superata la forbice di uno a venticinque.
Siamo certi che passo dopo passo, anno dopo anno, ci sarà tempo e soprattutto ci saranno condizioni di serenità per calibrare con il consenso sociale più ampio la misura equa, senza mai far pensare che puntiamo a logiche di egualitarismo puro e semplice. Sottolineo che anche questa è la Dottrina Sociale della Chiesa, prima di essere la linea programmatica della Democrazia Cristiana. Sottolineo che anche questo è il cammino che costruisce quella economia sociale e civile di mercato che, della suddetta dottrina, è parte centrale.
Sottolineo che stiamo parlando di reddito personale, non di reddito d’impresa, sul quale andranno invece considerate con intelligente accortezza le dimensioni legate alle esigenze di espansione e innovazione più proprie della impresa stessa, che del resto sono benedette per tutti: lavoratori ed azionisti, persone e comunità. In particolare attraverso una riduzione dell’attuale pressione tributaria per abbattere il cuneo fiscale e stimolare ricerca e investimenti.
La Democrazia Cristiana è comunque contraria, nello stesso tempo e per lo stesso spirito, anche a forme di garanzia del reddito che siano scisse da una corrispondente responsabilità di lavoro produttivo. Non cassa integrazione, dunque, e neanche gli istituti innovativi definiti in tal senso dalla recente "riforma Fornero", ma piuttosto lavori utili in logica sostanzialmente e modernamente keynesiana, intendendo per lavori utili gli investimenti in tutto ciò che possa essere bene comune effettivo.
Nulla dunque ha da vedere, tutto questo approccio, con forme di assistenzialismo, verso le quali nutriamo sostanziali dubbi tutte le volte che esse vogliano supplire a una politica di giusta reciprocità fra cittadino e comunità. La dignità del lavoro, espressione di una sostanziale parità nella cittadinanza responsabile, potrà in tal modo accompagnarsi anche con una sostanziale parità di condizione fiscale e previdenziale senza distinzioni fra categorie: come senza distinzioni ci pare debba essere, in linea di tendenza, il diritto ad accedere a tutto il campo del lavoro, compreso quello delle libere professioni, attraverso meccanismi semplificati e trasparenti rispetto a prassi ancora piuttosto chiuse e per alcuni aspetti vetuste.
Certo è comunque l’impresa che, per la consistenza oggettiva della sua dimensione produttrice di ricchezza complessiva, resta il soggetto centrale per la elaborazione di una attiva politica del lavoro. Inestimabile valore di una economia dinamica e progrediente, l’impresa deve essere, in questo senso, non solo protetta ma sostenuta e incentivata nel suo naturale impulso di sviluppo. Punto cardine di una tale politica ci sembra lo snellimento della burocrazia relativa alle autorizzazioni e ai controlli.
Se questo è il lato normativo-burocratico della vita d’impresa, sul versante economico ve n’è uno non meno pregnante: l’impresa si sostiene e cresce con il duplice strumento dell’autoinvestimento e del credito bancario, come è noto. Anche sulla politica creditizia finalizzata allo sviluppo d’impresa vi è un particolare elemento centrale nella cultura democratico-cristiana, che mentre non può, secondo noi, essere trascurato: è quello costituito dalla idea del risparmio collettivo (dei lavoratori ma anche degli utenti).
Come è evidente dalle riflessioni che stiamo dipanando, non possiamo nascondere il nostro interesse privilegiato per la diffusione di politiche favorevoli ai modelli di partecipazione dei lavoratori nell’impresa, conformemente alla costante tradizione, ancora una volta, della Dottrina Sociale della Chiesa, ma anche a tantissime esperienze consolidate nei paesi più avanzati d’Europa, e al dettato dell’articolo 46 della nostra Costituzione.
A tale riconoscimento del fattore lavoro fa riscontro il dovere ugualmente stringente del lavoratore, di adempiere con senso di responsabilità il proprio ruolo produttivo. Ed è evidente, in questo quadro, come anche l’esperienza sindacale costituisca un valore imprescindibile delle politiche del lavoro, quando naturalmente si tratti di sindacalismo libero e pluralistico, come quello realizzatosi tipicamente nella esperienza della Cisl italiana e ormai caratteristico di tutto il nostro sindacalismo confederale.
E’ questa dinamica che consente alla legge stessa di farsi carico con maggiore competenza di quella garanzia di reddito vitale di dignità per ogni cittadino e per ogni famiglia, che è da sempre nelle nostre aspirazioni. Non si tratta di una richiesta avulsa dalle condizioni concrete della ricchezza prodotta dal Paese: nessun paese può infatti distribuire più ricchezza di quella che produce. Si tratta invece di un’azione costantemente attenta a calibrare il triplice contestuale strumento della politica occupazionale, della forbice massima fra redditi di lavoro, della partecipazione dei lavoratori nell’impresa.
Vissuta con tale orizzonte, l’economia complessiva è veramente "amministrazione della casa comune" finalizzata al "bene comune": che del resto può assumere diversificate gerarchie in funzione della natura di ogni singolo bene e di ogni singola persona. Vi sono ad esempio dei beni la cui natura appare anche al buon senso come collettiva o pubblica e perciò dotata di una legittima aspettativa di fruizione sostanzialmente paritaria da parte dei cittadini: tali sono ad esempio l’acqua, l’ambiente, la sicurezza. Tali beni sono essenziali e primari per la qualità della vita e per essi la presenza della mano pubblica, sia essa quella dello Stato o quella degli enti intermedi, non può non essere diversa da quella riservata a tutti gli altri beni, lasciati all’autoregolazione semplice del mercato.
Questa parola, chiara e ferma, ci è doverosa per il ristabilimento di una visione che è stata resa ambigua e infine controproducente da una tendenza superficiale di questi lunghi venti anni e oltre, favorevole a una semplicistica linea di privatizzazioni, condotta con indiscriminatezza pari a quella che a suo tempo aveva presieduto agli eccessi opposti delle statalizzazioni, o regionalizzazioni, o municipalizzazioni.
Il concetto che dobbiamo piuttosto avere sempre presente è quello della distinzione chiara fra privatizzazione e liberalizzazione: quando si tratta di beni primari liberalizzare è tendenzialmente un bene, privatizzare è tendenzialmente un male. La liberalizzazione salvaguarda e stimola anche l’intervento privato, la semplice privatizzazione può tendere a generare monopoli a fini di lucro, tanto più negativi quanto più riguardino beni appunto essenziali e primari per la dignità della persona.

V - ISTITUZIONI: LO STATO SNELLO PER LA PARTECIPAZIONE SOCIALE
Nelle polemiche interminabili che hanno accompagnato questo tipo di dibattiti sull’assetto dell’economia nazionale negli anni a noi vicini, si è tornati anche a chiamare in causa, più latamente, una "pesantezza dello Stato" che non sarebbe in grado di gestire con efficacia altro ruolo che non sia quello di asettico controllore delle regole che pone, e in nulla o quasi nulla dovrebbe riguardarlo il merito della regolazione sociale.
Storicamente c’è stata, in effetti, in alcuni comparti del sistema economico italiano, una parte di pesantezza che non era ulteriormente tollerabile perché fonte di aggravio di costi e contemporaneamente di danno all’efficienza.
Oggi è però essenzialmente sul piano burocratico che il concetto di "Stato snello" compia passi coraggiosi. E’ infatti valutazione condivisa senza incertezze che il nostro apparato-Stato abbia raggiunto una dimensione elefantiaca fonte a un tempo di sprechi e di inefficienze in alcuni casi intollerabili.
La ragione profonda che presiede a queste considerazioni è semplicemente, ancora una volta, quella che concepisce lo Stato come la organizzazione con la missione di servire la persona e la comunità ai fini della loro crescente autorealizzazione (art. 2 della Costituzione). Ed è questa chiave interpretativa che illumina anche le politiche relative alle articolazioni intermedie non territoriali attraverso le quali si svolge la vita sociale. Per questo che la Dc tutela la costituzione e la partecipazione dei cittadini a forme associative e imprenditive nel campo del lavoro come nei campi della cultura, dei servizi, delle iniziative di cittadinanza, delle tutele dei diritti, e così via: con l’obiettivo di realizzare quel vivace reticolo di vita sociale che possa andare a coprire la più vasta area possibile della domanda di servizi avanzata dai cittadini in questi settori. È nella cultura personalistica e comunitaria, connaturata con la storia del nostro partito, l’incoraggiamento attivo di quel "terzo settore", che può costituire la grande "infrastruttura sociale" nella quale possono trovare risposta meno burocratica e più densa di motivazioni e calore umano le domande e i bisogni meno considerati e protetti dalle istituzioni.
Un approccio solidaristico che si esplicita anche in senso geopolitico, con l’Europa che resta un riferimento che ci aiuta a tenere largo ed aperto l’orizzonte, ed anche un forte laboratorio di buone pratiche. Un’Europa che oggi pone la necessità di un ritorno allo spirito dei suoi padri fondatori, affinché sia di nuovo, innanzitutto, un ideale di fraternità con l’economia che segue: questo pensavano infatti De Gasperi, Adenauer, Schumann, Monnet, Spaak e gli altri fondatori.
Un approccio globale e solidaristico l’Europa deve rivolgere anche verso il Mediterraneo. Il mare delle tre religioni monoteiste, civiltà antiche che, intersecandosi, e non ignorandosi, hanno dato al mondo gran parte della civiltà che oggi lo unisce. È presente in me la suggestione indimenticabile dei "Dialoghi dei Mediterraneo" nella Firenze, "nuova Gerusalemme", del Sindaco Santo, che chiamava il nostro mare Lago di Tiberiade.
Questo approccio globale e solidaristico va perseguito e testimoniato, infine, per la ricerca della pace e dell’unità di tutto il pianeta. Messaggio che da Isaia fino alla Pacem in Terris e alla Caritas in Veritate, il Popolo di Dio vive come il traguardo finale della settimana storica dell’uomo che segue la settimana biblica della Creazione.

VI – PASSATO, PRESENTE, FUTURO: IL POPOLARISMO CHE VIVE.
Le considerazioni svolte sollecitano la politica i partiti ad una tensione morale e culturale superiore a quella attuale, e che possa alimentare anche le loro modalità interne di organizzazione e di democrazia partecipativa.
Anche il problema del finanziamento dei partiti si pone ormai con evidente urgenza morale. Nacque nel cuore degli anni 1970 con l’obiettivo dichiarato di consentire ai partiti di "non essere costretti a farsi corrompere", come si disse allora. L’intenzione era buona ma l’esito non fu felice ed è venuto peggiorando nel tempo.
Non è forse saggio tornare al puro e semplice sistema di "nessun finanziamento"; lo dico chiaramente "non vogliamo i soldi dello Stato". Noi preferiamo un sistema che, escludendo qualsiasi esborso di denaro pubblico, assicuri una normativa semplice, trasparente e facilitata, attraverso la quale ogni cittadino possa liberamente partecipare al finanziamento del partito nel cui programma si riconosce. A tal riguardo mi sembra del tutto condivisibile la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal professor Pellegrino Capaldo.
A fronte dei molti profeti che frettolosamente diagnosticano la fine del partito politico, a me sembra che esso rimanga lo strumento meno imperfetto, lì’unico ancora in grado di consentire l’esercizio della moderna democrazia rappresentativa.
Non va confuso il partito ideologico che guidava le masse della società industriale, con le nuove forme partito capaci di interpretare e dare rappresentanza alla società post-moderna nel mondo delle tecnologie informatiche fattosi uno.
Nessuno di noi pensa di rifare quella Democrazia Cristiana, quelle sezioni, quei comitati, quelle commissioni, quella pletora organizzativa.
La prima delle nostre scommesse è costruire un partito nuovo adeguato alla società del ventunesimo secolo.
Mi sembra che la evoluzione da mettere in campo abbia, tra le altre, le seguenti caratteristiche:
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- a. Un forte snellimento statutario, che infonda trasparenza ed efficacia all’esperienza associativa democratica dei soci, accorciando vertiginosamente la distanza tradizionale fra vertice e base.
- b. Una quota maggiore di "democrazia diretta", nel senso di un incremento di peso decisionale degli iscritti, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie telematiche nel determinare la scelta dei singoli dirigenti del partito a tutti i livelli.
- c. Una mediazione ricca fra il valore fondante della sovranità associativa e la necessità di un coinvolgimento più pregnante dei mondi esterni che si riconoscono nella visione e negli ideali democratico-cristiani. Più peso agli iscritti e più peso ai simpatizzanti, insomma.
d. Una grande rigorosità nell’applicazione della certezza giuridica interna, con una magistratura di garanzia a sua volta semplificata e velocizzata.
- e. Un’attività di formazione permanente per tutti i livelli del partito: siamo anzi, su questo tema, a buon punto nella formulazione preparatoria di ipotesi che tengono conto delle esperienze migliori maturate in questi venti anni nel mondo della formazione politica e sociale.
- f. Infine, una diffusione capillare, sul territorio, di una rete di Circoli Culturali di Iniziativa Politica: non come luoghi di tessere da contare, ma come luoghi di aperta elaborazione, di formazione, di competenze e proposte e impegno sui problemi del territorio.
- g. Riteniamo utile affiancare al partito una fondazione col compito di approfondita e elaborata ricerca sui temi programmatici e sulle strategie della missione del partito

CONCLUSIONI
Cari amici, questo è, oggi, il mio contributo che, attraverso il dibattito di questi due giorni e dei giorni che seguiranno, è aperto ad ogni positiva integrazione, correzione, arricchimento.
Noi siamo qui con il proposito di realizzare insieme il passaggio da una storia antica ricca di successi ma anche dolorosamente responsabile di errori, verso un futuro che deve essere altrettanto ricco di successi e meno esposto agli errori. Mi permetto di aggiungere che rappresento una generazione il cui compito precipuo è, oggi, quello di fornire buon esempio e buoni consigli, trasmettere esperienza sana e forte, per far avanzare sul proscenio delle responsabilità sociali, compresa la guida del partito, le generazioni nuove.
Non è questione di anagrafe: vecchi e giovani hanno dato in tempi e modi diversi esempi eroici ed esempi deleteri. E’ invece questione di anima e di effettiva pratica della democrazia interna. E’ questa che provvede all’immancabile ricambio fisiologico della classe dirigente. Una sola condizione occorre, che non sempre abbiamo onorato in passato: una democrazia interna che vorrei definire, fanciullescamente, semplice e rocciosa per la sua credibilità. Insieme all’impegno quotidiano della nostra formazione permanente.
Nessuno deve mai violare la santità delle urne nelle quali i nostri iscritti sono chiamati a scegliere in coscienza le persone cui affidare la guida del cammino. Con semplicità e sapienza. Non abbiamo bisogno di altro. Forse, in questo momento, il Paese non ha bisogno di altro."  FINE Fontana.

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COMUNICATO

TRIBUNALE  CIVILE  DI  ROMA DISPONE CONVOCAZIONE
del partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA storica
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QUI SOTTO, IL DECRETO

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La notizia data da IL TEMPO cartaceo di Roma (16 dicembre 2016)
LA NUOVA "DEMOCRAZIA CRISTIANA"
, SECONDO I RI-COSTITUENTI
Anche aperto un conto corrente per finanziamento della convocazione. Clicca su
SPESE

 

 

 

In preparazione dell'Assemblea dei soci:
. Convegno entro gennaio a Bologna su un

 codice etico del cristiano impegnato in politica

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IL PERCORSO DELLA RIORGANIZZAZIONE
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1) Il traguardo finale e' la celebrazione del congresso per la nomina degli organi, in base ad un nuovo statuto;
2) Ad esso si dovra' arrivare passando, prima, per due tappe :
    a) una prima assemblea dei soci per la nomina del Presidente della Associazione, il 26 feb. 2017, ex-art. 20 dc;
    b) una seconda assemblea dei soci per la modifica dello Statuto (ex-art. 21 cc).
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FINANZIAMENTO DELLE SPESE DI CONVOCAZIONE :
totale € 20.000  per 1750 lettere raccomandate, e per sala da 1750 posti (due assemblee).

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Per dare un contributo (libero), serve fare un bonifico bancario a favore di:

.LUCIANI NINO, presso banca Carisbo (Gruppo INTESA SAN PAOLO): IBAN IT 10B0638567684510301829810
CAUSALE: contributo spese convocazione assemblea partito DEMOCRAZIA CRISTIANA storica..

Avvertenza: Su questo IBAN, la cifra totale accettata non può superare € 10.000 e servirà solo per le raccomandate. Invece il finanziamento della sala dell'Hotel Ergife è stato già fatto, al completo.

.
Aperto il dibattito
Tutti possono dare il loro contributo su questo Foglio On Line (massimo 30 righe)

1.- Secondo i ri-costituenti, per riprendere il suo ruolo nella società civile, la nuova DC dovrà recuperare la propria identità di partito laico, ispirato alla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, aperto a "non Cattolici" con uguali valori e garanti della laicità medesima; e allacciato alla tradizione del popolo italiano di convivenza senza estremismi e senza caste partitiche sopra la testa del popolo.
    La DC difende la famiglia e quanto da essa discende, vale dire la vita. La persona umana trascende ogni altro riferimento terreno.
    La DC promuove e difende le libertà e la democrazia politica rappresentativa. La elezione degli organi di governo segue un criterio di alternanza tra i gruppi politici maggiori.

2.- Il partito è interclassista e di mediazione sociale, quale metodo per realizzare condizioni favorevoli:
     a) allo sviluppo economico e al lavoro, in modo equilibrato nei vari settori produttivi: agricoltura e pesca, industria, commercio, altre attività terziarie private, servizi pubblici e servizi sociali, uniformemente nel Paese;
     b) ad una giusta distribuzione del reddito tra le classi sociali, compatibilmente con la continuità della produzione e del lavoro;

e comunque garantendo, attraverso lo Stato, gli Enti Locali e il Volontariato, le condizioni fondamentali di vita a tutte le persone, senza distinzione di religione, etnia, genere, con precedenza a quelle afflitte da menomazioni nella persona.
     c) alla assunzione di responsabilità diretta dello Stato quale datore di lavoro di ultima istanza, sia pure in via transitoria e con particolari modalità;

    d) ad una autorevole governance dello Stato, nel rispetto della democrazia politica rappresentativa e nell'unità della nazione.

3.- Il partito si conferma europeo e internazionale. Vuole proseguire la integrazione tra i Paesi della UE, mediante il trasferimento al governo europeo dei compiti di interesse generale europeo, quali la difesa, la magistratura, l’università, le grandi infrastrutture, l'intervento nelle aree depresse del Sud Europa e  per riportare alla regola i grandi squilibri finanziari di alcuni Stati.

4.- Vuole riformare lo Stato, in particolare creando un unico ente intermedio tra lo Stato e i Comuni. Questo unico ente intermedo potrà essere la Regione, ripensata alla luce delle esperienze acquisite dal 1977 con l'attuazione dell'ordinamento regionale;
  Vuole rivitalizzare le autonomie comunali, mediante dotazione di un potere fiscale, all'interno di un sistema fiscale nazionale unitario.

IL DECRETO DI CONVOCAZIONE

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Nino Luciani, Prime riflessioni:
-  sulla storia della DC
distinguendo tra il 1948-70, e il 1970-94, - e su un codice etico.
 
  Anche risposta a CASTAGNETTI, da parte di un "ridicolo" (uno che non pensa come lui)

1.- Storia. L'attuale provvedimento del Tribunale arriva dopo numerosi eventi politici e giuridici catastrofici, per la DC, in un periodo di 20 anni.   Precisamente, dopo lo "scioglimento" della Democrazia Cristiana, avvenuto il 29 gennaio 1994, si levarono varie iniziative per raccoglierne la eredità (patrimonio e simbolo), da parte di nuovi partiti istituiti ad hoc, ma tra i quali sorsero molte controversie, finite in tribunale, e tutte concluse solo nel 2009 con una sentenza della Corte di Appello di Roma, approvata dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2010.    Secondo la Corte di Appello, confermata dalla Cassazione, non è mai esistito un problema di successione alla DC, perché lo "scioglimento" fu disposto da un organo che non avevo il potere di legge per farlo e dunque, giuridicamente, la Democrazia Cristiana esiste tuttora.   Sulla base della Sentenza della Cassazione, nel 2012 fu attivato un procedimento di auto convocazione (da parte di alcuni associati) del Consiglio nazionale, e poi fu convocato il XIX congresso per la nomina degli organi (perchè erano tutti decaduti). Il congresso del 2012 fu concluso con la nomina del nuovo Consiglio Nazionale e del Segretario Nazionale nella persona di Gianni Fontana.    Ma successivamente il Tribunale di Roma annullò sia il Consiglio nazionale sia il Congresso, perchè convocati in modo illegittimo.

2) Adesso l'Assemblea. In questi giorni, lo stesso Tribunale Civile di Roma (anzi lo stesso giudice che annullò il Consiglio nazionale) ha convocato l' Assemblea dei soci della Democrazia Cristiana, con piena garanzia della osservanza delle norme di legge.   Non va confusa l'Assemblea dei soci con il Congresso dei delegati. L'una è una assemblea di primo grado (vale dire è sovrana); invece il Congresso è una assemblea di terzo grado, ossia di eletti dalle sezioni locali, poi dai congressi provinciali, poi dai congressi regionali, oggi non più fattibili perchè le sezioni locali non esistono più.

3) Per un Convegno su un codice etico e  un discorso ai giovani sulla storia della DC.

    E' importante una prima discussione tra i soci su un codice etico del cristiano impegnato in politico, così come un discorso al Paese per rivendicare il ruolo storico della DC, soprattutto nella prima fase (1948-1970);
  E' anche importante (si direbbe fondamentale) non far finta di niente, di fronte al Paese, su quanto accaduto nella seconda fase (1970-1994) con il "compromesso storico" con il PCI e con il processo di Milano (di "mani pulite").
  Un aspetto dirimente è il giudizio sul cosiddetto "compromesso storico" tra la DC e il PCI, in pratica un accordo di potere che salvaguardava la DC nel governo nazionale, e inseriva il PCI nelle Regioni, per i problemi di interesse regionale e in più dava , alle Regioni,la delega dello Stato di gestione del Servizio Sanitario Nazionale.   Quel compromesso fu "vera gloria" della DC ?   O, invece, sarebbe stato più corretto (per rispetto alla democrazia) una alternanza con il PCI, nel governo nazionale, se questa era la scelta degli elettori ?   Quel compromesso fu motivato con la tesi che il PCI era un pericolo per la democrazia.   I fatti successivi hanno dimostrato che era solo una calunnia, e infatti il PCI fu importante per la salvezza della democrazia in Italia.  (Ma questo non significa che io avrei votato PCI).

4) Risposta di un "ridicolo" a Castagnetti.
Sul TEMPO di Roma (16 dic.) ha dichiarato: "Sono ridicoli, capitolo chiuso", quelli della nuova DC. Mi pare un giudizio affrettato, troppo sbrigativo.   Penso che una cosa sia una DC della casta partitica (propria del suo cognome) come la DC degli anni suoi (1970-94); una cosa sia una DC del popolo come quella del 1948-70.   Credo che Castagnetti dovrebbe invece apprezzare questo tentativo di far valere le idee buone dei cattolici attraverso l'unione, a parte che le idee buone non sono un monopolio dei cattolici.

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EDIZIONI  PRECEDENTI

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La MAGISTRATURA DI ROMA aveva BLOCCATO, SUL (ri)NASCERE, LA DC, nel 2014
Sentenza del 2014 che aveva annullato il Consiglio Nazionale

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On. Dr. Alberto Alessi

- FATTO: era stato convocato, per il 30.3.2012, il Consiglio Nazionale per la nomina dei dirigenti
- SENTENZA: "Dichiara la nullità delle deliberazioni assunte in data 30.3.2012 dal Consiglio

          nazionale dell'Associazione Democrazia Cristiana". "Compensa le spese tra tutte le parti"

UN DANNO INCALCOLABILE AL PAESE ,
TUTTORA ORFANO DI POLITICI VALIDI .
MA ANDREMO ANCORA AVANTI (vedi punto 4, qui sotto).

Per leggere la sentenza in originale, clicca su: Sentenza 27.6.14

ALESSI, Commento alla sentenza 27 giugno 2014, ma senza perdere la speranza (si vegga il punto 4, qui sotto)

1.- Fatto. Nel marzo 2012 si era riunito a Roma, per auto-convocazione, il Consiglio Nazionale della DC per sostituire il cessato Segretario Nazionale Mino Martinazzoli e riconvocare il XIX Congresso Nazionale per la nomina degli Organi. Il passaggio conseguiva ad una sentenza della Cassazione, del 2010, secondo cui la DC non era mai stata sciolta, e dunque (contrariamente a quanto si pensava in generale) essa era giuridicamente esistente. La auto-convocazione e' una procedura speciale, attivabile su richiesta di 1/5 dei membri del CN. Tuttavia, secondo alcuni membri del CN la convocazione era stata illegittima, in quanto i membri auto-attivati non avrebbero inviato l'avviso di convocazione a tutti, e dunque i "non avvisati" (Raffaele Ceresa, Giovanni Potenza, Angelo Maria Sanza, Federico Fauttili) facevano ricorso perchè ne venisse dichiarata la nullità. Il tribunale, nella udienza del 27 giugno 2014, ha accolto il ricorso: nulli, dunque, gli effetti (e dunque nulla la nomina di Gianni Fontana, Segretario; e nulla la convocazione del XIX congresso, indetto per il novembre 2013). Per l'originale della sentenza, clicca su: ……

2.- Altro fatto. Fa parte della storia d'Italia che la DC (partito dei Cattolici) abbia ricostruito il Paese e portato il popolo italiano ad uno straordinario benessere e lavoro per tutti. Il periodo di maggiore ascesa va dal 1948 alla fine degli anni '70 circa. Ma è anche vero che, a partire dalla fine di quel periodo, un gruppo di lazzaroni si sia progressivamente impadronito del partito, come trattarsi di un patrimonio personale, e grazie alla strumentalizzazione della Pubblica Amministrazione cominciò a

catturare il consenso e imporre tangenti, inclusa la connivenza tra politica e industria e mass media TV. In questa storia, molto giocò il compromesso storico tra DC e PCI: nel senso che la correttezza delle cose sarebbe dovuto essere l'alternanza tra i grandi partiti al governo, e invece prevalse l'accordo tra due partiti: nel senso che i poteri dello Stato venivano sdoppiati tra Stato e Regioni (in particolare, la gestione della sanità veniva data alle Regioni); la DC rimaneva nello Stato e il PCI poteva avere mani libere nelle Regioni. I guai di quel compromesso li ritroveremo accumulati più tardi nel processo di mani pulite.

Ma mentre in Germania, in casi analoghi, H. Kohl (cancelliere tedesco e capo della DC) fu semplicemente mandato a casa, su due piedi (pur avendo accumulato grandi meriti con l'unificazione tedesca e quant'altro), invece in Italia il segretario Mino Martinazzoli preferì sciogliere la DC totalmente. La conseguenza è che, mentre in Germania la DC è tuttora al governo (con la Merkel) ed ha conservato il benessere, l'Italia è caduta nello strapiombo (dove anzi i DC riemergono sotto le spoglie del PD: tale si dice un certo Renzi, e un certo E. Letta). Ma, strana cosa del destino, Mino Martinazzoli ha fatto anche male le cose: quello scioglimento della DC non era valido, e la Corte di Cassazione nel dicembre 2010 ha dichiarato che la DC è tuttora esistente, in termini giuridici.

3.- Guardiamo dentro il fatto. La cronaca del XIX congresso è stata fatta da Nino Luciani su un giornale universitario, a cui rinvio (clicca su: Congresso DC ) .In quel congresso ci furono cose bellissime (l'esplosione dell'entusiasmo del popolo DC: arrivate 2.500 persone in festa), ma anche alcune cose strane nelle segrete stanze. Qui non tutti erano felici: il motivo nell'aria era che la riorganizzazione della DC avrebbe

comportato il recupero del patrimonio della DC, di cui alcuni si erano impadroniti. Basti dire che il segretario amministrativo, che pur prese la parola, non disse nulla del patrimonio, di cui era stato gestore. Fatto sta che, sempre nel segreto, alcuni fatti e misfatti avevano covato sotto la cenere, finchè qualcosa, infine, aveva preso piede. Si veniva, infatti, a sapere di un ricorso al Tribunale di Roma per l'annullamento del Consiglio nazionale, e di un secondo ricorso per l'annullamemto del Congresso Nazionale. Sia chiaro che, sul piano formale, la legge fa obbligo che l'avviso sia inviato at tutti i membri del CN, con relativo ordine del giorno.. E tuttavia, considerato il danno grave che sarebbe derivato al Paese dalla mancata riorganizzazione della DC, era il caso di far valere la mancata convocazione (sicuramente in buona fede) di alcuni per mandare tutto all'aria ? Per questo, nel titolo e' scritto "alcuni dissennati" o "assennati": dipende dal punto di vista.
   E' voce di popolo che, dietro i ricorrenti formali, ci siano dei mandanti, con motivi ben più importanti della motivazione ufficiale (abbastanza risibile), quelli che hanno da  temere "qualcosa", se la DC riuscitìrà a recuperare il patrimonio: non solo edifici, ma anche il simbolo scudo crociato, di cui e' notorio che P.F. Casini si è impossessato.

4.- Futuro. E' viva e diffusa, tuttora, nel Paese la domanda della riorganizzazione della DC, il partito della rinascita, per cui rimane da chiarire e indicare la via per il futuro. Secondo me la via è la riconvocazione dell'assemblea nazionale dei soci, seguendo la procedura prevista dall'art. 20 del codice civile. In questo senso, con alcuni amici, abbiamo gia' avviato la procedura presso il Tribunale Civile. Per questa procedura, servira' presto la firma di un congruo numero di soci (iscritti alla DC del 1992-93). Chi vuole firmare, è pregato di dare comunicazione urgente, via e-mail.

 

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J.C. Juncker

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J.C. JUNCKER DESIGNATO PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

Appello a J. DAUL per la riforma del Trattato di Maastricht. J.C. Juncker non ha ancora  illustrato un programma di azione, in risposta ai problemi di ripresa del PIL e dell'occupazione nei paesi meridionali dell'Unione Europea. Per parte italiana, si è visto il Premier Renzi, a Ypres, scatenato a chiedere flessibilità dal lato del pareggio del bilancio e del debito pubblico, in pratica a chiedere una corsia preferenziale sul lato spesa pubblica per investimenti.
  Sia chiaro che, secondo la "DC Nuova"  italiana, questa richiesta è poco più di aria fritta ( sia pur qualcosa se Renzi pensa solo alla riqualificazione della spesa pubblica), se il prezzo è rinviare il rientro della spesa pubblica, già troppo alta e sprecona in Italia.
  Invece, la chiave che, può davvero aprire, è chiedere di eliminare la separatezza tra politica fiscale (come prelievo e spesa pubblica) e politica monetaria. Ma l'Italia non ha più la sovranità monetaria, perchè ceduta all'UE (vale dire alla BCE), dopo Maastricht: in questo senso la DN Nuova gira il problema a J. DAUL, Presidente del PPE, perchè proponga la ridiscussione del Trattato, come problema generale dell'UNIONE.
    Per una introduzione al tema, clicca su:
HOME ( http://www.universitas.bo.it/INDEX.html#HOME - 2014).
   Il PPE è il più grande e il più influente partito politico a livello europeo del centro-destra, che comprende attualmente 73 partiti membri provenienti da 39 paesi, i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, 12 UE e 6 capi di extracomunitari stato e di governo, 13 membri della Commissione europea e il più grande gruppo al Parlamento europeo.
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Alberto Alessi

"Date a Cesare quel che è di Cesare"

    " Molto si discute del declino dell'influenza dei Cattolici nel teatro della politica italiana: il tutto, mentre in UE si impone il PEE, una creatura che fu della DC insieme con  altri partiti crustiani europei.
   Oggi, nel 2014, nel tentativo di riproporre la DC in Italia, urge definire il significato della appartenenza al credo religioso e spiccatamente a quello di tradizione cattolica nel nostro Paese e le conseguenze politiche che maturano.
  In passato, dopo il tramonto dei governi totalitari in Europa, si riaffermò una democrazia ispirata ai valori cristiani. L'influenza di spicco di pensatori e precursori cattolici in tal senso fu grande e in Italia il teatino Padre Gioacchino Ventura (1792-1861) ebbe una incisiva influenza. Lo stesso promosse un movimento di opinione caratterizzato politicamente e socialmente diprofonda ispirazione, autenticamente    "dei" cattolici, ma anche "di" cattolici, le idee e programmi del Padre teatino Ventura, siciliano anche egli, fattore da non sottovalutare, perché dall'isola maturarono esperienze che precorsero i tempi. I temi, fonte di cristiana, che più tardi ispirò Don Luigi Sturzo a concretare in un partito non

dibattito e approfondimenti, furono tanti e controversi: dalla "dottrina sull'origine del potere come servizio; dalla difesa della libertà religiosa a quella diretta partecipazione del clero nella politica; dalla tesi sul decentramento e sull'autonomia , alle opinioni sul problema delle regioni; dalle riflessioni sulle rivoluzioni che caratterizzano la "primavera delle reazioni", alla valutazione di quelle positive istanze insite nella dialettica del "socialismo", dunque un impegno allora dei cattolici su argomenti impregnati di forte ipoteca ideologica e di interesse popolare. Il consenso di chi si dichiarava cattolico, verso la soluzione di cotanti interrogativi, si trasferiva, poi, in un consenso politico verso i partiti di ispirazione cristiana: in Italia fu la DC a rappresentarli.
  Nel tempo, però, la DC si mutò in un reggimento politico, mentre doveva essere una "azione benefica" dei cattolici a vantaggio del Popolo in tutte le appartenenze della vita, delle religiose, alle sociali, alle civili, alle economiche. Ora, a me pare che, più che congelare i cattolici intorno ad un progetto politico, bisogna riassemblare i democristiani o coloro che sono rimasti o intendono avvicinarsi ai valoro originali della DC, in modo da ricomporre quel movimento ideale, motivo di fermento sociale, capace di dare agli uomini l'autentica dimensione umana. In sintesi, va ricostruita la DC, in modo che i democristiani ridiventino ciò che erano, poiché non si può dimenticare ciò che si è amato. Oggi, nel nostro Paese abbiamo sempre più ordine e sempre meno ordine. Perciò, bisogna creare metà della salvezza nell'avvenire, l'altra metà nel passato".

 

COMUNICATO
DEL PPE

Bruxelles, 27.VI 2014

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Joseph Daul

DESIGNAZIONE DI JUNCKER  del PPE
Fonte: http://news.epp.eu/z4fIXY

Il Presidente del Partito Popolare Europeo (PPE), Joseph Daul, a seguito della decisione del Consiglio europeo a nominare Jean-Claude Juncker come il prossimo presidente della Commissione europea, ha detto:   
   "Ieri al vertice del PPE a Kortrijk, i nostri capi di Stato e di governo hanno ribadito il loro pieno sostegno a Jean-Claude Juncker e il loro impegno a seguire sia il testo e lo spirito del trattato di Lisbona nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.
   Oggi, il Consiglio europeo ha preso correttamente in considerazione il risultato democratico delle elezioni di maggio e ha deciso schiacciante di nominare Jean-Claude Juncker: il candidato del PPE; il candidato del partito politico europeo che ha vinto le elezioni europee del 2014.
   Sono fiducioso che questo grande maggioranza, che Jean-Claude Juncker ha ricevuto oggi in seno al Consiglio europeo, sarà ripetuto il 16 luglio presso il Parlamento europeo. Jean-Claude Juncker negozierà con tutti i gruppi politici pro-europei al Parlamento europeo nel tentativo di stabilire il più ampio consenso possibile, sulle priorità program- matiche della Commissione Juncker. "

    Hanno preso parte Summit PPE di ieri i seguenti dirigenti:
  -Jean-Claude Juncker, il candidato del PPE per il presidente della Commissione europea.
  - I presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea: Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso.
  - I membri del Consiglio europeo: Angela Merkel (Germania), Traian BA, Sescu (Romania), Viktor Orban (Ungheria), Donald Tusk (Polonia), Fredrik Reinfeldt (Svezia), Laimdota STRAUJUMA (Lettonia), Enda Kenny (Irlanda), Antonis Samaras (Grecia), Alexander Stubb (Finlandia) e Pedro PASSOS COELHO (Portogallo).
-  Vice Primo Ministro Pieter DE CREM (Belgio), il vice primo ministro Pavel ba "LOBRÁDEK (Repubblica Ceca), Vice Cancelliere Michael SPINDELEGGER (Austria) e il ministro dell'Interno Angelino ALFANO (Italia) e leader dell'opposizione Boyko Borissov (Bulgaria), Simon Busuttil (Malta), Jan Figel '(Slovacchia), Tomislav Karamarko (Croazia), Andrius Kubilius (Lituania), Sybrand Van HAERSMA BUMA (Olanda) e partito co-presidente François Fillon (Francia), così come parte Vice President Milan Zver (Slovenia ) ha partecipato anche..
-  Il Presidente del Gruppo PPE al Parlamento europeo Manfred WEBER, il Segretario Generale del PPE Antonio López-Istúriz ei membri della Presidenza del PPE hanno partecipato anche.
   Il presidente del PPE Joseph Daul ha ospitato il vertice del PPE.

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Alberto Alessi

Irreversibilità dell'assistenza creditizia a breve, sotto forma di scopertura.

    Lungamente si è dissertato su questo argomento, ma personalmente ritengo che un approccio diverso da quello tradizionale - in cui il dettame giuridico della immediata reversibilità ha finito col condizionare non poche correnti dottrinarie - sia ormai necessario e quasi imperante, dato l'evolversi delle dinamiche operative interessanti la conduzione aziendale e, quindi, il sistema bancario quale mediatore di liquidità dai risparmiatori al sistema imprenditoriale, nella misura in cui la prima è devoluta al settore imprenditoriale stesso.

   E' pur vero, infatti, che tuttora è pratica corrente sottoscrivere degli accordi mediante i quali la banca finanziatrice si riserva in ogni momento la facoltà di chiudere, con effetto immediato, un finanziamento in c/c, chiedendo al cliente la contemporanea immanente copertura del debito.

  Ma dal punto di vista operativo non possiamo non sottolineare la, per lo meno ingenuità di quanti vedono in tale possibilità la taumaturgica soluzione a posizioni di incaglio. Infatti, alla luce di quanto storicamente si vive nella nostra realtà - tenuto conto che l'ipotesi giustificante un simile atteggiamento da parte della banca è riconducibile, grosso modo, ad una situazione di notevole appesantimento delle condizioni di rischio che non permettono più il mantenimento di un rapporto tipicamente fiduciario, quale la scopertura in c/c - ci sembra facilmente intelleggibile notare come tale forma di sostegno, nata come principio della sua reversibilità, si sia ben presto trasformata in strumento più o meno determinante per la vita aziendale e, quindi, elemento insostituibile e vincolo non ignorabile per la sua esistenza.

   E simile evidenza risulta tanto più trasparente quanto più si inquadra la dinamica dell'attività imprenditoriale nei suoi momenti finanziari. Da lungo, infatti, si è focalizzato il fenomeno della endemica sotto capitalizzazione delle imprese, ma mai si è avuto coraggio di dire apertamente che, nei suoi riflessi bancari, questo fenomeno ha finito col rendere illiquidi i fondi devoluti dalle banche anche sotto forma di assistenza, solo formalmente a breve durata. E' sfuggita, cosi, a simile impostazione teoretica, la realtà di una trasformazione qualitativa del capitale circolante che, nella sua consistenza dinamica non può non ritenersi come massa completamente fluttuabile o ridimensionabile.       Ciò in quanto una parte di esso, pur non potendosi classare sotto forma dì immobilizzazione deve essere considerata comunque come una "quota fissa", servendo a finanziare esigenze di esercizio irrinunciabili, pena il decadimento dell'impresa stessa. E quando l'intervento bancario si spinge, anche a finanziare tale quota, allora certamente non ci si può aspettare una vivacità di utilizzo facilmente reversibile nè tantomeno una contrazione perfettamente indolore come poteva accadere in periodi storici in cui, per situazioni ormai superate, le componenti delle "quote fisse" erano ristrette a pochi elementi facilmente Governabili.

   Ecco allora che il facile miraggio di una liquidità dell'intervento bancario finisce col cozzarsi con una realtà ben diversa. Nè ottimale ci sembra la soluzione che tecnicamente si adotta nei casi in cui si voglia perseguire, per i motivi dianzi detti, un ridimensionamento del credito concesso, basandosi sulla trasformazione , basandosi sulla trasformazione giuridica di esso in forme che permettono una procedura ingiuntiva, più efficace, in quanto, nella sostanza della vita aziendale , l'impatto di un simile provvedimento non ne muterebbe i risultati più o meno devastanti.

Ci sarebbe da approfondire, allora, se per l'istituto di credito, sia più conveniente gestire una situazione fallimentare, tenendo presente la durata del contenzioso, e se, invece, non

conviene modellare il proprio atteggiamento a forme di rientro più adeguate. Per noi, un vincolo ineliminabile, in questa problematica, assume proprio l'esame del capitale circolante, nelle sue configurazioni, alla luce di quanto si è avuto modo di dire. In ogni caso, le alternative, che si pongono, possono avere simili effetti per l'impresa; la sua impossibilità dì continuare ad esistere, dato che ne verrebbe intaccata la "quota fissa" di capitale circolante; il subentrare di un altro istituto offrente lo stesso appoggio; un dimensionamento del capitale circolante con conseguenziale riduzione dell'attività operativa.

   Ci sembra chiaro che l'ultimo caso è forse quello che offre meno rischi, in uno al secondo, qualora si trovasse un'altra fonte di finanziamento alternativo per l'impresa. Ma in tal frangente, non si riesce a comprendere il perché l'Istituto finanziatore abbia ritenuto alterata la sua quota di rischio. Infausta, invece, è la prima ipotesi per motivi sin troppo ovvii. Scaturisce allora evidente da queste considerazioni sulla difficoltà di un ridimensionamento dell'assistenza creditizia, come il sistema bancario italiano si sia trasformato in un sistema "di fatto" misto, anche se claudicante di legislazione ed improprio, dai punto di vista operativo - in quanto profondamente coinvolto nella vita delle imprese affidate, nella misura in cui queste sono incapaci di sopravvivere senza il suo aiuto.

    È questa la realtà italiana ed è fuorviante cercare di disquisire su quanto la semplice osservazione ci porta a concludere. Quali allora, le alternative? Su tale argomento le opinioni si intrecciano in maniera sempre più convulsa, coinvolgendo tutto il nostro "universo" culturale. Da parte nostra riteniamo che la loro realtà e capacità di apportare un contributo debba misurarsi nella qualità della loro trasparenza, nel farsi, cioè, specchio delle condizioni operative vissute quotidianamente. Allora, sotto tale ottica, non si potrà ignorare la necessità di riconsiderare in maniera nuova i rapporti tra banche ed imprese, affidando alle prime, compiti che non si limitino al semplice finanziamento delle seconde, quando esse sono divenute indispensabili per la sopravvivenza del sistema.

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Alberto Alessi

RICORDI DEMOCRISTIANI

 

    La prova migliore dell'ordine è la memoria, è per questa motivazione che ricordare pagine storiche della DC Siciliana, ai suoi albori, non è solo un onorevole esercizio mentale.

  La storia della DC, nella sua fase di partenza

in Sicilia, si vale di esponenti del mondo  cattolico di primo ordine: G. Alessi, Aldisio, Mattarella e Caristia.

  Ma è nel congresso del 16 dicembre 1943, tenuto a Caltanissetta, che è il primo in sede nazionale della DC , che si pongono le basi per una concreta costituente della stessa, anche a livello di oltre lo stretto.

  Le idee ricostruttive furono chiare e senza riserve.

  Un forte orientamento repubblicano, il fatto di essere Autonomisti perché Unitari, Unitari perché Autonomisti, una preferenza per il sistema presidenziale per rafforzare il potere

esecutivo, l'impostazione laica del partito, inserita però nel solco della tradizione del Partito Popolare Europeo, con una fortissima identità ideale e morale, e sociale.

La DC negli anni futuri cambiò strada, da movimento ideale che non si chiudeva in uno schema partitico, e si poneva come motivo di fermento , si cambiò in "un" partito politico e non nel "il" partito del popolo.

  Così il suo declino fu irrerendibile, ma non definitivo, perché la DC è una buona idea, che non tramonta mai.

Alberto Alessi

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Alberto Alessi

Piccole imprese:
l'amaro vantaggio
di essere piccole

 

   In un momento storico, come quello che stiamo attraversando, dove la grande imprenditoria di Stato, in uno a quella privata, sembra mostrare i segni evidenti di mia crisi che non scaturisce più da fenomeni congiunturali, ma che investe, invece, diciamo i valori esistenziali e la sopravvivenza di essa stessa, in m momento, cioè, dominato da un evolversi rapido di fenomeni imprevisti o di difficilmente prevedibili, ci sembra opportuno rimeditare la funzione svolta dalla piccola imprenditoria. E ciò, non tanto per tesserne le lodi o per essere decisamente campanilisti a favore di chi è ritenuto più debole, quanto per cercare di individuarne i limiti operativi, nell'attuale menato, oltre i quali l'attività imprenditoriale diventa elemento estremamente sofisticato, necessitante approcci ben diversi da quelli usualmente conosciuti dai piccoli imprenditori.

   Orbene, ci sembra opportuno sottolineare, come premessa logica ad ogni susseguente pensiero sa tate argomento, che l'impresa (in quanto tale) è organismo vivente formato da uomini, persone pensanti. non da automi, e che, inoltre con la sua attività, incide non solamente sulla vita dei suoi componenti, ma anche sulla dimensione socio-economica in cui essa si colloca, con tutti i fenomeni collaterali conseguenti. Dunque la necessità di certi collegamenti viari, di trasporto, di assistenza sociale, di rispetto ecologico, etc., e tutto ciò non certamente per spirito mecenate o per ideologia marxista, quanto per obiettive esigenze che ora si stanno scoprendo in tutta la loro drammatica necessità di essere affrontata.

  Ma che già l'ideologia cristiana, nel suo spessore sociale, aveva da tempo focalizzato. Ebbene, in questa dimensione in cui il sociale si fonda con il privato, l'economia con l'ecologia, la produttività con la dimensione umana, riteniamo che stia il fulcro della crisi che si abbatte sui grandi imperi industriali, sia privati che pubblici, incapaci di considerare l'uomo in una dimensione umana in cui egli

stesso si possa rendere conto della sua "funzione".

   In simile prospettiva, riteniamo che la piccola e media impresa, per non aver prodotto caratteristiche disumanizzanti, possa ancora giocare un ruolo tutto da scoprire nel nostro contesto economico.  E' chiaro, infatti, che pur dovendo essa affrontare vincoli ben precisi che apportano elementi di fissità nella sua attività si pensi all'impossibilità di attuare politiche dominanti nell'acquisizione delle materie prime, alla pari impossibilità di gestire in modo intercambiabile più mercati di sbocco; alla impossibilità di attuare strategie alternative in caso di gravi crisi congiunturali; alla scarsa forza contrattuale vantata, nei confronti degli Istituti di credito, ecc. si trovi sempre grandemente avvantaggiato, nei confronti di colossi imprenditoriali, per la dinamicità con cui si può affrontare situazioni impreviste o mutazioni nei gusti dei propri mercati di sbocco.

   Recenti studi, inoltre, hanno empiricamente evidenziato come esse riescano, meglio di tutte le grandi imprese, a dimensionare la loro attività alle effettive esigenze della clientela, sempre più richiedente prodotti personalizzati. Ecco allora, che sotto questa ottica, se è vero come lo è che le Teorie più avanzate di marketing tendano ormai a dividere i mega-mercato in una pluralità di micro-mercati ben individuati e individuabile, si scoprono spazi nuovi per la piccola e media impresa, specialmente in un tessuto economico, come quello italiano e del Mezzogiorno, in particolare caratterizzato da una lunga tradizione artigianale e da un' imprenditorialità notevolmente personalizzata.

   Allora è chiaro che la teoria dei "quanti minimi", che stabilisce la soglia dimensionale minima per ogni tipo di attività imprenditoriale, pur non essendo superata, certamente deve essere rivista alla luce dell'esperienza maturata in questi ultimi anni. Apparirà, inoltre, evidente come tante di quelle scelte di politica economica, che sono state fatte in questi decenni risultano svuotate dai loro contenuti miracolistici, dato che esse hanno prodotto solamente pachidermi immobili non facilmente dimensionabili con l'evoluzione dei mercati. Ciò proprio mentre la struttura imprenditoriale intermedia ha continuato a sopravvivere.

    E' necessario, pertanto, per il futuro, per il

nostro futuro in un contesto economico libero, rimediare coscientemente al ruolo della piccola e media impresa, cercando di dimensionare una politica di interventi tesa a valorizzare, in una situazione, quale quella siciliana attuale, in cui l'apertura di vasti   mercati medio-orientali ed africani può offrire una occasione unica che difficilmente si potrà ripetere. Ciò vuoi dire che, riconosciuto alle piccole e medie imprese il privilegio di essere non solamente il tessuto connettivante detta nostra economia, ma anche l'organismo capace di ottimizzare certe produzioni senza -tralasciare di rispettare la dimensione umana del lavoratore, si debba strutturare una politica di interventi capaci di porle in condizioni concorrenziali rispetto all'agguerrita campagna promozionale attuata dagli altri organismi sia nazionali che esteri.

   E' indispensabile, così, pensare a forme cooperative capaci di omogeneizzare la produzione su standard qualitativi elevati, che permettano di soddisfare vaste richieste provenienti dai mercati esteri; è necessario pensare ad organi centrali estremamente dinamici che sappiano individuare le tendenze di menato e, nel contempo, aprire nuovi mercati alla produzione locale; è indilazionabile porsi il problema del finanziamenti e dei rapporti con gli istituti di credito, che, stante l'attuate struttura, tendono sempre a sopravvalutare patologicamente le garanzie patrimoniali a scapito della redditività delle iniziative imprenditoriali.

    In tal senso sono nate in alcune città delle associazioni, nell'ambito di una apposita legge favorente tali organismi, avente come scopo quello di fare accedere i propri associati a finanziamenti bancari che, in altro modo, non sarebbero stati concessi. Ma ci torna l'atroce dubbio di considerare queste ultime iniziative come ancora scarsamente seguite o, peggio, utilizzate nel contesto uno stantio clientelismo oligarchico.

Concludendo, è nastro preciso pensiero che solo ed esclusivamente la puntuale e sollecita soluzione dei problemi anzidetti potrà aprire una nuova pagina di fulgida storia per la media impresa. Diversamente, malgrado i suoi pregi, essa continuerà a languire sin quando non precipiterà nel calderone delle imprese sovvenzionate. Ultima spiaggia di un corpo morto tenuto in vita solo ... dall'ossigeno pubblico.

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Alberto Alessi

Asinus asinum fricat

 

 Asinus asinum fricat
(l'asino gratta l'asino)

1.-  Destano meraviglia le supponenti dichiarazioni dello attuale vertice governativo, con le quali bollano le osservazioni di autorevoli costituzionalisti sulla legge elettorale e sulla abolizione dell'attuale forma del Senato, come poco attuali, poco intelligenti, di mano conservatrice e conservativa.

Per alcuni Ministri, Renzi compreso, solo le persone intelligenti possono comprendere le inziative salutari dello attuale governo.

2.- La fiaba di Andersen. Vorrei ricordare questa fiaba. Essa parla di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento.

   Un giorno due imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni.
   I cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo; ma per non essere giudicali male, riferiscono all'imperatore lodando la magnificenza del tessuto.
   L'imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, però, l'imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché.
 

Attribuendo la non visione del    tessuto a una sua indegnità, che egli certo conosce, e come i suoi cortigiani prima di lui, anch'egli decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
    Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla dì cittadini i quali applaudono e lodano a gran voce l'eleganza del sovrano, pur non vedendo alcunché, nemmeno essi, e sentendosi essi segretamente colpevoli di inconfessate indegnità. 
  L'incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida con innocenza: "ma il re non ha niente addosso !".

  Da questa frase deriverà la famosa frase « il re è nudo ! » .
   Ciononostante, il sovrano continua imperterrito a sfilare come se nulla tosse successo.

    Così si comportano alcuni nuovi Ministri di dubbia preparazione culturale.

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Alberto Alessi

Per una nuova riforma agraria multirazziale
in Sicilia

   La "specialità", di cui si parlava in Sicilia negli anni cinquanta, anni in cui avvenne il più rivoluzionario  cambiamento dell'Isola, è cosa di cui oggi si deve assolutamente discutere.

   Ci tentarono molti politici, a partire dall'eroico Giuseppe Alessi, (eroico perchè dovette lottare e pagare un prezzo di amore e di fedeltà all'Italia, altissimo - ancora oggi poco riconosciuto -)  e dopo di Lui altri uomini politici di cui emblematica- mente voglio citare solo Fasino,  per rispetto dell'età avanzata tra il gruppo   

dei fedeli alla D.C., ai suoi principi Sturziani Europei ed all'Italia, quando seppero avviare e concludere quella riforma agraria di cui Garibaldi aveva .
solo parlato in perfetta sintonia con lo statuto regionale finalmente rispettoso di questa terra . 

    Questa terra che, in quanto meta di tutti i disagi Mediterranei,  ha sempre offerto una sponda di arrivo ai grandi cambiamenti della storia, anche quando ha dovuto subire ripetute invasioni risolutive di guerre “improprie”, e non proprie, fino ad oggi sconvolta da esodi che la storia economica mondiale determina sempre a distanza.

   Tutto sempre a vantaggio della grande Europa che per premio la colloca sempre sul tavolo dei trattati come vittima sacrificale per farne vuoto a perdere, tanto i Siciliani hanno risorse di adattamento e stomaci capaci di assimilare la "fame". Sì, perchè oggi questa terra è la più disagiata a fronte del fenomeno della

Emigrazione Africana e sud Asiatica, tanto da non riconoscere le proprie
strade da una foto priva di didascalia.

   Un fenomeno in crescendo non previsto e troppo repentino che la sconvolgerà se la politica locale e nazionale non ne studia a fondo gli sviluppi e le sue conseguenze sotto il profilo economico e sociale, tanto da riuscire a capovolgere il prossimo dramma in opportunità internazionale.

   Credo che trovare la soluzione a tutti i risvolti del problema, anche nel contesto delle emergenze di natura sanitaria derivate, sia una priorità assoluta.

   Propongo di affrontare gli aspetti di una nuova riforma agraria multirazziale in questo contesto territoriale che dia nuove occasioni culturali da esportare nel rimpasto di una nuova visione Europea, ripartendo dai frammenti dei latifondi, poi abbandonati dai nostri emigranti sulla via dello sviluppo industriale continentale.     
                               ALBERTO ALESSI

 

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Alberto Alessi

A proposito dell'Intervista di Mentana a Grillo,
sulla UCRAINA

  Non sappia il tuo lato destro
cosa fa il lato sinistro

  Esemplare la intervista televisiva di Mentana a Grillo, là dove lo stesso codifica "l'intervento" del popolo di Kiev una prepotenza, una ferita alla democrazia, una violenza contro chi fu eletto con elezioni libere e la decisione del popolo di Crimea un esempio nobile, una espressione di libertà, compiuta con l'annessione alla amata Russia.
    Grillo, poi, vede nella decisione del popolo di Kiev una maligna intromissione di forti e discutibili

.
"poteri" stranieri che ne hanno condizionato la scelta, ed invece nelle piazze della Crimea solo uno sconfinato amore per la storia e la tradizione del popolo russo, è stata l'unica molla del voto plebiscitario.     Dunque, secundum Grillum, il governo russo si è ben guardato dall'intervenire; e i carri armati della potente Russia, sfilati minacciosamente per le vie della Crimea, erano solamente fiori nascosti tra i cannoni: perfetto !
    Mentre il popolo della Ucraina va condannato, il Popolo della Crimea va esaltato: due pesi, due misure. Sempre secondo Grillo, il popolo della Ucraina non è libero, quello della Crimea è l'emblema della libertà ?!
    Si ha la sensazione che l'analisi di Grillo zoppica, è infatti incoerente, ma  è noto che lo stesso, a volte,
spara stupidaggini, ma le sa dire
.
meravigliosamente anche se in modo strabico.

   Peccato che Grillo abbia completamente dimenticato la posizione storica della Russia nei confronti dell'Europa, e che è stata sempre di amore-odio, risalente allo Zar Pietro il Grande: vale dire restare russi, ma con una finestra sul mare, in occidente, e che sono in qualche modo due cose conflittuali per la salvaguardia delle tradizioni russe, dalle contaminazioni europee.
   Quel sogno, iniziato nel 1700, si realizzo' in duecento anni con l'arrivo dei russi sul mare Baltico (vedi San Pietroburgo, addirittura fatta fare da architetti italiani) e in Crimea, e qui anche con notevole beneficio per l'Europa, perché protettiva dalla espansione ottomana verso l'Europa, in quel cantone.   ALESSI

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Alberto Alessi

Moderati,
attenti a Voi !

  Oggi, dichiararsi "moderati" nella vita politica, e non solo, può essere un errore, anche perchè l'elettore ti guarderebbe di traverso , esasperato come è.
   Oggi hanno successo e consenso i politici che partecipano nel teatro della politica, come se fosse quello del "Grande Fratello": più si è originalmente sguaiati, più radicalmente

.
offensivi, più teatralmente presenti, più vieni considerato credibile: è incredibile !!  Essere moderati significherebbe, così, essere inutili, fuori moda, vecchi o, peggio, rimbambiti.
   Oggi il vizio è scambiato per virtù; le buone maniere, per chi le manifesta, significano essere smidollati; la pratica di difendere e cercare di fare esercitare i diritti altrui, perdita di tempo.
   Bisognerebbe inziare da capo, e sarebbe buona cosa ripristinare nelle scuole la educazione civica.

  Non basta riparare gli edifici scolastici fatiscenti, questione di rilevante importanza, perchè mens sana in corpore sano, ma bisogna incidere nella mente dei giovani, chè essere educati civilmente, significa diventare

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buoni cittadini, ossequienti alle leggi ... e civiche: tutto ciò è di primordine.
    Quelle che possono sembrare piccole cose nella vita, a distanza di tempo, alla luce dei valori conquistati si riveleranno grandi.

   E in questi tempi di disgregazione economico-sociale, i ragazzi di oggi, un giorno uomini, si troveranno di fronte a delle responsabilità che affronteranno con consapevolezza, determinazione e moderazionne e competenza.

Bisognerebbe che gli italiani fossero quel ch, tempo fa, furono le vecchie generazioni:
un popolo che ha ricostruito il propro Paese con la forza delle proprie idee e la coerenza delle loro azioni.                     Alberto Alessi

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EDIZIONI PRECEDENTI

Alberto Alessi

Il Congresso
CDU
a Roma

Aspettative

    Il 14 e 15 marzo 2014 a Roma, presso l'Hotel Sheraton si è svolto il Congresso Nazionale del CDU. Congresso molto importante, perché i promotori, l'On.le Tassone alla testa, promettono una svolta incisiva anche nei rapporti con l'UDC, e un chiarimento nel programma e nelle alleanze.

   Quello che si è compreso che le varie anime che si richiamano alla onorata DC non possono essere chiusi in tanti diversi recinti, ma bisogna ricostruire l'unità senza riserve o diritti o diffidenze.  Non c'è nessuna corsa per chi deve essere il primo, perché un piede solo non traccia un sentiero ed il sentiero va ritrovato.
    E' necessario, però, non dimenticare il passato, onorandolo, e restare al contempo aperti alle novità sia di carattere politico che sociale e culturale. I Democristiani devono partecipare alla vita pubblica per partecipare a frenare l'enorme dissipazione di risorse umane e naturali, contro la moda corrente di considerare il libertinaggio per la libertà, la dissolutezza per licenza politica, il caos per
genio e lo sfrenato egotismo per opera artistica e combattere contro chi ritiene la negazione della virtù e l'edonismo estico ed etico una onorevole distrazione professionale.
   Io penso che la novità più forte è quella di tornare alle radici, alle origini, a quel grido di libertà e di coerenza, patrimonio dei padri fondatori. Riunificare non i cattolici ma tutti coloro che sono rimasti democristiani è un compito oneroso ed urgente che dovrebbero assumere i vertici delle varie organizzazioni democristiane per contribuire a rifare il XIX congresso DC con serietà e vigore.

Il Paese ha bisogno "del" partito del popolo e non di "un partito del popolo" perché l'Italia ha urgenza di avere un nuovo Rinascimento.

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Alberto Alessi

Espellete,
espellete…
qualcosa
rimarrà.

   Continua la epurazione di coloro, nel movimento dei grillinI, che dissentono di una virgola dai capi supremi, anche per decisione divina: Grillo e Casaleggio.

 

   E’ proprio vero che tra il sublime ed il ridicolo corrono pochi millimetri e nel movimento 5 stelle il dato democratico è distante miliardi di chilometri dal modo di pensare ed agire dei loro fondatori.

C’è un cupo “dissolve” nel Movimento, che è un elemento fondativi dello stesso, un modo di essere che è spaventoso.

Ma il confronto di idee, la dialettica, sono il sale che fa crescere il consenso nei partiti e nei movimenti;

la mancanza  del dialogo non è un dato di intelligenza, ma di stupidità, di mancanza di un vaglio culturale; ma tentare di cambiare chi vuol fare il sordo non è difficile, è inutile.

Fare comprendere ai Grillo e ai Casaleggio di turno che esistono delle norme di convivenza basilari e che coltivare la libertà, anche quella di espressione nello eletto del popolo, è una garanzia, perché il suo mandato sia svolto correttamente, è perdita di tempo, perché essi sono “l’assoluto, la verità, la luce”…, sì ma del nulla.i

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Alberto Alessi

NCD:
"Pacta sunt servanda"

   Appena il governo neonato Renzi ha emesso il primo vagito, già da parte del NCD si è gridato: "i patti bisogna onorarli" ! Dopo tante promesse e premesse, ora i nuovi Ministri e lo stesso Presidente del Consiglio, che hanno desiderato la bicicletta, devono pedalare e scalare le montagne, altrimenti i giorni della collera nel nostro Paese si moltiplicheranno

a dismisura; come potranno crescere i consensi a 5 stelle, movimento che ondeggia con il sostenere temi cari alla estrema sinistra con quelli post industriali, ma con un capo onnipresente e onnipotente, che si dichiara "diverso" e che vuole imporre le sue regole "diverse" agli eletti e agli elettori del suo movimento: ipse dixit.

  Non va sottovalutata la circostanza che in Europa stanno prosperando movimenti che dichiarano le istituzioni europee inadeguate, elitarie, lontane dai bisogni dei popoli, intrusive e che non assicurano pace e prosperità.

   Ora, uno dei punti primari di Renzi, e dei suoi Ministri competenti, sarà quello di legittimare le istituzioni europee e renderle più democratiche, meno fragili, rivisitandole e ripensandole , reinventando nuove soluzioni, non populiste.

   Oggi la posta in gioco è tra una futura società "civile" ed una società "incivile", cioè percorsa da inquietudini incolmabili, priva di ideali e di valori, e senza speranza di riforme esemplari.

   Tutti i cittadini in buona fede sono chiamati a dare il loro contributo, perché il destino futuro non è nelle mani di "pochi", ma dei "più".

                              Alberto Alessi

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A. Alessi,  "Utili idioti" e "inutili idioti"



E' interessante riflettere sui complimenti che Berlusconi ed Alfano si sono amorevolmente scambiati pubblicamente. Berlusconi ha osservato che Alfano e tutti i senatori e i deputati che lo hanno abbandonato sono "utili idioti" al servizio della sinistra.

.Cioè la sinistra se ne serve e loro la servono, ma con utilizzo delle loro idiozie.
Alfano, invece, dichiara che i senatori e deputati rimasti fedeli a Berlusconi lo servono, ma inutilmente con le loro idiozie, e perciò (secondo lo stesso) sono inutili idioti al servizio della sinistra.
Facciamo il punto della situazione. Obiettivamente Alfano e i suoi sodali, senza Berlusconi, non avrebbero fatto carriera politica ed in tutti questi anni lo hanno sempre dichiarato apertis verbis, ed Alfano in particolare ha sempre cantato
le lodi,  esaltando le virtù umane, imprenditoriali, politiche e sociali di Berlusconi per venti anni.

La domanda da farsi è la seguente: Alfano come si è considerato in questi lunghi anni di collaborazione con Berlusconi ? Inoltre, il suo è un gesto di abiura, un pentimento tardivo, un atto penitenziale ? Da parte sua Berlusconi, quando sceglie i suoi figli prediletti politici, quale criterio di valutazione adopera, visti i risultati finali ?

Ai posteri, l'ardua sentenza !

Alberto Alessi

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La storia del nome:
Democrazia Cristiana

2 feb. 2014, pagina inedita

 A. Alessi: Desidero ricordare una pagina inedita della storia della DC, descritta da mio padre, l'allora giovane avv.to Giuseppe Alessi.

" Luglio del 1943. Eravamo pochi, pochissimi ci conoscevamo appena: ma ci siamo riconosciuti subito, nel fiore delle speranze, nelle decisioni che apparvero. in modo singolare, omogenee, dall'uno all'altro capo dell'Isola."

"Settembre-ottobre del '43. Siamo il primo partito che organizza e celebra un Convegno Regionale e nazionale, nel mio studio a Caltanissetta. Aldisio, che aveva tenuto, in affettuoso silenzio, le fila invisibili della rete dei cattolici siciliani, diede per ogni provincia un gruppo di nomi e le persone furono chiamate a raccolta. Il Convegno si tenne a Caltanissetta.
Voglio ricordare una pagina assolutamente inedita . Si era in ansiosa attesa: chi sarebbe riuscito a superare le difficoltà logistiche di quei giorni per raggiungere Caltanissetta ?

   Intanto che con Aldisio coordinavamo la notizia che Mattarella ci inviava da Palermo, andavamo intrecciando ricordi , valutazioni, programmi.
    E come chiameremo il nostro Partito ? Aldisio risponde: "Partito Popolare Italiano".      Ma non si va delineando per i cattolici una nuova, avanzata, trincea ?
    Le vicende parlamentari del Partito Popolare Italiano non limitano, in qualche modo, la intelligenza che tutti dovremo avere della nostra azione ?
   Non le pare meglio chiamarci "Partito Cristiano Sociale ?"
    Le due definizioni apparvero insufficienti: l'una troppo sintetica, l'altra troppo analitica; ed ecco che, ognuno per se, ma insieme d'un tratto, ci trovammo d'accordo nel sottolineare il fondamentale concetto del nuovo regime: "la democrazia", in contrapposto alla dolorosa esperienza del ventennio, quanto al passato, e in contrapposto all'altra più tragica che si profilava per via dell'incombente dittatura comunista.
    Dunque, siamo innanzitutto, la "democrazia"; ma la "nostra" democrazia, quella che discende dalla ispirazione religiosa e sociale del cristianesimo. Chiamiamoci: "Democrazia Cristiana", … dicemmo quasi a una voce.
   Ma non ci impegnamo troppo ? Sarà consentito ? …. Di lì a qualche minuto la suggestione del termine ci legò al suo incantesimo , non ce ne liberammo più e l'indomani, al Convegno parlammo di "Democrazia Cristiana"; e con nostra gioia constatammo che nessuno dei presenti aveva un proposito diverso.

   Dopo qualche mese, si ebbe notizia che, a Roma, De Gasperi organizzava già la "Democrazia Cristiana" in un piano attivo e formale. Strana e mirabile coincidenza !
  Da tutte le parti dell'Isola, e Roma e fuori, i cattolici italiani avevano deciso, senza consultarsi, ma quasi per una spontanea emergenza dell'animo, di intitolare ad un nome solo lao loro formazione politica:
      la DEMOCRAZIA CRISTIANA".

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Fonte: La Democrazia Cristiana dal 1943 al 1953, ed. Comitato Regionale della DC, Regione Sicilia, Palermo 1953

* Aldisio, Ministro dell'Interno nel Governo Badoglio, 1943

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ON. Dott. ALBERTO ALESSI, La DC

 1.- LA DC NUOVA: MOTIVI PER ESISTERE. Si parla della DC, che è "il" ( e non "un" ) partito del Popolo, come una storia archiviata.
  La verità è che non vi è mai stato un problema della DC, poiché la DC è una buona idea e le idee buone non tramontano mai.
  Vi è, invece, un problema dei democristiani, molti dei quali, vilmente o per meschine convenienze o per paura, hanno abbandonato la DC, congelandola viva, e pensando, così, di archiviare una storia onorata di un partito la cui democrazia doveva discendere dalla ispirazione religiosa e sociale del cristianesimo.
Torno sulla idea buona: essa è che il contributo unitario dei cattolici alla soluzione dei problemi dell'Italia è fondamentale, e questo l'abbiamo visto nei tempi più difficili dell'Italia.

   Ora alcuni volenterosi hanno voluto costituire, in attesa del ritorno della DC con lo scudo crociato usurpato da coloro che si sono sempre serviti della DC e mai l'hanno servita, la DC NUOVA e non una NUOVA DC, cioè non un nuovo partito. Insomma, una DC ammodernata, fortemente regionalizzata, senza più clienti, ma aderenti con la partecipazione attiva di tutti coloro che vogliono essere se stessi, cioè sono quelli che erano e che non hanno paura del proprio coraggio e che vogliono combattere la indifferenza, la noia, la rabbia e l'egoismo, convinti che l'uomo vincente trova sempre una strada, il perdente trova invece una scusa.

2. LE PROSSIME ELEZIONI: COSA E' POSSIBILE FARE ? La regionalizzazione della dc nuova non è meramente indicativa, ma sostanzialmente politica e seriamente organizzativa. Per le competizioni elettorali future comunali, provinciali e regionali, gli operatori politici locali possono presentare la lista DC nuova, mettendosi in contatto con la segreteria organizzativa nazionali (valentia 338 6410250 , fax 06 4865930, mail assvalentina@libera.it, per le procedure di rito) , per le nazionali per le determinazioni bisogna attendere qualche settimana, perché la situazione è la seguente: tutto a posto e niente in ordine. Per le elezioni europee, in base alla normativa vigente, c'è uno sbarramento del 4% .

3. ISCRIZIONI, LOGO e STATUTO.  Abbiamo completato l'iter procedurale per la presentazione del nuovo logo della DC NUOVA al Ministero, e la pubblicazione del sito della DC NUOVA in Internet (vale dire: http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it. ).
  Nel sito e' possibile trovare, gia' nella prima rigo in alto, il Modulo per le nuove iscrizioni e lo Statuto.
  In questo statuto si innova il sisteme elettivo, rispetto a quello della DC storica, per non ricadere più nel meccanismo del Manuale Cencelli, che aveva fatto della DC un "partito delle tessere" e delle "correnti", quasi una proprietà privata di pochi gruppi coalizzati. Alberto Alessi

NINO LUCIANI, LETTERA A MARIO TASSONE
dopo le sue riflessioni su Facebook
(Clicca su: Tassone")

     Caro Tassone,
ho visto su Facebook le tue riflessioni (sotto riportate): una sul convegno di Roma di Fontana e Bonalberti, e una sul nuovo progetto di legge elettorale.
  1) Circa la prima, tu concludi: " Per i prossimi giorni e' già convocato il tavolo di consultazioni, mentre il CDU sta predisponendo, per la metà di febbraio, il suo congresso nazionale, dal quale dovrà venire fuori una forte spinta per questo processo unitario".
   2) Circa la seconda, tu mostri delusione per la legge elettorale di Renzi e Berlusconi.

   E' generale convinzione che il tipo di "federazione", di cui riferisci nella prima riflessione, non potra' funzionare elettoralmente (dopo la attesa legge):

  a) perche' , tra i sottoscrittori, ve ne sono alcuni che puntano ad affluire nella UDC (Mauro, e i collegati Bonalberti e Fontana), e altri ancora puntano a sinistra, ossia verso strade diverse dalla tua;
  b) e perche' non c'e' posto in mezzo al PD e FI, e dunque la sceltra degli elettori sara' (alla fine) solo "tra due".
   La situazione (che  ne deriva) non aiuta il tuo congresso, che invece dovrebbe essere un punto di richiamo forte, per il rilancio dei valori DC, tramite il CDU.

   Suggerirei, pertanto, di procedere senza ulteriori indugi:
1) ad un patto tra le schegge DC, che sono omogenee, dal lato della collocazione politica.
2) e che i nuovi federati alzino il tiro, e dichiarino:
   - che puntano alla rianimazione della DC (e per questo sostengono la riconvocazione del XIX congresso, decisa dal Comitato di Lisi e Cugliari il 18 gen. a Roma, al quale ho letto il tuo messaggio);
  - che vantano diritti di sovranita' sul centro-destra (in turbolenza e senza piu' molte aspettative, vista la situazione giudiziaria e l'eta' avanzata del leader di FI), memori che quello fu l'elettorato DC fino al 1993.

   Dobbiamo fare come gli inglesi, quando (avvicinandosi alle isole dell'oceano) dichiaravano che la corona inglese vantava diritti di sovranita' su di esse e le occupavano.

   Torno all'importanza di un messaggio di impatto mediatico forte, sul centro destra, (forte perche'  fondato su forze omogenee, e alza il tiro).

   Macchiavelli ci aveva insegnato che non importa che il principe sia "lione", ma che faccia credere di esserlo.
   Oggi il  linguaggio ambiguo dei vecchi DC non soddisfa piu' !

  
  E' tempo di scelte sul lungo periodo:
  1) dovranno esserci solo due grandi partiti (ma con modalità che incentivano la fusione dei piccoli);
  2) Il Presidente del Consiglio dovrà essere eletto direttamente dal popolo, come negli Stati Uniti, e non rispondere più ai partiti (in quanto sempre ricattato, grazie al meccanismo della fiducia parlamentare);
  3) il parlamento dei partiti dovrà fare solo le leggi e i regolamenti parlamentari dovranno impedire i frazionamenti dei due gruppi dopo le elezioni.
                                                               Cordialmente. Nino Luciani

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LE RIFLESSIONI DI MARIO TASSONE SU FACEBOOK

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MARIO TASSONE,

1) Una sintesi del convegno, di Fontana e Bonalberti
del 18-19/1/2014


2) Ricredersi sulla nuova legge elettorale

 

Facebook, 21/1/2014

Una sintesi del convegno
di Fontana e Bonalberti del 18-19/1/2014

    È tempo di tirare fuori dall'oblio quanti si richiamano all'esperienza dei cristiani democratici, di porre termine ad una inconcludente dispersione e di dare vita ad una forza dove convergono quanti intendono interrompere l'errata teoria di chi riteneva, nel 1994, ormai terminata l'esperienza dei cristiani democratici.
   Tutto questo e' emerso nel corso della due giorni organizzata a Roma, il18 e 19 gennaio dall'associazione Democrazia Cristiana.
    I lavori sono stati aperti dall'on. Gianni Fontana, mentre le tavole rotonde sono state coordinate dall'on. Publio Fiori e dal sen. Ivo Tarolli e hanno visto la partecipazione, fra gli altri, del sen. Eufemi, dell'On. D'Agro', dell'On. Gemelli,   del dott. Attilio Lioi e del dott. Massimo Ripepi.
   Sono intervenuti anche il ministro Mario Mauro e l'on. Dellai che hanno fatto degli interventi interessanti, ma che hanno lasciato in ombra il percorso che intendono seguire dopo l' esperienza con Scelta civica.
    La sessione conclusiva e' stata coordinata da me e nel mio intervento non ho trascurato di indicare prospettive e il ruolo del CDU, che in questi mesi si è impegnato, con grande determinazione, nella ricomposizione della diaspora della Democrazia Cristiana.
  
Il documento conclusivo e' stato letto dall'on. Fontana che, proprio nello spirito dell' Appello ai liberi e forti di Sturzo, prevede un tavolo di consultazione permanente, che dovrà portare al più presto alla definizione di una federazione dei cristiano-democratici.
    Il documento e' stato sottoscritto dalle varie organizzazioni intervenute, ma è stato lasciato aperto a nuove adesioni che sono già in corso.
Per i prossimi giorni e' già convocato il tavolo di consultazioni, mentre il CDU sta predisponendo, per la metà di febbraio, il suo congresso nazionale, dal quale dovrà venire fuori una forte spinta per questo processo unitario.

Facebook, 21/1/2014

Ricredersi sulla nuova legge elettorale

     Chi pensava che la nuova legge elettorale potesse essere l'occasione per ripristinare la democrazia ,dopo venti anni dalla sua sospensione, si deve ricredere.
     L'accordo tra Renzi e Berlusconi persegue un rafforzamento del bipolarismo e dei partiti maggiori penalizzando fortemente i partiti "minori" che, ricordiamolo, esistono non per ricattare, ma per rappresentare quel 30% circa di elettori che li vota. 
    Questa fu la forza della Democrazia Cristiana, che assicuro' rappresentanza a tutte le espressioni sociali.
   Ora siamo ovviamente nella logica del mattarellum e del porcellum. Le preferenze non ci sono perché , si afferma, le liste ristrette sono riconoscibili, ma a designare i candidati sono e rimangono le segreterie dei Partiti.
   Gli elettori sono espropriati ed è risibile la motivazione secondo cui le preferenze aumenterebbero il clientelismo e la criminalità . Se questo ragionamento fosse valido, non so dovrebbero più fare opere pubbliche e altri interventi di spesa, perché negli appalti si possono inserire clientele e mafie. Il fatto vero e' che non si vogliono le preferenze perché i prodotti della politica degli ultimi 20 anni hanno perso il contatto con il territorio e con i cittadini.
   Secondo noi è ancora alto il premio di maggioranza e mina un principio fondamentale della Costituzione, che è quello della rappresentanza .
    Infine non c'è , in fondo, uno scontro sulla legge elettorale ma sostanzialmente, uno scontro tra due visioni della società e dei concezioni della democrazia, della libertà e dei diritti . Si va, quindi, verso la conferma di una democrazia bloccata, del rilancio delle oligarchie, di una libertà condizionata e di una politica di giustizia e di equità sempre più evanescente e affidata ai grandi poteri, che sfuggono al controllo delle istituzioni della democrazia rappresentativa, rese sempre più deboli e svuotate .

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EDIZIONI PRECEDENTI

Verso la ri-convocazione del XIX Congresso della DC storica
che era stato "sospeso" dal Tribunale Civile di Roma

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Raffaele Lisi

Giovanni Fontana responsabilizzato verso lo sfascio DC, che aveva creato ultimamente.

Il COMITATO NAZIONALE ex-art. 39 del Codice Civile
convoca a Roma per il 18 gen. 2014 un incontro dei dirigenti territoriali
PER  PROGRAMMARE  LE  FASI  DEL  CONGRESSO E RIORGANIZZARE LA DC
(Clicca su : http://www.comitatonazionaledc.it/  )

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Alberto Alessi

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ARGOMENTI   DEL GIORNO, TRA  I  DEMOCRISTIANI
1.- Il "patto federativo dei centristi" di Bonalberti e Fontana, in alternativa alla DC storica, oppure
2.- La riconvocazione del XIX congresso della DC storica, da parte del Comitato Nazionale di Lisi ?


In queste settimane, siamo stati raggiunti :
    1.- da Lettera di G. Fontana, che riconvocava la sua Associazione per il 17 gen. 2014, alla vigilia (18 gen.) del lancio del "patto federativo" proposto ai centristi, in alternativa al partito della Democrazia Cristiana;
        e da Lettera di R. Lisi, che convocava per il 18 gen. 2014, a Roma, in via Lucullo 3, il Direttivo Nazionale del Comitato ex-art. 39 c.c. per la riconvocazione del "XIX Congresso Naz.le Straordinario e riorganizzare la DC, dopo la sentenza n. 25999 della Cassazione.
    2.- da un Socio della Associazione di Fontana, che chiedeva:" C'è incompatibilità tra l'Associazione di Fontana e il "partito ponte" della DC Nuova di Alberto Alessi ? Ne parliamo, avendo in mente le riforme del Governo sulla Costituzionali e sulla legge elettorale.

    1.- L'interesse primario dell'Italia. L'Italia è, dal 1992-94, in cerca di riforme costituzionali per avere governi di legislatura, che (come negli Stati Uniti) rispondano direttamente al popolo, per risolvere i suoi annosi problemi strutturali.
   Di queste riforme la Democrazia Cristiana storica si era fatta carico verso il suo termine (Seminario di Villa Miani, 1988), ma senza risultati, azzoppata da alcune correnti "deviate" che anteponevano gli interessi personali a quelli della DC e dell'Italia (si vegga "Mani pulite").
   Oggi queste riforme sono riprese dal governo Letta, entro il 2014, per l'ultima salvezza.
   a) Fatta la premessa, domando: detto "patto federativo" come è collegato con questi impegni del governo Letta ? (Detto a parte, "federativo" viene da foedus che significa "patto", per cui "patto federativo" diviene "patto pattizio". Perché la stessa cosa due volte, quasi che una sola non convinca ?).  Quanto ai "presunti "centristi", essi sarebbero (come si desume da una lettera di Bonalberti): "P. Fiori, M. Tassone, M. Mauro, L. Dellai, A. Olivero, Alfano, Giovanardi, Formigoni, Quagliariello, Cicchitto e Sacconi, Tabacci e Pisicchio, Amici dell'UDC, Amici del PD".
    I "proponenti il patto" sembrano ipotizzare che, grazie alla "unione", i centristi potranno sopravvivere, magari infilandosi tra le smagliature della prossima legge elettorale (sistema maggioritario a doppio turno, con ballottaggio al secondo turno; legge elettorale dei sindaci del 1993).
   Osservo che, con la legge elettorale a doppio turno, le cose non funzionano cosi'. Nel 1993 (quando arrivò la nuove legge per i sindaci), ci furono in Italia molti "patti scritti" tra partiti e associazioni civiche moderate (trovatesi orfane, dopo la dissoluzione dei partiti del centro-sinistra: ex-DC, ex-socialdemocratici, ex-repubblicani, ex-liberali …), e che giurarono di fare lista unica. Ma poi, al solo annuncio della imminento elezioni, il castello si squagliava , perche' all'improvviso i pattisti facevano a gara, uno dopo l'altro, per offrirsi ai due partiti più grossi, presunti contendenti finali (a destra e a sinistra). Fu un suicidio collettivo.
   Il motivo è che, nel sistema a doppio turno, alla fine la scelta dell'elettorato è solo tra i primi due partiti piu' grossi. Pertanto, questi non hanno neppure il problema di offrire qualcosa ai piccoli, per catturarne qualcuno, in quanto (alla fine) essi si troveranno obbligati a votare per uno dei due (a secondo dell'orientamento politico), pena l'emarginazione piu' totale dalla politica locale, se il preferito (presunto, maggiore) non avesse vinto.
   Concludo: le anime della DC, per salvarsi devono pensare validamente: o si fa la DC in grande o si muore, e questo ci riporta alle ragioni del Comitato Nazionale di Lisi, che vuole riconvocare il XIX Congresso.
    Oggi, c'e' la circostanza che Forza Italia (il bacino a cui, nel 1994, confluì la gran parte dei democristiani) e' in stato di riprogettazione del proprio essere, in considerazione del fallimento del programma liberale su cui era impegnata a suo tempo, e dell'avanzare del suo fondatore verso un'eta' avanzata.
   E c'è la circostanza che anche il PD ha solo rinviato il proprio riassestamento, considerato che il neo-segretario non è la espressione valida della sinistra storica italiana, che è "di sinistra" soprattutto perché tutti (anche la gente comune) vogliono partecipare alla discussione e contare..   
   Torniamo alla DC. Il traguardo verso la DC storica richiede un tempo, per cui diviene una esigenza creare un  partito ponte (la DC Nuova di Alessi) per la sua immediata operatività di fatto, sia pur provvisoria. Questo merita tanto più l'attenzione in quanto il partito ponte non ha la pretesa della "esclusiva", e vuole anzi concorrere con altri alla costruzione di una confederazione ponte, con tutte le anime sparse della DC.
   Parrebbe, a questo punto, che l'obiettivo della Confederazione si trovi sulla stessa lunghezza d'onda del "patto federativo" di Fontana e Bonalberti. Non è così, per il motivo che questo "patto federativo" vuole essere alternativo alla DC. Infatti, il 14 nov. 2013 Fontana ha detto e scritto ai suoi soci: "…cari amici, dico che da oggi dobbiamo porre termine ai piagnucolamenti e ai rimpianti intorno alla Dc che non c'è più. La Dc fu grande e poi è scomparsa per la complessità della situazione storica che viveva, ma anche per nostre responsabilità precise, pur se diverse da persona a persona. … noi non adoriamo feticci o simboli o ricordi o nostalgie o sigle o nascosti desideri di rivalsa. Questo abbiamo il dovere di dire". Dunque il patto federativo dei centristi è alternativo alla DC.

  b) Prendendo, infine, in considerazione le riforme costituzionali, le difficoltà per i piccoli partiti sono ulteriormente più impegnative: qui la partita si gioca sulla elezione diretta del Premier, e sul fatto che ci sara' una sola camera legislativa (vale dire, meno seggi).
   Si deve chiarire che il sistema politico parlamentare (quello che, dal 1948, fa dipendere il governo, dalla fiducia del parlamento) funziona bene se in parlamento ci sono grandi partiti con un alto senso dello Stato ed in competizione tra loro, cosa che ci fu in Italia con la DC e il PCI, fino agli anni '70.
    Successivamente, questi pilastri cominciarono a incrinarsi, perche' i due addivennero ad accordi di potere, che in qualche modo ne allentava la dipendenza dal popolo (vedi "compromesso storico" e ripartizione dei poteri dello Stato tra i due: una parte dei poteri dello Stato (es. la sanità, e il potere legislativo in molti settori) veniva trasferita alle Regioni (diciamo, dati al PCI). Da questo momento sarebbe anche subentrata la strumentalizzazione della funzione pubblica per la cattura dei voti, come pratica generalizzata e tollerata, con le  conseguenze sui bilanci, che conosciamo oggi.
    Il recupero della degenerazione della rappresentanza parlamentare fu rimediato con leggi elettorali bipolarariste, sulla base di maxi-accordi elettorali, ma che poi si frantumavano in più gruppi parlamentari. In altri termini, da anni il parlamento è invaso da partiti-bande (non tutti), senza il senso dello Stato, per cui in futuro il Governo dovrà interfacciarsi direttamente con il popolo, e il parlamento avere solo funzioni legislative.
  c)  Si deve, infine, chiarire che il bene e il male fanno parte dell'uomo, e che il male tende a prevalere sul bene se vengono meno i giusti meccanismi, che scattano automaticamente a salvaguardia del bene.
    Nel sistema politico democratico (oltre la buona educazione, che dev'essere sempre alla base di tutto), la soluzione migliore è che il capo del governo sia eletto direttamente dal popolo per una durata prefissata (4…, 5 anni), e che ci siano due soli grandi partiti, in modo che il popolo possa invertire direttamente la maggioranza, alla scadenza della legislatura, se insoddisfatto del governo in carica.
   Va anche tenuto conto che, dopo le riforme costituzionali, servirà una grande coesione sociale per fare candidature alte a Capo del Governo e che, dal nostro punto di vista, la strada migliore è quella dei grandi filoni cattolici e liberali della storia d'Italia. In questo senso, il riferimento alla DC resta una esigenza in più di quadro alto, sia pure da proporre con la necessaria umiltà, ma anche forza, che ci viene dalla consapevolezza degli errori passati.
   Tuttavia, non va sottovalutato che, ultimamente, ha preso fiato chi vorrebbe dare la priorità alla riforma della legge elettorale. Sia chiaro che la stabilità del sistema politico rimarrebbe zoppa, perché (rimanendo il meccanismo della fiducia parlamentare al governo), il governo dovrebbe ancora rispondere ai partiti, non direttamente al popolo.
   Torniamo al "patto federativo dei centristi", proposto da Fontana e Bonalberti. Penso che esso sia una soluzione inadeguata, oltre che auto-lesiva.

2.- Veniamo alla domanda: "C'è incompatibilità tra l'Associazione di Fontana e il "partito ponte" della DC Nuova di Alberto Alessi ?
    In via preliminare, segnalo che per la riunione dell'Associazione del17 gennaio 2014, al punto 2 dell'ordine del giorno ci sarà: "Modifiche dello statuto dell'Associazione".
   Metto in chiaro che, se Fontana volesse trasformare l'Associazione in un partito politico, le mie dimissioni da socio fondatore sono sicure, in quanto esso sarebbe un secondo partito dentro l'Associazione, dopo quello gia' fatto (il partito di Alessi) e depositato all'Ufficio del Registro il 13 nov. 2013.
   Se questo accadesse, risulterebbero anche cambiati gli obiettivi della Associazione, ed egli dovrebbe restituire le quote associative (€ 300) a tutti quelli che non ci stanno.

   Non solo questo. Al momento della decisione del Tribunale di sospendere gli effetti del XIX Congresso, l'Associazione e il Partito ponte di Alessi furono subito proposti come due modi di riempire (sia pure in modo diverso) il conseguente vuoto politico. 
  Al tempo stesso fu subito deciso, alla unanimità (6 aprile 2013) che l'azione per la riorganizzazione della DC doveva proseguire assolutamente. Il 1 giugno 2013 ci fu, poi, a Bologna un patto scritto, firmato da Fontana (e che ho gia' inviato a tutti alcune settimane fa), secondo cui si sarebbe fatto l'Associazione subito, e il partito ponte a settembre, poi da lui rinviato a dicembre, poi rinviato a gennaio, fino a creare una situazione inaccettabile, che ha messo Alessi in condizioni di dover agire, dato il pericolo che, in caso di elezioni politiche anticipate, la DC non potesse presentarsi, come già avvenuto nel febbraio 2013.
    Altra domanda. Poiché la sospensione degli effetti del XIX è stato un grande trauma per il popolo DC, è rimasta l'esigenza di una spiegazione chiara, distinguendo le motivazioni "ufficiali" del Tribunale, dalle motivazioni sottostanti "vere" dei ricorrenti, anche allo scopo che il Comitato Nazionale non ricada negli stessi errori.
   Ricordo che a Firenze, il 25 nov. 2913, Fontana ha accennato pubblicamente a gravi litigiosità post-congressuali, legate al recupero del patrimonio. Risulta, poi (da fonte certa), che i detti ricorsi furono presentati solo pochi giorni dal termine utile.
   Questo significherebbe che Fontana si è occupato del recupero del patrimonio prima della scadenza dei termini suddetti ?  Si è tenuto conto delle circostanze attenuanti della dispersione del patrimonio, considerato che esse hanno avuto luogo sulle spoglie di un "presunto morto", e che in 20 anni erano avvenute tante cose … ?
   Non solo questo. Il recupero del patrimonio e' davvero vitale per la "riorganizzazione" della DC?
   Quanto meno la cosa andrebbe discussa in apposito congresso della DC. Meglio essere poveri, che male accompagnati.

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EDIZIONI   PRECEDENTI

Terza Conferenza di Bologna:
via Boldrini 11, Hotel Europa, ore 9,30 - 16.00

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ULTIMO AVVISO

- Costituito il  "partito ponte" della "DC Nuova"
__________________________________________________
- Comitato ex-art. 39 del codice civile
riconvoca il XIX Congresso" della DC storica

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L'on. Dott. Alberto ALESSI, Segretario Nazionale della DC NUOVA

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Alberto Alessi

 Oggetto: Terza conferenza di Bologna il 7 dicembre 2013, ore 10-16 .
                

Carissimi amici della DC,
vi informo che, in seguito ad un nuovo provvedimento del Tribunale Civile su richiesta mia e di Alessi, diviene opportuno invertire l'ordine del giorno dei lavori. Pertanto l' o.d.g. diviene:

1) Comitato ex-art. 39 del codice civile: riconvocazione del XIX congresso della DC storica. Progetto e dibattito.
2) Pre-congresso del partito ponte della "Democrazia Cristiana Nuova", giuridicamente costituito (con altri) il 9 nov. 2013 .
3) Varie ed eventuali. 

FATTO NUOVO

Il Tribunale civile ha chiarito, sia pur incidentalmente, che la riconvocazione del XIX Congresso e' legale:
1.- se l'avviso di convocazione sulla Gazzetta Ufficiale è limitato alle Sezioni;
2.- e, inoltre, se la convocazione dei delegati dei successivi congressi (provinciale, regionale, nazionale ) è fatta a mezzo avviso individuale al domicilio degli stessi, secondo le pronunce in passato, per casi analoghi.
Questa indicazione apre una strada nuova al Comitato suddetto, già costituito a tal fine in base all'art. 39 del codice civile, dall'Avv. Raffaele Lisi.

Il Comitato e' rimasto l'unico attore sul campo, per la riconvocazione del Congresso, preso atto che l'Avv. On. Fontana ha dichiarato alla assemblea della associazione ADC il 14 novembre 2013: "Dobbiamo porre termine ai piagnucolamenti e ai rimpianti intorno alla Dc che non c'è più. ... "noi non adoriamo feticci o simboli o ricordi o nostalgie o sigle o nascosti desideri di rivalsa ".
Con questa dichiarazione, egli parrebbe essersi collocato in una posizione pessimista e negativa.

 TORNO al costituito PARTITO PONTE DI ALESSI
1.- Con il pre-Congresso, il 7 dicembre:
- sara' iniziato il primo tesseramento, in attesa del congresso;
- e saranno istituiti gli Uffici e i Segretari Regionali per l'attività politica, e i rapporti con il Governo nazionale e il Parlamento.

L'Italia ha bisogno della DC (partito che unisca soprattutto i democristiani, per una efficace azione), perche' tutta la sua storia e' fondata sulla civilta' cristiana, e perche' serve una classe dirigente di alto livello, come in passato.
Ma serve anche essere consapevoli degli errori passati di alcuni democristiani di vertice, per non ricadere piu' in quegli errori (vedi il partito delle tessere, le correnti organizzate, la corruzione).
La parola "nuova" (nella denominazione "DC Nuova") vuol dire che e' cambiato il sistema elettivo, per impedire che la "tessera" e la "corrente" siano ancora usate per fini "deviati". Per errori simili, il Cancelliere tedesco KOHL fu mandato a casa in tronco, pur avendo meriti verso l'Europa., e la DC tedesca e' tuttora viva e vegeta.
Nel cammino verso il congresso della DC storica, dovra' essere cercata la partecipazione di tutti i partiti "amici della DC". Siamo anche consapevoli che la UDC è da sempre contraria al ritorno della DC (ma speriamo che ne subentri la conversione alla DC e, a quel punto, ben venga) .

2.- Sul piano nazionale, no alla proliferazione dei partiti: in questo senso, la DC NUOVA di Alessi è solo un partito ponte, per anticipare nei fatti e giuridicamente la DC storica (in attesa dei tempi lunghi della riconvocazione del congresso della DC storica).
La retta via è arrivare in Italia a due grandi partiti (uno di centro destra e uno di centro sinistra) che competono per l'alternanza in governi di legislatura, come nella grande democrazia americana degli USA.
Va sostenuto il governo Letta, e il ministro Quagliariello, perche' facciano presto le riforme costituzionali della Governance dello Stato (non basta la legge elettorale, per avere Governi responsabilizzati verso il popolo) . Oggi uno, pur se ha la buona volonta' , non riesce a fare; ma chiunque (a causa del meccanismo delle "fiducia parlamentare" revocabile in ogni momento) puo' impedire di fare.

3.- Sul piano europeo, bisogna continuare a restare in Europa, ma recuperando la perduta "capacita' di intendere e volere" . Con la DC, nel 1956 siamo stati co-fondatori della Comunita' Europea, con grandi progressi economici e sociali. Nel 2002, con il passaggo alla moneta unica (€), si e' acconsentito ad un errore grave nel calcolo del cambio €/£, e si sono messe in ginocchio le imprese di esportazione, vitali per l'Italia.

Cordialmente. NINO LUCIANI

AVVISO. Per prenotazione stanza singola (€ 70) , Hotel Europa, Bologna via Boldrini 11, Tel. 051 4211348 (sig.ra Gianna)

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EDIZIONE   PRECEDENTE

Terza Conferenza di Bologna:
via Boldrini 11, Hotel Europa, ore 9,30 - 16.00

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- Costituzione del "partito ponte" della "DC nuova"
__________________________________________________
- Comitato ex-art. 39 del codice civile riconvoca
il XIX Congresso" della DC storica

 

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LETTERA:

- Ai Referenti DC delle 20 Regioni italiane.

- All’On. Avv. Gianni Fontana, Presidente della Associazione DC e a tutti i Soci Fondatori.


Oggetto: invito a III conferenza di Bologna il 7 dicembre 2013, ore 10-16,
- per costituzione partito ponte della “DC nuova” di Alessi, verso la DC storica: “O ROMA O MORTE”;
- per promozione del Comitato ex-art. 39 c.c. presieduto dall’Avv. Raffaele Lisi.

Carissimi amici della DC,
la conferenza del 7 dicembre 2013 sara’ a Bologna. La data del 7 dicembre e’ in linea con quella richiesta da Fontana (8 dicembre). Dopo i vari contributi migliorativi, lo statuto del partito della “DC nuova” di Alessi e’ pronto. Riassumo gli obiettivi della conferenza, dopo un breve riferimento al quadro italiano.

1.- Quadro italiano. La annunciata separazione di Forza Italia, dal PDL, probabilmente e’ il segnale che e’ in via di esaurimento l’esperienza storica del centro-destra, iniziata nel 1994, dove afflui’ la gran parte dell’elettorato DC. Anche il recente movimento di “5 Stelle” e’ tutt’altro che stabilizzato.
Dal punto di vista storico, l’esaurimento di quella esperienza, piu’ che alla situazione giudiziaria del Cav. Berlusconi, va ricondotto al fatto che il centro-destra ha mancato nell’attuare il programma liberale per il quale si era impegnato, gia’ 20 anni fa. Questa mancanza spiega, più di altri fattori, la impreparazione dell’Italia nel far fronte alla successiva crisi finanziaria internazionale.
Nel frattempo, va preso atto dell’insufficienza di Monti nel proporsi per la successione al Cavaliere, sia per gli errori del suo governo, sia per la “non credibilita’” dell’UDC di Casini. Si ricordano le troppe bugie, circa la riunificazione dei moderati (“balena bianca”, e varie altre fantasie strumentali).

2.- Obiettivi della Conferenza. Avendo noi, come pensiero, la riorganizzazione della DC, la prossima conferenza riparte idealmente dal XIX Congresso, perche’ e’ stata la sede in cui sono comparsi, dopo 20 anni, gli attori viventi del popolo DC.
Ma e’ anche un fatto che la mediazione post-congressuale per l’organizzazione della DC e’ fallita, non importa piu’, ormai, se per incapacita’ dei nuovi dirigenti eletti o se per eccesso di ostacoli frapposti dagli interlocutori.
Ed e’ un fatto, che l’ordinanza del tribunale civile di Roma, del marzo 2013, (seguita dal rinvio del giudizio, nell’udienza del 15 ottobre 2013, al 2 marzo 2015) e’ stata il colpo di grazia.
Pertanto, la conferenza vuole rimettere sul tavolo la mediazione post-congressuale mediante altri soggetti, ma sempre utilizzando i carismi di tutti (inclusi gli amici che non sono riusciti nella mediazione post-congressuale), e allargano il dialogo a partiti e movimenti, (sia pure dichiarati “non eredi” della DC dalla sentenza della Cassazione del 2010), che non avevano partecipato al congresso.
Vorrei mettere in chiaro che la via maestra e’ arrivare ad organizzare la DC storica, senza vie di mezzo. Vale dire, se manchera’ un sufficiente consenso, e’ meglio abbandonare l’obiettivo: “O ROMA O MORTE”.
Dichiaro, poi, apertamente che ho dato la mia adesione a socio fondatore della “Associazione culturale” DC di Fontana, in base ad un accordo con lui, il 1 giugno qui a Bologna (su proposta di Alessi), in cui si prevedeva di fare l’Associazione a luglio, e il “partito nuovo” a settembre, poi slittato a dicembre. Mi aspetto che Fontana verra’ a Bologna il 7 dicembre .
Verso questo traguardo, la conferenza del 7 dicembre, propone due passaggi: a) la costituzione del partito ponte della DC nuova; b) il sostegno al Comitato ex-art. 39 cc per la riorganizzazione del congresso.

a) “PARTITO PONTE” della “DC nuova”
. Esso si giustifica come strumento subito operativo per permettere al popolo DC di presentarsi alle elezioni, in ogni localita’ del Paese. Il “partito ponte” porta il nome della DC, sia pur con ‘aggiunta di “nuova”, perche’ ne assume gli stessi principi e valori; ed essendo un ponte, nello statuto viene scritto che esso si scioglie automaticamente, al momento della riorganizzazione della DC storica.
La proposta DC e’nuova” , perche’ lo statuto:
- riforma il sistema elettivo della DC storica. La rappresentanza degli iscritti, nel Coordinamento nazionale, sara’ ripartita tra le 20 Regioni proporzionalmente alla popolazione regionale (non piu’ in base alle tessere), e dando luogo (mediante una soglia alta per la costituzione dei gruppi) a due soli “grandi gruppi”, a seconda dell’orientamento politico. Questo comportera’ che mai piu’ determinati gruppi si impossessino del partito con la “cattura delle tessere”, o determinate “correnti organizzate” esercitino un potere “deviante” (anziche’ essere solo portatrici di idee);
- mette la “persona” al centro della propria azione e da’ priorita’, nella spesa pubblica, ai diritti umani e sociali fondamentali conquistati dal nostro popolo (scuola-universita’, sanita’, giustizia, beni primari garantiti a tutti, senza distinzione di razza, religione, genere);
- politicamente ha collocazione centrista, ma in un sistema di alternanza (al governo) tra i grandi partiti, e con governi di legislatura (vedi: Seminario di Villa Miani, della DC, 1988).
- punta sulla iniziativa privata e alla inversione del processo di socializzazione del sistema economico, attuato in Italia nel 1970-90. In questo modo, ci saranno meno tasse, meno spese pubbliche, meno debito pubblico, più lavoro.
- vuole la revisione del sistema bancario, per la tutela risparmio e il finanziamento degli investimenti produttivi. Precisamente: che sia ripristinata (come fino al 1993) la separazione tra banche commerciali e istituti finanziari.

b) COMITATO ex-art. 39 del cc
. Il Comitato e’ stato costituito il 20 ottobre 2012, presieduto dall’avv. Raffaele Lisi, per la riconvocazione del XIX congresso. Esso e’ rimasto fermo in attesa della udienza del 15 ottobre 2013 del Tribunale di Roma. Ma, visto che l’udienza sul merito e’ stata rinviata al 2 marzo 2015, non v’e’ piu’ ragione di attendere.
La conferenza sara’ occasione, per gli organizzatori, per illustrare come intendono muoversi e, per tutti noi, per dare il sostegno e l’incoraggiamento.
Si fa appello agli organizzatori del XIX Congresso DC affinche’ consegnino al Comitato l’elenco completo dei soci DC auto-dichiarati del 1992, che hanno partecipato al XIX congresso.

AVVISO. Per prenotazione stanza singola (€ 70) , Hotel Europa, via Boldrini 11,
Tel. 051 4211348 (sig.ra Gianna)

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Dal Tribunale civile di Roma, III Sezione, 15 ott. 2013.
Udienza sulla validità del XIX Congresso della DC

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La decisione del Giudice Scerrato:

"Rinvio dell'udienza della DC, al 2 marzo 2015"

Alessi: per "DC nuova"
TERZA CONFERENZA
PROGRAMMATICA dei DC
a Bologna o Roma

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Nota. In seguito ad una sentenza della Corte di Cassazione, del dicembre 2010, che aveva dichiarato "mai sciolta la DC", alcuni volenterosi si adoperarono per la riorganizzazione della DC, in condizioni difficilissime, in quanto molti dirigenti erano morti, e gli elenchi degli iscritti erano andati perduti.
   Il culmine della riorganizzazione si è avuta nel novembre 2012, con la celebrazione del XIX congresso (il XVIII era avvenuto nel 1993). Ma, a quel punto, ecco sopraggiungere una serie di ricorsi per invalidare il congresso.
   Dietro i motivi formali dei ricorsi (es.: alcuni rivendicavano di non avere ricevuto l'avviso di convocazione), c'erano questioni sulla proprietà del simbolo (di cui alcuni partiti si erano appropriati abusivamente) e questioni sul recupero del patrimonio immenso, di cui qualcuno si era appropriato.
  Il processo, di cui si dice qui, è in corso da qualche tempo, e varie udienze del Tribunale civile, già fissate,  già erano state rinviate.
  In mezzo a questo percorso, si colloca il fatto che, nel marzo scorso, il Tribunale civile di Roma aveva sospeso  (in via cautelare) gli effetti del Congresso, che aveva eletto il Consiglio nazionale e il segretario nazionale Gianni Fontana, in attesa di sentenza.
  Ma ecco un nuovo colpo di scena: nell'udienza del 15 ottobre, tutto è staro rinviato al marzo 2015, e questo significa mandare all'aria tutto ..., sia perchè gli individui legittimati a organizzare la DC (gli iscritti del 1992) sono avanti con l'età, sia perchè, anche in caso di sentenza favorevole, è probabile che già abbiano avuto luogo  le elezioni anticipate, e la DC non possa presentarsi.
   A meno che ... si faccia qualcosa che crea una soluzione , sia pur temporanea,  per l'immediato (la DC nuova), e che apra ad una soluzione credibile per il futuro prossimo, quale la riconvocazione del congresso della DC storica.
   Il testo sotto riportato descrive e motiva  le iniziative prossime.

LETTERA

        - A tutti gli Amici della  DC, nelle 20 Regioni

         Oggetto: 1) Esito della Udienza del 15 ott. 2013 , sul XIX Congresso della DC;
                            2) Informazione sul Seminario di Roma del 16 ott. , organizzato da Alessi, sul “partito ponte verso la DC” ;
                           3) Obiettivi proposti per il seguito, in tempi brevi.
                           4) Convocazione, il 7 dicembre 2013, della terza conferenza DC (come iniziativa della base).

     Carissimi Amici della DC,
     vi sottopongo i seguenti quattro argomenti:

1.- Udienza del 15 ottobre 2013.
L’udienza ha deciso il rinvio, al 2015, della sentenza definitiva, con le seguenti parole: “ Rinvio al 2 marzo 2015 per precisazione delle conclusioni”.
Ricordo che, in precedenza, avevano gia' avuto luogo tre rinvii. NO COMMENT.
    Come conseguenza, gli organi eletti dal XIX Congresso restano congelati fino al 2 marzo 2015, e null'altro soggetto puo' sostituirli.
    Personalmente, riterrei urgente recuperare il tempo perduto, puntando decisamente sul progetto di ricomposizione di tutta l'area del popolarismo cristiano e popolare, di cui discutiamo da tempo.
    L'urgenza tiene in considerazione:
   - la situazione del governo, a Roma, tornata in fibrillazione per la legge di stabilita' , in cui tutto e' buono per pretesti e creare ostacoli;
   -  il momento storico, in cui tutta l'area del centro-destra e' in riassestamento e anche qualcosa del centro-sinistra non e' del tutto apposto.

2.- Seminario di Alessi a Roma il 16 ottobre 2013.  Il Seminario dell’On. Alessi voleva verificare l'esistenza di un comune sentire tra le varie esperienze DC in atto (Tassone della UDC, Fiori, Ciccardini, Di Giuseppe, Nistico', Bertoli, Mannino, Baruffi, Lo Curzio)   e non solo tra esse, a riguardo della proposta LUCIANI/ALESSI di un  “partito-ponte”, e cioe' di una "DC nuova" e non di una "nuova DC". 
    Esso è proposto come strumento subito operativo che permette, al popolo DC comparso  nel XIX congresso, di ritrovare la propria unità e presentarsi alle elezioni (senza attendere la conclusione dei processi giudiziari).
    La proposta ha trovato  larga considerazione tra gli interlocutori presenti, e taluno ha avanzato l'idea di una confederazione di tutti i soggetti politici ispirati alla DC storica. In questo senso il "partito-ponte" potrebbe anche essere uno sviluppo confederativo.
   Trovate, qui sotto, il riassunto del discorso di Alessi.

   In sottofondo, il seminario e' stato influenzato da un sentimento di amarezza (tenuto dentro) per l’attesa dell’esito dell'udienza del Tribunale (che infatti si e' avuto solo ieri 17 ott.), per cui alcuni in qualche modo hanno preso tempo, e tuttavia ravvivato dall’intervento dell’Avv. Lisi, Presidente del Comitato ex-art. 39 del codice civile, il quale (scettico sulla attesa sentenza) ha proposto la riconvocazione del XIX congresso da parte del Comitato stesso.
   Infine e' stata accolta la proposta di Mons. Stenico, di fare una adunata di amicizia e riflessione, presso l’Istituto don Sturzo il 26 ottobre 2013, a Roma.

3.- Proposta di una nuova iniziativa, per l’immediato.
     Premessa.
Direi che, in proseguimento del Seminario, e riprendendo dalle conferenze di Bologna (1 giugno e 22 settembre) il calendario dei lavori potrebbe essere una terza conferenza (a Bologna o a Roma), con i seguenti due punti all’ordine del giorno:
    a) Costituzione del partito ponte, di Luciani-Alessi . Nel frattempo, sono pervenuti tutti gli emendamenti alle bozze di statuto che avevo inviato (in base alle decisioni concordare a Bologna il 22 sett.) e il testo definitivo e' pronto per essere depositato all’Ufficio del Registro;
    b) convocazione del XIX congresso della DC, da parte del Comitato ex-art. 39 del codice civile.

    A riguardo del punto a), si farebbe l’apertura simbolica del tesseramento del partito-ponte, sulla base dello Statuto già depositato. Non occorre ressa di popolo, si tratta di cominciare. Poi si provvedera' ad ulteriori allargamenti e cosi' via.  E’ stato cosi' anche per la DC storica, quando don Sturzo comincio' nel 1943.

4.- Terza conferenza. Circa la data, ricordo che, in base a precedente accordo (su proposta dell'On. Avv. Gianni Fontana), l’8 dicembre si dovrebbe tenere il congresso fondativo del partito nuovo.
   
Proporrei sabato 7 dicembre 2013, come data della prossima conferenza, per entrambi gli argomenti a) e b).
    Il luogo potrebbe essere Roma o Bologna.
   Chiedo agli Amici (di tutta Italia) di scrivermi subito la loro preferenza (Bologna o Roma), per prenotare l'hotel.

__________________

Riassunto intervento On. Alessi.

ALESSI: ringrazio Attaguile (gia' segretario   della Regione Sicilia presso la Commissione UE) , la figlia di Enrico Medi, Giuseppe Alessi figlio, Don Tommaso Stenico;  Alessandro Forlani; Nistico'
Io sono una comparsa non un protagonista. Se vogliamo bene alla DC, essa ancora ci appartiene, ma dobbiamo rischiare, uscire dalle turris eburneae personali e domestiche.
Necessita' di ricomporre. Appartenere al partito delle idee.
Aspetti giuridici rilevanti da considerare: la vecchia DC e' difficile schiodarla anche per la volonta' di taluni di  nascondere i traffici.
La sentenza della Cassazione è una sentenza pilatesca. La seconda traccia è il XIX Congresso nazionale.
Il problema e' politico e dipende anche da noi, se troveremo una soluzione unitaria.
Gli aspetti giuridici saranno trattati da altri.
Superare la nostra distanza .
AL Sud si richiede una DC vestita di nuovo ( dai 30 anni in su), nei cittadini piu' giovani.
Dallo scetticismo alla prudente attenzione.
Ci manca la comunicazione.
Valutare chi vuole servire la DC e chi vuole servirsene.
Dobbiamo avere un concerto unitario e uno strumento condiviso.
A Marzo e Aprile si vota sia per le europee che per le politiche.
Dobbiamo dire subito con chi vogliamo allearci, presentandoci con un volto unitario.
Uscire dalla quaresima.
Lo spazio che si sta aprendo per la DC nuova e' in Forza Italia.
La DC esiste, semmai non esistono più i democristiani.
L'area moderata del Paese non e' quella di Alfano.
Uniti diventiamo credibili.
No a una DC del Nord e una del Sud.

°°°

EDIZIONI  PRECEDENTI

Verso la costituzione del "partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA nuova"
Conferenza programmatica avvenuta il 22 settembre 2013 a Bologna
CON LA PARTECIPAZIONE DI GIANNI FONTANA

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VERBALE

e

DOCUMENTO FINALE
di Alberto ALESSI

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VERBALE

 1.- Il 22 settembre 2013, a Bologna, si è svolta una conferenza programmatica, per preparare il congresso del "partito nuovo" della DC (proposto da Alessi il 6 aprile 2013 a Roma) a dicembre, precisamente preparare lo statuto e il manifesto elettorale, sulla base di tre relazioni: una di tipo ideologico, una di tipo giuridico, una di tipo economico e finanziario.
   Nell’introdurre ai lavori, il prof. Luciani ha detto che la conferenza è un intervento dal basso per la corretta impostazione del problema della riorganizzazione della DC, in seguito alla ordinanza giudiziaria che ha sospeso gli effetti del XIX congresso.
   Precisamente egli ha sostenuto doversi considerare interlocutori primari, per la riorganizzazione, i membri eletti del Congresso (Consiglio Nazionale e Segretario Nazionale), fino a quando interverrà la sentenza finale, salvo il ripristino pieno degli organi in caso di sentenza favorevole.
  Al tempo stesso, preso atto che il CN è composto dai rappresentanti di 10 regioni, su 20, si è in qualche modo fatta una integrazione del vuoto, individuando altre persone, quali: a) persone già indicate da Fontana per la analoga conferenza di Bologna, del 1 giugno 2013;
b) i membri della Associazione della DC recentemente costituita da Fontana medesimo; c) altri che hanno comunicato sensibilità per la conferenza, quale il Partito "Politici Cristiani" .
  Alla Conferenza hanno partecipato i referenti di 9 su 20 regioni.
  Di fatto, poi, per la numerosità e durata degli interventi, la conferenza si è limitata all’esame dello statuto, e rinviato ad altra conferenza il manifesto e le relazioni. 

2.- La costituzione del "partito nuovo", è stato precisato, ha lo scopo di dare al popolo DC uno strumento immediatamente operativo per permettere ai politici cristiani di presentarsi unitariamente alle elezioni, in attesa della conclusione delle vertenze giudiziarie che hanno bloccato la riorganizzazione della DC, pur se dichiarata mai sciolta dalla Corte di Cassazione. In questo senso, il traguardo finale è la costruzione di uno statuto aperto a soggetti esterni, e ridiscutibile, purchè si tratti di soggetti di uguale ispirazione, già costituiti in Italia, ma frammentati.
   La discussione è stata caratterizzata da una appassionata focalizzazione dei seguenti elementi:
  - urgenza di provvedere per tempo alla approvazione politica, e poi giuridica, dello Statuto, in vista del congresso di dicembre o, forse prima, in caso di elezioni politiche anticipate;
  - regionalità della struttura dello statuto;
  - puntuale verifica della esistenza della convergenza dei soggetti aderenti alla unione finale, circa il carattere ideologico e politico ;
  - denominazione e  logo del "partito nuovo", che dovranno esprimere un chiaro collegamento con la DC;
  - superamento del cosiddetto "partito delle tessere", in modo da evitare che, attraverso il commercio delle tessere, abbia luogo l’appropriazione personale del partito, da parte di persone o correnti, e che a suo tempo fu all’origine della decadenza della DC. 

3.- Nel corso della discussione si è inserita una battaglia di sbarramento, da parte di alcuni membri della Associazione della DC, finalizzata dichiaratamente a canalizzare la Conferenza verso l’Associazione medesima, secondo loro da considerare quale unica depositaria dell’azione per la costituzione del partito nuovo; e ciò ha determinato attimi di tensione.
  Il fatto è stato sdrammatizzato da Fontana che, pur sostenendo la medesima tesi, ha tuttavia distinto il valore meramente "strumentale" (e dunque secondario) della Associazione della DC, dal valore "strategico" del partito nuovo, il vero bene primario da ottenere.
  Questo ha permesso alla fine di ottenere un buon compromesso, condiviso da Fontana: quello di fare un documento finale comune, nel presupposto che l’Associazione collaborerà con la Conferenza per il comune obiettivo strategico, e non si insisterà affinchè  la Conferenza sia canalizzata verso l’Associazione.

Questo è il documento finale approvato alla unanimità dai presenti:
"Nella transizione dalla attuale fase di vuoto della DC, (a causa della sospensione degli effetti del XIX congresso, disposta da una ordinanza giudiziaria), fino alla celebrazione del congresso del "partito nuovo" l’8 dicembre 2013, si provvederà in tempi veloci alla progettazione dello Statuto, applicando i principi e le direttive emerse nel dibattito.
  "A questo fine viene dato incarico ad un "gruppo di lavoro", formato da almeno un membro per Regione (e da quanti altri vogliano aggiungersi liberamente), coordinato dal prof. Luciani.

In prima applicazione fanno parte del Gruppo i membri presenti delle 9 Regioni. Le 11 Regioni non presenti (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria) sono pregate di indicare almeno un loro rappresentante".
"Al termine dei lavori, il progetto sarà offerto a Fontana, e immediatamente si provvederà alla costituzione giuridica del partito nuovo". 

Questo verbale viene inviato a tutti gli invitati, con allegate le bozze di statuto del partito nazionale e dei partiti regionali, per la cui visione
  -   cliccare su: partito nazionale
- e cliccare su: partito regionale.

TUTTI GLI INTERESSATI SONO PREGATI DI FORNIRE PROPOSTE EMENDATIVE E DI INDICARE UNA PREFERENZA CIRCA LE DENOMINAZIONI  E IL LOGO DEL PARTITO NUOVO.

.
.

CON LA PARTECIPAZIONE DELL'ON. AVV. GIANNI FONTANA

CONFERENZA PROGRAMMATICA
Programma dei lavori
(Si veggano anche  il documento politico
di Alberto Alessi, e la Lettera , più sotto)

.

Domenica 22 settembre ore 9,30-16,00
Bologna, Hotel Europa, via Boldrini 11


ORE 9.30 :


Prof. Nino LUCIANI, Apertura dei lavori


ORE 9.35 :

1.- Presentazione delle ipotesi di statuto del partito nuovo per la DC:
- Statuto dei partiti regionali (Alessi);
- Statuto del partito nuovo nazionale (Luciani);

DISCUSSIONE PUBBLICA E VOTO

ORE 10,30 :

2.- Prof. Leonardo BIANCHI (Università di Firenze), Riforme costituzionali al passo con i tempi: quali priorità per il "ritorno" delle regole e del loro valore.
- Aggiornamento della Costituzione per "governi di legislatura", rispetto dei diritti del parlamento, e ritorno dell’equilibrio tra i grandi poteri dello Stato;
- Regole "minime" per la scelta delle candidature alle cariche politiche pubbliche.
- Autonomie locali. Le regioni "organi amministrativi di area ampia", non più organi di legislazione ?
- Federalismo fiscale, nel quadro di un sistema fiscale unitario, nazionale.
- Quadro europeo: moneta unica e fisco unico, con governo federale ?

DISCUSSIONE PUBBLICA

ORE 11,30

3.- On. Alberto ALESSI, La "dottrina sociale della Chiesa" e i Cattolici in politica.
     ( Spunti dall’insegnamento del Padre Diez Alegria, già professore della Pontificia Università Gregoriana):
- Distinzione tra Partito "dei" cattolici e "di" cattolici: i credenti ad un bivio.
- "Magistero infallibile" e "Magistero autorevole" non infallibile della Chiesa.
- Il buon governo nella tradizione cristiana e nel liberalismo di Einaudi.
- La "Ragione di Stato": è ammissibile una "moralità pubblica" distinta da una "moralità privata" ?

DISCUSSIONE PUBBLICA

ORE 14.30 :

5.- Prof. Nino LUCIANI (Università di Bologna), Quale programma ?
- La transizione dell’Italia dalla "economia di Stato" alla "economia di Mercato" e alla iniziativa privata: quanta "pressione fiscale" e quanta "spesa pubblica" rispetto al PIL ?
- Diritto al lavoro: lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza ?
- Diritti umani e sociali del nostro popolo (scuola dell’obbligo, sanità, "primum vivere per tutti", indipendentemente da razza, religione, genere).
- Sui compiti dello Stato nel campo produttivo (imprese pubbliche), oltre quelli fondamentali tradizionali (difesa, pubblica sicurezza, grandi infrastrutture).
- Formazione della classe dirigente. Università, quanto pubblica, e quanta privata a pagamento ?

DISCUSSIONE PUBBLICA

ORE 15.00 :

6.- CONCLUSIONI dell’ On. Avv. Gianni FONTANA

  Si vegga, qui sotto, la lettera del 17 sett. 2013, di convocazione della Conferenza. Clicca su: LETTERA

DOCUMENTO POLITICO DI ALBERTO ALESSI*
(da sottoporre alla approvazione dei partecipanti
alla conferenza del 22 settembre 2013)
(VEDI ANCHE: DIEZ ALEGRIA)

* Alberto Alessi (già deputato, musicista, romanziere) è figlio di Giuseppe, fondatore della DC con don STURZO, nel 1943

I firmatari aderiscono alla linea politica esplicitata nel seguente documento:

1.- Verso una nuova "fase costituente", rivolta a frenare gli enormi sprechi di energie umane e naturali, dei beni del mondo di oggi.
Lo sforzo politico dei nuovi democristiani e dei democristiani nuovi, o di coloro che hanno comuni origini e fedeltà anche alla dottrina sociale della Chiesa cattolica deve consistere oggi nel coniugare il momento etico dell’azione politica con il momento ideologico.
Il concretare, infatti, la dimensione politica ha sempre provocato all’operatore cattolico problemi molteplici e spesso delicati. Don Luigi Sturzo, per esempio, rese possibili i termini della compatibilità fra il contenuto delle questioni sociali e quello delle questioni politiche, finalizzando la strategia politica alla realizzazione del sistema democratico che privilegiasse le istituzioni sane e funzionanti a servizio delle forze sociali emarginate.
Una futura aggregazione partitica " di" cattolici e non "dei" cattolici deve tendere, come movimento ad un pragmatismo operativo originale e, come proposta, ad una visione "democratica" della società, da contrapporre a quella liberistica o radicalizzante.
Adesso vengono privilegiati i movimenti a base laica, che nelle loro tensioni, sono tendenzialmente cristiani.
Il quadro culturale è dunque molto complesso e con una pluralità di indirizzi disordinati; una sintesi armonica diventa problematica perché non ci sono più punti di riferimento certi.
In tale quadro talune vocazioni e professionalità sono state private del loro decoro e della loro dignità tradendo anche la stessa originalità della cultura laico-borghese, anche se in Italia una classe borghese autentica non è mai maturata, perché istituzionalmente minoritaria.
I centri decisionali influenti nelle masse lavoratrici sovente si perdono nel verbalismo, rinunziando al proprio ruolo naturale e vocazionale. Di fatto si verifica una spaccatura tra l’azione sociale delle forze dei lavoratori dipendenti e le impostazioni ideologiche dei gruppi culturali e politici che tendono ad organizzarle.
In pratica il dirigismo presente nella classe operaia rinunzia così all’originalità di un disegno politico che sia espressione di orgoglio e di dignità di classe.
Questa rinunzia generalizzata ai propri ruoli rischia di esiliare definitivamente i ceti più indifesi, umilia il margine della competitività ed agevola i settori parassitari: l’erosione della tradizione di contro asseconda il disamore per i propri governi.
La prospettiva politica può diventare quella di una involuzione, poiché a processi sociali garanti dei fatti si sostituiscono quelli che difendono soprattutto diritti di parte. Quale tipo di cultura dovranno allora curare coloro che si ispirano al documento che sottoscrivono?
Con l’offuscamento della cultura marxista , con il pendolarismo di quella socialista, con l’arido tecnicismo di nuove formazioni politiche, la rianimazione della cultura cattolico-popolare può diventare un’ancora ed una occasione di vantaggio del corpo sociale del nostro paese; la cultura cattolica va applicata modernamente e modularmente, tenendo inoltre presenti le positività di altre culture laiche.
Esiste oggi un pericolo in Italia: un integralismo di destra ed uno di sinistra, le classi sociali consolidate e i ceti emergenti, rischiano, indifese davanti a tale possibile rivoluzione sociale di aggravare le lacerazioni e le contraddizioni da cui sono affette, dato che non esiste una classe culturale forte con funzione di guida che potrebbe essere punto di mediazione tra gli antagonismi evolventi.
Una economia debole, apparentemente in espansione senza ordine e senza controllo, e quindi difficilmente governata, da l’illusione di un benessere definitivo ma con radici deboli.
La stessa politica istituzionale, divaricata tra la concezione pluralistica della società e le paure e la prudenza dei governanti verso l’autonomia istituzionale dal centro alla periferia , soffre di instabilità, diventata ormai cronica.
La disgregazione sociale, la conflittualità delle richieste sempre più esigenti ed a volte ricattatorie dei ceti medi e popolari, l’assenza di una forte borghesia consapevole, provoca la caduta delle illusioni dell’avventura di un nuovo compromesso storico tra le attuali forze politiche.
La nuova aggregazione non può che rivedere il senso politico della centralità, che non significa però mantenimento di posizioni moderate, ma obiettivamente di un ruolo centrale e perciò garantista; la nuova proposta politica deve avere il coraggio di mettere in discussione la storia personale di ciascuno, nulla rifiutando, per una iniziativa politica che sappia guardare con fiducia al futuro che l’aspetta.
Solo un rinnovato quadro dei valori da offrire alle forze sociali come fondamento di una costruzione politica e civile, sarà condizione perché la futura aggregazione politica si presenti globalmente quale movimento operoso di ripresa ideale e sociale per una speranza di un modo di vivere più a misura d’uomo.
La rilettura in chiave di giustizia storica dei valori civili e sociali, la dichiarazione esplicita dei propri doveri come supporto alla verifica di libertà, come costruzione degli altri, la democrazia economica come meta di perequazione sociale: questi i nodi della rinascita del paese.
Lo sguardo oggi, a schieramenti di destra e di sinistra serve soltanto a che gli autentici cattolici democratici "non siano più veramente quelli che erano" esecutori genuini delle direttive di don Sturzo.
I firmatari intendono operare perché c’è ancora un enorme patrimonio popolare sturziano ancora da scoprire, da diffondere e da vivere nel concreto del quotidiano.
I firmatari intendono devono essere forza che avvicini le grandi categorie lavoratrici, gli autonomi e i dipendenti attraverso la diffusione di comuni valori civili, ponendo anzitutto la "proposta dei doveri collettivi" : tale proposta dovrà essere codificata in modo da esplicitare che le forze popolari non devono subire le egemonie elitarie e che ciascuno intenda la propria libertà anche come diritto degli altri e come dovere a controllare se stessi.
Solo la promozione di una democrazia sociale che passi attraverso il recupero dei doveri e l’esercizio del diritto alla partecipazione attiva potrà garantire un avvenire meno instabile per il paese.
La creazione di questa "fase costituente" dovrà sancire le linee che dovranno informare la futura società.
Il compito essenziale dovrà essere quello di frenare gli enormi sprechi di energie umane, naturali e dei beni.

2. Un compito di tutti, con presenza per motivazione politica, sostituendo alla litigiosità sistematica la competizione, alla conflittualità sterile il confronto.
La vocazione alla costruzione di un nuovo paese non può essere appannaggio di una porzione della società: tutti sono chiamati a partecipare nel disciplinare i canali attraverso cui ciò dovrà avvenire.
Una rinnovata classe dirigente deve crescere nell’esercizio della prassi, rinnovando la strategia delle convenzioni non più credibili anche se sostenute dal legittimo orgoglio di una storia passata onorata.
All’adesione alla nuova formazione per motivi di dovere morale bisogna sostituire la presenza per motivazione politica. Alla litigiosità sistematica dovrà essere sostituita la competizione, alla conflittualità sterile il confronto.
Il processo di riequilibrio politico sconvolto da travagliate vicissitudini, va ricomposto, ma non secondo i canoni dei vecchi rapporti di forza.
Alla litigiosità sistematica dovrà essere sostituita la competizione, alla conflittualità sterile il confronto.
In questa situazione va distinto il compromesso dall’impegno: zone del compromesso sono quelle relative alla costituzione ed alla politica di governo; zone dell’impegno sono invece quelle in cui si mira alla ricerca di un rinnovato assetto politico stabile, un insieme di finalità e di rapporti politici omogenei tra di loro.
Le due zone non si escludono, ma si distinguono nettamente.
Questa nostra società è caporalizzata: le ideologie sono estinte; la cognizione avviene per immagini; è una società che ha modificato il processo del suo apprendimento in maniera radicale.
Urge prendere coscienza del fenomeno e gestirlo: ciò che oggi viene definita la destra e la sinistra presuppone larghe fasce sociali da proteggere o da dissolvere; oggi tutto è frammentato e l’errore è quello di tentare di ricomporre il quadro secondo vecchie regole.
Rinnovamento è quando si dice passato e futuro; oggi è in atto una trasformazione della quale si deve prendere coscienza.
I firmatari del documento, vogliono impegnarsi subito per una futura operativa unità, privilegiando soprattutto l’aspetto sulle sue conseguenze.
Conseguenze significa: ruoli da assegnare, responsabilità da condividere, programmi da attuare.
I firmatari non vogliono essere eredi passivi di onorate esperienze, ma operatori politici attivi per costruire e proporre un futuro che deve essere per il bene del paese sempre più libero e forte.
Non intendono utilizzare il palcoscenico politico in modo commemorativo, né intendono privilegiare ciò che è pratico su ciò che è giusto e anteporre il legittimo desiderio al potere al proprio dovere, consci che in politica solo servendo si diventa regali.
Cambiamento: è questo un primario obiettivo poiché cambiamento vuol dire partecipare più che presenziare e determinare più che assistere, significa essere cittadini con gli stessi diritti e doveri.
L’ aggregazione che si vuole costruire è aperta e cioè libera da incrostazioni feudali e baronie precostituite.

3. Rinnovamento del sistema senza rinnegazione, con riforme nel sistema e non del sistema democratico
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Vi è bisogno di rinnovare, senza rinnegare.
l movimento dei cattolici democratici ha partecipato nel passato fecondamente alla ricostruzione civile, morale, economica del nostro paese.
Ma invocare la discontinuità o l’archiviazione, per esempio, della DC, significa interrompere ingiustificatamente ed assistere passivamente all’abbandono di un patrimonio popolare ancora da scoprire e valorizzare.
L’importante nell’attuale momento politico, è capire e definire il percorso perché innovandolo, si continua l’esperienza dei cattolici democratici.
Definire un programma, selezionare una classe dirigente motivata, proporre un sistema di governo locale, regionale, nazionale sono e possono diventare punti di discontinuità.
Va innanzitutto rivitalizzata l’ispirazione ideale cristiana, che ha convertito storicamente la capacità di ascolto della realtà umana, in opere ed azioni.
Laicamente cristiani, cristianamente laici, coltivando sempre l’amore per la democrazia e la libertà.
Quando nella funzione nazionale organizzata in partito"di"cattolici, di democristiani, ha avuto la prevalenza la semplice testimonianza, rispetto alla concretezza della loro cultura popolare , si è perduto parte della costruzione democratica dello Stato.
Oggi il problema delle riforme investe tutte le grandi nazioni, particolarmente quelle dell’Europa.
Ma il midollo del problema rimane l’esercizio della sovranità popolare ed i meccanismi perché tale esercizio sia compiutamente democratico.
Si è frantumata la vecchia maniera di accumulare il consenso.
Bisogna volere le riforme nel sistema e non del sistema democratico.
E’ un problema che riguarda la qualità della scelta politica.
Nel nostro paese oggi il pendolo sbatte tra tolleranza ed intransigenza.
C’è una richiesta per una riscoperta del valore della morale, ma non c’è più quella dei valori politici.
Ora dobbiamo comprendere cosa s’intende per cambiamento e con chi farlo e quali i soggetti e le istituzioni da riformare.
Le ideologie sono tramontate da tempo, così come la forma di partito e la sua interazione col sistema.
Oggi nuove rappresentanze sono state organizzate in modo caporalesco, utilizzando forma e vincoli che a volte si interpongono all’etica ed alla giustizia.
Le stesse maggioranze si formano, spinte da una convergenza opinativa e non di valenza politica.
Si parla tanto di modificare la Costituzione.
La Costituzione fu costruita dal filone liberale, dal laico-cattolico e democratico, repubblicano, mazziniano e federalista, cioè risorgimentale.
Nella nostra Costituzione furono riversate le scelte migliori di civiltà ed ideali.

4.- Modificare la Costituzione, laddove sono stati creati steccati fra gli organismi istituzionali e dove la funzione dei partiti non è stata immunizzata da "interessi particolari".
Forse ci fu l’errore di avere creato un sistema di difesa dei vari organismi istituzionali che determinò nel tempo veri e propri steccati di incomunicabilità tra di loro.
L’esecutivo, così, si sviluppò debole perché si ebbe paura ad averlo stabile ed autorevole, temendo potesse venire autoritario.
Oggi la situazione sociale del paese è diversa: sono cresciuti i diritti dei più; i soggetti collettivi sono la fonte di intermediazione con lo Stato, ma i canali sono rimasti fragili e insufficienti.
Tra l’altro si sono create spaccature tra impostazioni ideologiche residue e movimenti sindacali e culturali.
Si è aggravato l’esilio delle vocazioni, delle professionalità, le quali sono state spesso, private del loro decoro e della loro dignità.
La ricostruzione del nostro Paese deve iniziare dal basso, frantumando una società caporalizzata dalle immagini e combattendo la "cosizzazione" delle idee.
Bisogna raccogliere e difendere quella raccolta del consenso che accresca la vita delle istituzioni e fare si non si determini su di loro un dominio di pochi.
Il Paese si trova, a tratti, sotto una democrazia governata e non governante.
La causa di tutto ciò e lo snaturamento dell’articolo 46 della Costituzione e cioè l’Associazione libera dei cittadini in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, cioè strumento di mediazione e di intermediazione e non strumento di difesa di interessi particolari.

5- Riforma elettorale, legata al territorio ricomponendo il legame tra cittadino e partito, con chiara offerta del programma. La legge elettorale, pur se approvata con legge ordinaria, ha valore costituzionale e pertanto va impostata dopo le riforme costituzionali. Essa ha il compito specifico di riequilibrare la scena politica del paese Italia, in modo dare al Popolo il controllo diretto della vita politica del nostro Paese, con la formazione di tutte le forze politiche, espressione della volontà del popolo, spostando quote del potere decisionale di pochi sul corpo elettorale, modificando ruoli e posizioni.
I Partiti devono tornare ad essere veicolo della gente e non portoni sbarrati.
L’aggregazione che si propone al giudizio degli elettori poi deve essere capace di essere il riferimento di valori etici, non necessariamente legato alle ideologie.
Ecco perché bisogna ricostruirla nuova, fortemente regionalizzata, legata al territorio in modo da evitare la tragica frattura fra cittadino e partito.
La democrazia, all’interno dell’aggregazione, deve tendere ad essere "compiuta" e deve essere chiara e determinata nell’offerta del programma.
La "regionalizzazione" del territorio non è necessariamente un ritaglio del territorio nazionale, può essere anche l’ allargamento omogeneo di sue "regioni".
Questo concetto ci richiama ad una visione regionale mediterranea del sud.
La forte sottolineatura del dibattito sulla politica estera, deve affermare che va rivista la politica mediterranea, dinanzi ai problemi gravi posti dell’integralismo islamico e del ruolo dei nuovi paesi in via di sviluppo.
L’aggregazione deve anche proporre agli operatori, perché il Paese Italia diventi competitivo, l’assunzione del rischio d’impresa, della produttività del lavoro, patrimonio da ereditare e riscoprire dai nostri padri.
La centralità del nuovo movimento non può che confermarsi con l’apertura al dialogo con le altre forze politiche; le future alleanze politiche vanno, però, contratte nelle istituzioni rappresentative, tenendo ferme le distinzioni formali e sostanziali.
Il superamento degli steccati tra laici e cattolici, apre nuove frontiere e moderne alleanze, coltivando la antica cultura del pluralismo delle istituzioni, carta vincente per un paese al passo con i tempi odierni.
La proposta della nuova aggregazione regionalizzata deve tradursi in un modello organizzativo visibile, coerente nei programmi, irreprensibile nelle scelte dei vertici e non, leale nelle alleanze che rimangono ancorate alla responsabilità locale e regionale del partito.

6.- Per la riscoperta della iniziativa privata. Questa problematica dev’essere inquadrata dentro quella più ampia dell’alternativa tra Stato e Mercato, per lo sviluppo dell’economia e del lavoro.
Lo Stato è da sempre necessario per alcuni problemi fondamentali, quali la difesa, la sicurezza, la giustizia, le grandi infrastrutture. In tempi più recenti lo Stato è stato ritenuto necessario per la istruzione obbligatoria, la sanità, la redistribuzione del PIL per garantire un minimo di eguaglianza sociale (in questo campo, ha rilevanza la pensione sociale, il primum vivere per tutti). In tempi ulteriormente più recenti lo Stato è stato ampliato fino ad occupare le imprese strategiche, e via via tutti i settori produttivi dell’economia.
Questa espansione è stata massima nel socialismo: vedi URSS. In Italia, negli anni ‘90 lo Stato occupava il 60% dell’economia, e il resto era occupato dalla iniziativa privata.
Con la caduta dell’URSS, ci siamo accorti che avevano la stessa crisi dell’economia, anche in Italia, sia pur in proporzione al grado di socialismo, attuato anche da noi. Da allora, partì la grande crociata per la transizione dell’Italia dallo Stato al Mercato, per recuperare spazio di sviluppo del PIL e spazio per il lavoro.
Negli anni ’90 l’attività bancaria fu orientata al profitto (così anche negli USA) eliminando ogni limite alla fabbricazione di moneta bancaria, e privatizzando le banche pubbliche.
Adesso, di seguito alla grande crisi, si siamo resi conto che va rilanciata la fase di transizione dello Stato al Mercato, per ampliare spazi per l’economia privata nel settore produttivo, ma che invece il settore bancario "privato" va ripensato. Privatizzare, ma senza regole, è il ritorno della giungla.
Quanto spazio allo Stato e quanto spazio al Mercato ? Una misura può essere data dalla pressione fiscale (oggi 45% del PIL). Un obiettivo ragionevole potrebbe essere il 38-40%; un obiettivo più serio potrebbe essere il 33%).
Per il lavoro, come realizzare dei diritti al lavoro per tutti ? Lo Stato dovrebbe essere datore di lavoro di ultima istanza, se l’imprenditorialità privata è insufficiente a dare lavoro per tutti ?
L’università, ai fini della formazione della classe dirigente, dev’essere soprattutto pubblica, o l’università pubblica deve cedere spazi importanti all’università privata a pagamento ?
Scelta, competizione, libertà.
                                                                                                                                                                                                          Alberto Alessi


SOMMARIO DEL SEMINARIO DELLA DC, 1988, A VILLA MIANI
(segnalato alla attenzione dei partecipanti, a semplice titolo di testimonianza)
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IN ATTESA DELLA UDIENZA DEL 15 OTTOBRE 2013
del Tribunale civile di Roma (Giudice Scerrato)
sulla validità del XIX Congresso della DC

E nel frattempo, dopo la costituzione della Associazione di Fontana
e VERSO IL "PARTITO NUOVO" DELLA DC

.
Conferenza del 1 giugno 2013

Bologna, Hotel Europa, via Boldrini 11.

                                                    .
LETTERA

- AL SEGRETARIO NAZIONALE DELLA DC ON. AVV. GIANNI FONTANA
- AI RFERENTI  REGIONALI  DC
- A  TUTTO  IL  POPOLO  DC del XIX CONGRESSO (RUBATO ?)

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Logo del Comitato,
ex- art. 39 cc

LETTERA APERTA

    Oggetto: dopo l'Associazione, e verso il "partito nuovo" della DC, fare (prima) una conferenza programmatica preparatoria (il 14 settembre ?)

    Caro Gianni e cari Amici tutti della DC,
    e' forse utile fare il punto della situazione nel nostro cammino verso la riorganizzazione della DC. Vi sottopongo quanto segue:
    1) in queste settimane e' stato fatto il primo passo, vale dire la costituzione dell'Associazione della DC, voluta da Fontana.
    Ricordiamo tutti il grande disagio, per tutti noi, quando a marzo 2013, l'Ordinanza del Tribunale civile di Roma ha sospeso gli effetti del XIX Congresso DC, alla quale abbiamo reagito decidendo  di fare una Associazione subito, e un "partito nuovo" della DC a settembre 2013 ( da essere uno strumento immediatamente operativo, per partecipare alle elezioni, in attesa del completamento del prevedibile, lungo, procedimento giudiziario).
    Riporto (in fondo), per comodita' di tutti, l''ordine del giorno votato, su proposta da Alessi, a Bologna il 1 giugno 2013.

   2) Circa il seguito, ultimamente c 'e' stato un fatto nuovo: il Tribubale di Roma ha definitivamente fissato per il 15 ottobre 2013 l'udienza della causa sulla validita' del XIX Congresso (giudice Scerrato).
   L'udienza potrebbe cambiare l'Ordinanza, non escluso che la DC possa riprendere il proprio cammino (ma non facciamoci illusioni). Comunque va fatto un aggiornamento delle riflessioni, circa il secondo passo ("partito nuovo").
   Tenuto conto delle vicende recenti del governo nazionale, soggetto a cadere in qualsiasi momento (e il cui maggior punto di fibrillazione ci sara i 30 luglio, in coincidenza con la sentenza della Cassazione sul caso Berlusconi), direi che (anche in caso di sentenza favorevole) aspettare il 15 ottobre potrebbe essere troppo tardi per partecipare alle elezioni politiche, in caso di scioglimento anticipato delle Camere.
  Questo fatto rafforza l'idea, espressa il 1 giugno a Bologna, che non c'e' piu' tempo da perdere, nemmeno un giorno, e comunque vada confermata la data di fine settembre, per la convention per "il "partito nuovo".

   4) Tuttavia, data la complessità del secondo passo, penso che sarebbe utile preparare la convention, facendola precedere da una "conferenza programmatica", in cui discutere bene l'indirizzo politico, il programma e le modalita' varie, tra cui il simbolo.
   In questo senso, chiederei a Gianni, e a tutti, di darmi l'adesione a fare questa Conferenza programmatica, preparatoria (ancora a Bologna).

Cordialita'.
Nino Luciani
__________________

ALLEGATO: ORDINE DEL GIORNO dell''incontro di Bologna del 1 giugno 2013

 

Edizione precedente

INCONTRO  DEI  QUADRI  REGIONALI  DC DELLE  20 REGIONI  A  BOLOGNA 
1 GIUGNO 2013

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Gianni Fontana

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PRESENTI :
Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Molise,
Piemonte, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto,
il Segretario Naz.le On. Avv. Gianni Fontana
e l'On. Alberto Alessi

.


RESOCONTO DELL'INCONTRO

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Logo del Comitato,
ex- art. 39 cc


Resoconto dell' incontro dei quadri dirigenti della DC delle 20
regioni italiane* invitate a Bologna sabato 1 giugno 2013.

    Presenti 34 referenti delle Regioni, il prof. Nino Luciani ha illustrato il Documento della DC della Emilia Romagna del 3 maggio 2013, per una conclusione della fase di riflessione, iniziata nel convegno di Roma de 6 aprile 2013, sul "cosa fare", in seguito alle ordinanze della Magistratura che avevano "sospeso" gli effetti del CN del 30 marzo 2012, e del XIX congresso di novembre 2012 (nomina dei membri del Consiglio Nazionale e del Segretario Nazionale Fontana).

RELAZIONE

1) Costituzione di un Gruppo dirigente interregionale.
    Preso atto della precarietà del funzionamento del CN 2012 e del fatto che in esso è esclusa la rappresentanza di 10 regioni (delle 20), e che non sono mai stati istituiti gli Uffici del partito, è necessario costruire un Coordinamento nazionale, al quale partecipino tutte le 20 regioni, in proporzione alla popolazione regionale (e quindi non più in base al numero delle tessere), ed eventualmente un Comitato direttivo, a supporto del Segretario Nazionale;

2) riconvocazione del XIX congresso.
    Essa dovrà essere fatta sollecitamente, seguendo la procedura indicata dalla Magistratura nelle ordinanze di "sospensione", precisamente:
    a) chiedere al Presidente del Tribunale di Roma (anche sede della DC) di nominare un Commissario ad acta, per la convocazione del XIX congresso, motivando che, in base all'art. 21 dello Statuto, sono decaduti gli organi dei vari livelli, che avevano il compito della convocazione in base allo Statuto;
    b) in subordine, attivazione di un Comitato, ex-art, 39 cc., qualora il Presidente si rifiutasse .

3) costituzione di un "partito nuovo".
   Considerato che la procedura per la riorganizzazione della DC storica sarà lunga (anche perchè quanti si sono impossessati del suo patrimonio inventeranno mille ricorsi pretestuosi alla Magistratura, per ostacolarne la riorganizzazione), è necessario anticipare di fatto la DC, creando subito un "partito nuovo" giuridicamente operativo, in accoglimento della proposta dell'On. Alberto Alessi (figlio di Giuseppe, cofondatore della DC con Don Sturzo) del 6 aprile 2013, ma che dovrà essere anche nazionale ed europeista oltre che regionalista, e disponendo fin da adesso, in statuto, lo scioglimento del "partito nuovo", appena conclusa la riorganizzazione della DC storica.
   Una volta costituito il "partito nuovo" (bastano tre persone, ai fini giuridici; se del caso, la relativa bozza di Statuto è messa a disposizione dei presenti- clicca
su: bozza Statuto "partito nuovo"), se ne dovrebbe convocare il Congresso nei prossimi mesi, per:
  a) pubblicizzare il "partito nuovo";
  b) ottenere il travasamento degli iscritti auto-certificati della DC del 1992 ( l'elenco è presso la sede) nel "partito nuovo", e che ne dovrebbero divenire i primi nuovi iscritti; e aprire il tesseramento a "nuovi iscritti", che lo volessero;
  c) accogliere tutti i partiti e movimenti della diaspora dc dopo il 1992, disponibili alla ricostruzione della grande DC;
  d) nominare gli Organi definitivi, in sostituzione di quelli provvisori, nominati in prima costituzione del "partito nuovo".

  DIBATTITO
  1) Sono seguiti 19 interventi, nel terzo dei quali si è inserito FONTANA.
   Egli ha dichiarato la propria opposizione alla impostazione di Luciani:
    - NO al "partito nuovo" subito, perché sarebbe velleitario farlo frettolosamente;
    - e invece SI' ad una Associazione politico-culturale (già proposta a Roma il 6 aprile 2013), da costituire il 18 giugno a Roma, e che a sua volta organizzerà una Convention a Roma l'8 dicembre, per fare il "partito nuovo".

  2) I vari intervenuti sono stati favorevoli alla ricostruzione degli Organi nazionali e regionali, sia pur in via di fatto e volontaria in questa fase, e alla riconvocazione del XIX congresso.
   In merito agli argomenti "associazione" e/o "partito nuovo", nel complesso i vari interventi sono stati interlocutòri tra le due posizioni, fermo che tutti hanno sostenuto la urgenza dell'azione, in considerazione della fragilità della situazione di governo nazionale e della opportunità di non trovarsi scoperti in caso di elezioni politiche.
   Tra gli interventi, sono risultati "pochi numeri" apertamente favorevoli o apertamente contrari alla "Associazione".

  CONCLUSIONE
   Al termine, Luciani ha constatato la piena convergenza degli intervenuti sugli obiettivi politici, e invece divergenze sugli strumenti.
   Egli ha valutato che questa tipologia di divergenze vada risolta, più che con il "passaggio ai voti", con la mediazione per risposte ai problemi sospesi ( Ad es.: Perché l'Associazione è prioritaria, rispetto al partito, se già 1103 persone, nel congresso del nov. 2012, hanno detto sì alla riorganizzazione del partito e oggi tutti hanno reclamato l'urgenza della azione ? Perché a marzo scorso - vale dire 4 mesi dopo il congresso, e prima che arrivassero le due ordinanze dei giudici - non risultavano ancora istituiti gli Uffici del partito ? Perché il "partito nuovo" si dovrebbe fare a dicembre 2013, se già dopo l'estate non sappiamo cosa sarà del governo nazionale ?).
  Pertanto, Luciani ha invocato la mediazione di Alessi, che è stata accettata da Fontana.
  Questo è il testo proposto:

                                                           ORDINE DEL GIORNO

   Il giorno 1 giugno 2013 presso l'Hotel Europa si è riunito un gruppo di amici di fede popolare e democratico-cristiana di molte Regioni Italiane. Dopo laborioso e costruttivo confronto, i convenuti si sono ritrovati sul seguente ordine del giorno :
   "Si approva la proposta della Costituzione della Associazione, presentata dall'Avv. Giovanni Fontana. Tale Associazione, per il contenuto delle norme dello Statuto, serve a rifondare e portare a nuova vita i principi e gli indirizzi Sturziani e de Gasperiani, rivisitati alle e per le necessità della società moderna italiana.
   Si approva altresì la proposta del professore Nino Luciani di ricostruire un "partito nuovo" della DC"; nuovo nella forma statutaria e se, del caso, del simbolo, ma sempre legato alla tradizione della DC, che fu "il" e non "un" partito del popolo.
  Associazione e "partito nuovo" della DC che hanno le stesse finalità di giustizia sociale e di libertà della persona umana, e che camminano distinti, ma non distanti.
   Il "partito nuovo" vedrà la luce entro e non oltre la fine di settembre 2013".

APPROVAZIONE UNANIME, SALVO PER "UNA"ASTENSIONE (di Torriani) SULLA ASSOCIAZIONE, perché ad essa contrario.

Firme di: Luciani, Leo Pellegrino, Renzo Gubert, Antonino Pulvirenti, Leonardo Bianchi, altri 15 (firme illeggibili).

______________________
Nota. A titolo documentale, è possibile leggere, cliccando su Magistratura, la Sentenza della Cassazione che aveva dichiarata mai sciolta la DC.
Per una sintesi della dottrina sociale della chiesa, clicca su: Lezioni

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EDIZIONI PRECEDENTI

Dal CONVEGNO PUBBLICO DI BOLOGNA  (al Baraccano) del 13 SETT. 2012

fontana.jpg (86435 byte)
On. Avv. G. Fontana

ASSEMBLEA PUBBLICA  A  BOLOGNA
il 13 settembre 2012, ore 17,45 - 20,30
Sala del Baraccano, in via Santo Stefano 119

Argomento :
"Preso atto della convocazione del XIX Congresso della DC
(dopo 20 anni dal XVIII°), a Roma per il 12 ottobre 2012, come
da Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 92 del 7.8.2012


Si vuole discutere pubblicamente
sul significato di questo evento
nell'Italia del 2012.

                              Ordine dei lavori:

1.- Saluto del Segretario Naz.le On.le Avv. Gianni Fontana

2.- Introduzione del Dott. Alessandro Marinangeli, Membro della Commissione Naz.le di garanzia per il tesseramento: “Come si è pervenuti al XIX Congresso”

3.- Relazione del prof. Nino Luciani

4.- Interventi del pubblico:
    - Intervento programmato: On.le Dr. Virginiangelo Marabini
    - .....                               
    - .....
                        
5.- Conclusioni del Segretario naz.le On. Avv. Gianni Fontana: “Quale progetto politico ed economico per una Italia migliore".

Nino Luciani, RELAZIONE POLITICO CULTURALE:  "Ha un senso la riorganizzazione della "vecchia" DC, nell'Italia del 1012 ? "

1.- La premessa: importanza della rappresentanza dei Cattolici nel parlamento italiano, nella forma di un partito politico. Prima di discutere le ragioni dell'uscita di scena della DC dal parlamento italiano, come fatto che va oltre la DC e riguarda anche gli attuali partiti, vorrei affermare il mio convincimento che qualunque proposta politica, che fosse fatta in Italia senza il contributo dei cattolici (e, aggiungerei, anche del mondo laico liberale), è carente di elementi fondamentali, e questo per il ruolo che queste componenti hanno svolto e svolgono nella storia d'Italia.
   Quanto a Bologna, e alla sua università, il riferimento al mondo cattolico è altrettanto imprescindibile. Un riferimento dovuto è al papa Gregorio XIII, Divus Petronius et Pater, come si legge sopra la sua statua in Piazza Maggiore, vale dire al papa che fu protettore dello "Studio" e "riformatore" del calendario.
   Qui, tuttavia, il problema posto non è quello del ruolo di un "partito cattolico", ma di un "partito dei cattolici" e laici liberali, con i diritti politici di un qualunque partito, soggetto alle regole delle alternanza, secondo le preferenze degli elettori.

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  Fatta la premessa, direi che i primi punti da affrontare siano:
a) Riprendere le ragioni che, venti anni fa, hanno estromesso la Democrazia Cristiana, dal novero dei partiti italiani;
b) Chiarire subito che la riorganizzazione della DC ha un senso se la priorità è il passaggio delle consegne ai giovani e alle giovani del mondo cattolico e laico liberale, non foss'altro per ragioni anagrafiche. Aspettare vuol dire che verrebbe a mancare per sempre la possibilità di farlo;
c) Però, non va fatto salto su alcuni gradini della scala: l'operazione ha un senso se condotta dalle persone DC direttamente eredi della DC, e al tempo stesso forti della saggezza di chi ha molto meditato, dopo aver pagato caro.

  Non si tratta di riproporre dei "vecchi" (peraltro, sono pochissimi i viventi), ma dell'appello di "vecchi" alle "giovani" e "giovani" del mondo cristiano e laico liberale per rifondare la DC, secondo le esigenze di oggi. Invoco, pertanto, da questo tavolo pubblico, che il Segretario Nazionale lanci un appello ai giovani e alle giovani del mondo cristiano (cattolico, ortodosso, protestante) e giudaico e laico liberale a rendersi disponibili per la costruzione della nuova DC.

2.- La questione morale all'origine della caduta della DC. Noi siamo certi che la caduta della DC sia collegato al blocco, durato troppo a lungo, dell'alternanza tra grandi partiti al governo.
   Non era per il venir meno dei suoi meriti per il progresso della nazione, né per il venir meno dei suoi ideali. Si trattava del fatto che i governi hanno un senso positivo solo se sono specchio continuo dei mutamenti della società civile "migliore", come ebbe a ricordarci in un recente convegno ad Asolo il nostro Segretario Naz. On. Avv. G. Fontana, e del fatto che erano prevalse nel nostro Paese alcune cose negative, quali debolezze gravi nella governance dello Stato, e il prevalere di interessi privati, in luogo degli interessi dello Stato in un orizzonte di lungo periodo.
   Dobbiamo capire che, già dentro l'uomo, sta il bene, e il male, e che (pur partendo da sani principi, che è il presupposto necessario per un cattolico, ma non solo per un cattolico) è legge inesorabile della vita che il male possa prevalere sul bene, se non c'è un rinnovamento continuo. Gesù Cristo aveva detto che il seme, per nascere, deve prima morire. L'uomo rinasce attraverso i figli, cioè morendo.

   All'inizio degli anni '90, c'era, in prima attenzione, la questione del rinnovamento della DC, e del rinnovamento del sistema di Governance dello Stato. Da anni, era infatti divenuta "normale" la caduta dei governi ogni sei mesi, durante la legislatura, determinando carenze gravi dei governi nell'affrontare le grandi questioni di lungo periodo.
   Si ricorderà anche che gli anni '80 erano stati la stagione dell'esplosione del grande debito pubblico: che era il 30% del PIL nel 1970. Diverrà il 60% nel 1980 e il 123% nel 1993, come negli anni di guerra '43-'45, con la differenza che, negli anni '80, la motivazione era invece la "grande spesa pubblica" per finanziare le grandi infrastrutture per l'ammodernamento del Paese, e per l'ulteriore ampliamento dello Stato sociale (scuola pubblica e sanità pubblica) uniformemente nel territorio nazionale, secondo il programma avviato fin dal 1961 con il centro-sinistra (DC, PSI, PSDI, PRI), e confermato negli anni '70.
  TUTTO OK purchè il debito pubblico fosse stato affrontato come il buon padre di famiglia per il mutuo per farsi la casa, vale dire con un piano di ammortamento del debito in un determinato numero di anni, che solo governi di legislatura avrebbero potuto attuare.
  Ma tant'è che i Governi post-DC non hanno fatto così e anzi in questi ultimi, dopo un periodo di parziale rientro verso il 100% del PIL nel 2007, il debito è stato riportato oltre il 120% del PIL, e al sopravvenire della crisi internazionale, l'Italia è stata colta impreparata.
  Sia chiaro che Monti, per evitare il fallimento finanziario dello Stato, non poteva che mettere mano alla tassazione, ma sia anche chiaro che non basta un "governo finanziario", serve anche un "governo dell'economia e del lavoro" con il sostegno della domanda sul mercato.
  Nei paesi sottosviluppati la produzione non ci può essere a breve perchè non ci sono impianti industriali. Ma noi li abbiamo e sono inutilizzati per la caduta della domanda. Keynes ci ha insegnato che la fabbricazione di moneta aggiuntiva non crea inflazione se c'è capacità produttiva inutilizzata. Spiace che in Europa questo non venga capito (salvo, forse da una settimana, dalla BCE di Draghi)..

I primi anni '90 erano il periodo del massimo apporto della DC al progresso economico e sociale e del lavoro in Italia. Ma, sfortunatamente, è caratteristica comune ai popoli, che giungono a grande benessere, dimenticarsi i lunghi sacrifici per conquistarlo, e trovarsi poi all'improvviso nel baratro, per avere pensato che il progresso vada avanti da solo, sottovalutando l'importanza di tenere alta la guardia. Pensiamo agli antichi Romani, divenuti troppo ricchi da pensare alla difesa dell'impero da se stessi, ma anzi di essere più conveniente di affidarla, a pagamento, ai barbari. Ho visitato in questi mesi Spalato e ho visto il palazzo del grande Diocleziano, appunto un generale slavo, divenuto imperatore di Roma, non romano.

Va chiarito che, la situazione del debito pubblico non sarebbe divenuta drammatica, se non fosse che altra situazione molto pericolosa si è aggiunta, quella del sistema bancario, per via dell'eccesso di sofferenze. Trattasi del fatto:

- che le banche hanno ecceduto in impieghi speculativi ad alto rischio, in Italia e all'estero, mettendo in pericolo i risparmi delle famiglie, in deposito presso loro;
- e che, qualora si diffondesse il panico e tutti i clienti corressero in banca per ritirare il contante, sarebbe la bancarotta. Nella analoga situazione bancaria del 1929, lo Stato italiano intervenne nazionalizzando le grandi banche di allora, e subentrando ad esse nel garantire le famiglie, circa la salvezza dei loro depositi. Ma allora il debito pubblico era il 30% del PIL. Oggi è il 120% del PIL, per cui è inimmaginabile che lo Stato italiano possa salvarsi dalla bancarotta se ai compiti suoi propri si aggiungesse quello della salvezza delle banche.

Ci fu un risvolto pesante, agganciato alla "grande spesa pubblica": la comparsa della questione morale nella vita pubblica, e anch'essa secondo uno schema tipico dei Paesi, che sfuggono alle regole dell'alternanza, in modo che un partito che subntra al governo controlli quanto fatto dal precedente. Il veicolo della corruzione politica era la "grande spesa pubblica", per via di tangenti per il finanziamento dei partiti al governo (anche di quelli regionali, di altro colore), in occasione degli appalti a gruppi economici compiacenti. Un secondo veicolo era la spartizione dei posti tra i partiti nella PA, per la cattura del consenso. Un terzo veicolo, più specifico, erano i compensi che gli Enti pubblici attribuivano a collaboratori professionali per prestazioni artificiose o pagate oltre misura, sotto patto segreto di spartizioni illegittime al partito.

  Quanto fosse esteso il fenomeno, lo ascoltammo da un discorso di Craxi alla Camera, nel 1993, il cui messaggio, in essenziale, era: "Mi volete in tribunale per tangentopoli ? Il problema è anche di voi e lo sapete bene che esso si fonda sulla commistione di interessi tra politica e industria. E che una volta colpito me, il secondo turno sarà per voi …".
   Sta di fatto che nel 1993 la DC abbandonò la scena politica, ma col senno di poi noi sentiamo di denunciare la grave responsabilità storica degli ultimi dirigenti della DC del tempo, sia pur se presi da panico per la magistratura. Lo vediamo nel fatto che anche in Germania ci fu un grave scandalo della Democrazia cristiana, per fatto di tangenti, a carico di KOHL, ma il problema fu risolto non sciogliendo la DC, ma semplicemente MANDANDO KOHL a casa, pur se godeva di grandi e riconosciuti meriti verso l'UE e la Germania per la unificazione tedesca.
   E sta di fatto che, dopo una pausa di tranquillità apparente, in concomitanza con lo scioglimento della DC e del PSI, e del massimo fuoco della magistratura, la questione morale si ritroverà tale quale, successivamente e fino ai giorni nostri.
   Non solo questo. Mentre un tempo si procedeva in base alle leggi esistenti, negli anni più recenti sono state fatte delle leggi ad personam per i governanti (cambiata la tipologia di reato e la prescrizione).
   Non solo questo: il finanziamento pubblico dei partiti, al centro e alla periferia, è risultato fuori misura, anzi causa rilevante della situazione debitoria dello Stato, mentre parte della popolazione fatica a tirare avanti e la pressione fiscale è arrivata alla stelle.
   Ciò ha evidenziato il massimo di scadimento dell'Esecutivo e del Parlamento. Voglio dire fino in fondo: che da vent'anni, con l'uscita di scena della DC e del PCI, è venuto meno lo Stato e siamo caduti nelle mani di bande senza il senso dello Stato, forse salvo eccezioni. Per questo è venuto il momento di fare piazza pulita e ricominciare da capo.

  Nel riprendere quel discorso, voglio ricordare che, già negli anni '70, era stato pubblicato un libro del premio Nobel J. Buchanan, divenuto premio Nobel per questo libro, che teorizzava la cosiddetta "scuola di public choice", fondata sull'individualismo metodologico. Secondo quella scuola, i politici sarebbero dei comuni mortali, e dunque come dei comuni imprenditori privati, essi fanno politica prima di tutto per motivi personali, e secondariamente per l'interesse pubblico. In questo senso la PA diveniva strumento per gli obiettivi personali dei politici. Detto con una immagine veloce, i partiti sarebbero "imprese di affari", difficili da convincere a rinuncia "volontaria" al governo.
   Si tratta di un approccio molto lontano dalla dottrina sociale della chiesa cattolica e dal comune sentire, secondo cui invece la politica è servizio alla società civile.
   Arriviamo ad una prima conclusione. Per il futuro del Paese, dovremo lavorare:
  - per una rigorosa alternanza tra i partiti al governo (ma anche il divieto di cambia casacca, durante la legislatura, senza di che non si sa di quale alternanza si tratti);
   - per dare, ai governi, effettivi poteri decisionali, fermi i principi costituzionali (e durate di legislatura);
   - ridimensionare drasticamente il peso dello Stato nell'economia, sia pure in una gradualità, ma con una chiara distinzione:
   - tra ruoli fondamentali dello Stato nell'economia e nel sociale, a salvaguardia della produzione e del lavoro, e dei fondamentali diritti civili e umani del nostro popolo alla giustizia, alla sanità, alla scuola, ad un reddito minimo garantito a tutti, a pensione sociale.

3. I vari tentativi della DC per il rinnovamento di se stessa e dello Stato. Aldo Moro aveva posto già da tempo il problema del rinnovamento della politica in Italia. Stando alle sue parole, la meta era realizzare in Italia la cosiddetta "democrazia compiuta", fondata sulla alternanza tra i grandi partiti al governo, in recepimento della evoluzione della società civile; e sulla conseguente ricaduta positiva del ricambio dei quadri dirigenti, dentro i partiti. L'anomalia, per l'Italia, era che la DC era al potere dal 1948, in governi di coalizione: con il PLI fino al 1960; fuori il PLI e dentro il PSI dal 1961. L'alternanza non ebbe luogo, alle previste scadenze elettorali, perché circolava il convincimento (e in questo pesò molto il convincimento degli Stati Uniti) che il secondo partito in graduatoria (il PCI) fosse non affidabile per la democrazia in Italia (a causa dei suoi legami con il PCUS) e per la salvaguardia dell'equilibrio tra due grandi blocchi internazionali contrapposti.

Fondato o infondato questo giudizio sul PCI ? Forse nessuno saprà mai dire. Tuttavia, sarebbe forse ingeneroso e anche ingiusto:
  - non ricordare il comportamento del PCI nei confronti della BR, che puntavano all'alternanza nei governi, in modo rivoluzionario, e che il PCI condannò e contrastò in solidità all'azione dello Stato democratico;
  - e non ricordare che, già prima, c'era stata una evoluzione nei rapporti tra PCI e PCUS, come la presa di distanze dai fatti dell'URSS (per vero anche della sinistra più estrema), e anzi la rivendicazione del PCI, di una propria autonomia del partito fratello PCUS;
  - e fors'anche non escludere che questi fenomeni rivoluzionari potevano essere evitati se la via dell'alternanza era ritenuta praticabile a breve. Fatto sta che l'alternanza, pur se urgente, veniva sempre rinviata.

Di fronte agli impedimenti "storici" all'alternanza tra la DC e il PCI, A. Moro, già in vari Convegni della DC (ne ricordo uno qui a Bologna, alla Fiera - non ne ricordo l'anno), aveva inventato la strana teoria della "DC, alternativa a se stessa", vale dire la via del profondo rinnovamento dei quadri dirigenti della DC, come se si trattasse di un nuovo partito DC, che sarebbe dovuto subentrare alla vecchia DC, esistente, e di conseguenza anche il radicale rinnovamento dei propri membri nel Governo.

Ma poi l'elettorato non apprezzava gli sforzi di Moro, e il PCI rimaneva sempre il secondo partito, sia pur con tendenza al rialzo, ma con peso rilevante nell'economia e nel sociale, sicchè poteva condizionare non poco la governabilità del Paese. E' memorabile anche la sua teoria delle "convergenze parallele": DC e PCI separati, ma convergenti sulle stesse scelte.
   Per questo, la consociazione DC-PCI cominciò a vivere nelle cose, per alcune grandi scelte nazionali e massimamente negli enti locali. In questo quadro, non fu irrilevante che la gestione del sistema sanitario sia stata ceduta alle Regioni. E non è irrilevante che la gestione degli Enti intermedi locali fosse ripartita tra i partiti del centro sinistra e il PCI, pur nei territori in cui il PCI  aveva la maggioranza assoluta. In Emilia-Romagna ne sappiamo qualcosa.
   Negli anni '70, A. Moro si era, addirittura, spinto alla enunciazione della teoria della irreversibilità del centro sinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) che era il consolidamento della consociazione con il PCI per le grandi decisioni nazionali sul welfare, purchè non nel Governo nazionale.

4.- Per il ritorno alle regole, con il concorso dei Cattolici. Nelle varie "settimane sociali della chiesa" (ogni 5 anni, da oltre una diecina di anni) il tema dominante è stato chiamare i cattolici a tornare ad occuparsi di politica e dibattere sui grandi problemi sociali del Paese. Ho seguito attentamente una di queste settimane, qui a Bologna, per capire cosa dovesse comportare, secondo la gerarchia ecclesiastica, questo ritorno. Ebbene, è stato detto a chiare lettere che l'invito non era riferito alla costruzione di un "partito" sul modello della vecchia DC, ma alla partecipazione personale alla vita dei partiti in generale (a loro libera scelta) e tuttavia con il vincolo della proposta di idee, secondo la dottrina sociale della chiesa, per la costruzione dei programmi e idee di quei partiti.

Voglio approfondire il significato di questa indicazione, partendo dal suo contrario. Un invito ecclesiastico alla ricostruzione di un partito unico dei cattolici, poteva significare più cose:
  - l'equivalente di un "partito cattolico" teso al ripristino di uno Stato teocratico in Italia, una specie di evocazione dello Stato pontificio. Mi pare che una richiesta del genere fosse assolutamente irricevibile dai laici cattolici, dopo le vicende dello Stato italiano, chiuse con la conciliazione del 1929;
  - il sostegno a un particolare "partito". Ma esso crea, di solito, divisioni interne alle associazioni cattoliche nel sociale, dacchè è noto che ogni cittadino, ancorché cattolico praticante, ha delle proprie preferenze per tale o tal'altro partito. Anche nelle nostre personali esperienze, ci sono dei casi di associazioni auto-disintegrate alla solo proposta dei rispettivi Presidenti di appoggiare tale o tal'altro partito, e perfino tale o tal'altro candidato dentro lo stesso partito. Si deve concludere che quella indicazione è "sincera"

Tuttavia, una cosa è un "partito cattolico", altra cosa è un "partito unico dei cattolici". La gerarchia non può impedire ai cattolici laici di scegliere in modo indipendente il modo più efficace per la partecipazione alla politica. E questo modo non può che essere l'unità politica sulle proposte programmatiche e ideali. Dovremmo forse risalire a C. Marx, per recuperare quella sua distinzione tra "socialismo utopistico" e "socialismo scientifico" ? Con l'uno egli intendeva il programma degli ideali di eguaglianza sociale e dei diritti del lavoro, da sostenere con il libero dibattito e il voto; con l'altro egli intendeva il loro sostegno, da parte degli operai, in forma organizzata, per obiettivi precisi, pochi ma chiari, giorno per giorno.
    In questo senso la nuova DC non può che essere:
   - un partito unico dei cattolici;
   - e un partito laico, nel senso che è aperto a tutti;
   - assolutamente non confessionale, "non teocratico".

Precisiamo meglio. La parola "cattolici" è per me un modo breve di riferirmi a tutti i cristiani e dintorni. Dunque, non un partito dei soli cristiani cattolici, ma anche dei cristiani "protestanti", "ortodossi" e degli "ebrei", da cui discendono i cristiani; ed un partito dei laici liberali, nel presupposto che l'incontro tra cristiani, e liberali faccia scoccare la scintilla che preserva la nuova DC da tentazioni confessionali. Dunque è un partito dove si incontrano e confrontano tante idee, ma col comune denominatore di concepire l'uomo composto da spirito e da corpo, e che premia l'uomo che migliora se stesso con le proprie forze, e aiuta l'altro uomo che è rimasto indietro, ma senza premiare chi è rimasto indietro (aiuta, non premia).
    In anni, anche recenti, ho partecipato (con insuccesso) ad alcuni tentativi di riunificare i molti partitini della diaspora democristiana, a parte le schegge confluite in alcuni grandi partiti (la ex-sinistra DC nel PD, altri nel PDL). Ed è di questi stessi anni (dal 2006 in qua) il ripetuto proclama del Presidente dell'UDC della costruzione della casa unica dei moderati (si ricorderà il progetto del "grande centro"). Il tentativo, che io stesso avevo fatto, era di unificarne il maggior numero possibile (vi partecipava anche la cosiddetta DC di Sandri), nel presupposto che fosse possibile contribuire al progetto del "grande centro". Ma, poi, mi sono reso conto che quel progetto era una bugia, un modo furbesco di salvaguardare un partito personale, come constatato da anni qui a Bologna sia nei comportamenti quotidiani sia nei congressi farsa dell'UDC, pilotati e conclusi da "nominati" come avviene nelle elezioni politiche negli altri partiti.

5.- Quali le priorità in questo percorso dei cristiani, degli ebrei, dei liberali ? Un mia proposta per la riforma della Governance.
    Torniamo al filone politico del rinnovamento dello Stato, dentro la DC, che abbiamo visto doversi ricondurre ad Aldo Moro.
   Nel 1988, vale dire alle porte del fatidico 1992, l'allora Segretario nazionale Mino Martinazzoli organizzò un Seminario sulle riforme istituzionali, a Villa Miani, pubblicato da "Il Popolo", 5 feb. 1988. Vi leggo solo i titoli dei vari interventi:
  - Antonino Zaniboni, Per un ritorno alle regole;
  - Mino Martinazzoli, La gente è distante. Per un approccio concreto alle riforme:
    a) aggiornamento della Costituzione;
    b) regolamenti parlamentari;
  - Leopoldo Elia, Proposta per un riordino istituzionale; questione istituzionale e questione morale; riforma del parlamento e delle leggi elettorali;
  - Giuseppe De Rita, Per una iniziativa di riordino economico e sociale: anche l'economia ha bisogno di regole;
  - Ciriaco De Mita, Il valore della democrazia rappresentativa. I due problemi irrisolti della Costituzione:
    a) la stabilità del governo;
    b) la differenziazione dei ruoli delle Camere.

  Non occorre, qui entrare dentro le proposte, anche perché sono avvenute molte cose da allora, per cui sarà necessario tornarvi sopra. Ma sia chiaro che i temi sono i medesimi di oggi: e lo vediamo dal fatto che essi sono i temi caldi anche dell'attuale agenda politica.

  Vediamo alcune proposte concrete da questo tavolo, senza alterare l'architrave dell'attuale Costituzione.
   - Sistema di governance. Proporrei: che il parlamento (o il popolo direttamente) nomini il capo del governo (non il governo) per l'intera legislatura, che successivamente nomina e revoca ministri tecnici (in linea di massima).
    Ammettere la possibilità della sfiducia ma solo con un quorum dei 3/4 di una camera;
   - Una legge elettorale proporzionale per il parlamento, ma con rimedi drastici alla frammentazione dei partiti.

   Su questi rimedi, un elemento discusso dal 1950 è il premio di maggioranza.
   Ai tempi della DC, per le elezioni del 1953, la legge aveva istituito il premio di maggioranza al partito che conseguisse almeno il 50%+1 dei voti.
    Ciò fece gridare allo scandalo: quella legge fu additata come una legge truffa.
   Ma in questi ultimi anni, per avere il premio di maggioranza, basta essere la coalizione o il partito di maggioranza re-lativa, anche solo col 30%. Direi che non c'è più religione.
   Mi domando, al tempo stesso, perché non fare assegnare questo premio direttamente dal popolo. Ad es., fare le elezioni in due turni e (se nel primo nessuno ha la maggioranza assoluta), nel secondo turno gli elettori assegnano la maggioranza assoluta ad uno tra i primi due.
   Infine i seggi rimasti alla minoranza sono ripartiti sulla base dei voti riportati nel primo turno, escluso quello che vince nel secondo turno.

   C'è, poi, il problema di incentivare il rapporto stretto tra gli eletti e i cittadini.
   Qui il modo migliore mi sembra:
   - restituire il voto di preferenza (un solo voto) agli elettori;
   - che i candidati siano validi e moralmente apposto. Ad es.: si dovrebbe vietare la candidatura a chi non il certificato penale in regole, e fare candidature preventivamente votate in elezioni primarie in tutti i partito (le modalità delle primarie dovrebbero essere decise con legge);
  - il finanziamento dei partiti solo mediante il tesseramento. Al più, il finanziamento pubblico dei partiti dovrebbe essere ammesso solo per garantire un "primum vivere" (eventualmente, sotto la forma fiscale, volontaria, della destinazione del 5 per mille);
  - l'eventuale finanziamento, a parziale copertura delle spese elettorali, darlo solo ai gruppi che vengono a formarsi in primo insediamento delle camere, ma vietarlo ai gruppi parlamentari che vengono a formarsi successivamente.

6.- Detto tutto questo, ha un senso la riorganizzazione della DC ? E' un diritto costituzionalmente garantito.
    Invece, quanto alla sua opportunità, solo il popolo può dirlo: in questo senso molto mi aspetto dagli interventi liberi del pubblico. NL


Tema: “Ha un senso la riorganizzazione della vecchia Dc, nell'Italia del 2012 ?”

ABSTRACT

     All’Assemblea di Bologna (clicca su: Baraccano ) hanno partecipato l'On. Avv: Gianni Fontana (Segretario Naz.le della DC), il Dr. Alessandro Marinangeli (Commissione Naz.le di garanzia per il tesseramento) e, tra il pubblico, l’On.le V. Marabini e l’Avv. F. Bendinelli già Segretario Prov.le della DC di Bologna.
   “ Non si tratta della riproposizione di "vecchi", è stato detto, ma dell'appello di "vecchi" alle "giovani" e "giovani" del mondo cristiano e laico liberale per rifondare la DC, secondo le esigenze di oggi.

      I Punti qualificanti degli interventi sono stati:
     1.- Rilevanza e Diritto costituzionale dei cattolici alla rappresenta in parlamento, nella forma di un partito unico;
     2.- Necessario riposizionamento della “persona” in primo piano tra i valori della società civile; rifiuto di una concezione del mercato che assorbe anche la persona, come “una” merce; ritorno dei partiti al senso dello Stato.
     3.- Necessaria revisione dei rapporti tra Stato e Mercato, verso meno Stato. Lo Stato garantisce, tuttavia, il diritti umani e civili a tutti i cittadini (il primum vivere assolutamente a tutti, senza distinzione di razza, religione,…); e stabilisce le regole etiche per il mercato.
     4.- Necessari meccanismi di efficienza e moralizzazione dello Stato (di cui anche la vecchia DC era venuta a soffrire).
         Essi dovranno essere fondati sull'effettiva alternanza tra i grandi partiti al potere (inclusa la espulsione, dal parlamento, dei cambia casacca, dopo le elezioni); su governi di legislatura; sulla rappresentanza proporzionale dei cittadini in parlamento, ma con limiti drastici alla polverizzazione della rappresentanza.
         In particolare, fermo l’attuale architrave costituzionale si propone:
         a) Governo: il parlamento (o il popolo direttamente) nomina il capo del governo (non anche i ministri) per l'intera legislatura, che successivamente nomina e revoca ministri tecnici (in linea di massima). E’ ammessa la sfiducia, ma solo con un quorum di almeno i 3/4 di una delle camere;
         b) Parlamento: è eletto in due turni con legge elettorale proporzionale in collegi plurinominali. Qualora, al primo turno nessun partito consegua la maggioranza assoluta, al secondo turno l’elettorato sceglie a quale, tra i primi due, assegnare la maggioranza assoluta
(55% ?). Il restante 45% dei seggi è ripartito tra tutti gli altri proporzionalmente ai voti del primo turno.
         Un solo voto di preferenza;
         L’eventuale finanziamento dei Gruppi parlamentari, a copertura delle spese elettorali, è vietato ai nuovi gruppi parlamentari che vengono a formarsi successivamente alla prima costituzione, dopo le elezioni politiche.

                                                          EDIZIONI  PRECEDENTI

  Comitato per la riforma elettorale
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7 – Tel. 347 9470152 – E mail: nino.luciani@alice.it 
Anno 2004

Membri del Comitato:  Prof. NINO LUCIANI (Centro Studi l'Impegno Politico dei Cattolici) – Avv. UGO SCURO (MILLE. Movimento per l 'Italia Libera nella Libera Europa) – Dott. FRANCESCO TASSONE (Movimento meridionale Calabria) – Dott. PAOLO MAJOLINO (Cattolici per l'Italia) -- RAFFAELE LO IODICE (Movimento Meridionale Puglia) – Dott. ANGELO SANDRI (Democrazia Cristiana) -- Prof. MASSIMO GRISOLIA (Democrazia Italiana) -- Dott. ERMINDO CORAZZA (Rinnovamento Popolare) – Dott. DOMENICO IANNANTUONI (Partito per il Sud) – Dott. PIERO PIROVANO (Solidarietà) – Dott. ROBERTO GENTILI (Forza Roma) -- Arch. MASSIMO BONECHI (Società Ambiente Qualità) – Dott. FULVIO LORENZETTI (Movimento Alternativa per l'Italia) – Dott. GAETANO TROPEANO (Movimento Democratici "Liberi e Forti" -- Avv GIOVANNI VISCONTI (Partito della Terra) – Dott. ANTONIO SABELLA (Italia Moderata) – Dott. FRANCO REMONDINO (PPE-Italia) – Dott. ALBERTO DE MAIO (Movimento per il Centro Unito) – On. Prof. PUBLIO FIORI (Rifondazione Democristiana) -- Cav. Dott. ANTONIO MORETTI (Coerenza Democratica)

Presidente del Comitato Per la Riforma Elettorale - Prof. NINO LUCIANI

Proposta di nuova legge elettorale


    Il COMITATO promotore della nuova elettorale, costituito a Bologna il 27 marzo 2007, aperto a nuove adesioni al Comitato e disponibile al confronto con le altre forze, ha approvato una proposta di legge elettorale. Questa proposta vuole:
    1) l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, con modifica della Costituzione. Il motivo è eliminare la contraddizione attuale tra la volontà degli elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (la legge vigente dispone che sia indicato il candidato Premier) e la vecchia Costituzione che ancora richiede la successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni può cadere il Governo, in contrasto con la sovranità popolare espressa.
    2) la proporzionalità, con sbarramento del 2%, per l'elezione dei membri del Parlamento. Il motivo è ricostruire il "centro moderato e interclassita" nello schieramento politico italiano, dopo il vuoto che si è formato dal 1992-94, in seguito alla caduta della DC e del PSI.

MOTIVAZIONI

   La proposta vuole chiudere la fase di transizione dalla prima alla seconda Repubblica. Precisamente:
   a) vuole eliminare la contraddizione attuale tra la volontà degli elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (la legge vigente dispone che sia indicato il candidato Premier) e la Costituzione che ancora richiede la successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni può cadere il Governo. E’ capitato a Berlusconi nel gennaio 1995, a Prodi nel 1998, e adesso sta avvenendo di nuovo a Prodi, pur avendo una maggioranza, sia pur risicata. Questa fase dovrebbe essere chiusa adeguando la Costituzione alla maturità della coscienza popolare;
   b) vuole colmare al centro dello schieramento politico italiano, il vuoto che si è formato dal 1992-94, in seguito alla caduta della DC e del PSI, i partiti che tradizionalmente svolgevano la mediazione inter-classista. Oggi i partiti di centro, riemersi nel frattempo, sono caduti in ostaggio dentro due, rispettive, grandi coalizioni "bipolari" di appartenenza.

IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE
(da approvare con modifiche costituzionali e con legge ordinaria)

   1.- ELEZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
   a) Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale diretto, tra i candidati che hanno ottenuto la nomina a candidato nelle elezioni primarie. Qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta, si passa al ballottaggio tra i due più votati. Non è eleggibile chi abbia già svolto due mandati consecutivi. Il Premier nomina e revoca i Ministri, che sono insediati, subordinatamente alla fiducia delle Camere.
  b) L'art. 90, comma 2 della Costituzione si applica anche al Presidente del Consiglio.
  c) Elezioni primarie. Tre mesi prima delle elezioni del Presidente del Consiglio, sono fatte, in base a disposizioni di legge, le elezioni primarie per scegliere i candidati a Premier.  Le candidature possono essere presentare, con un rispettivo programma, da partiti e associazioni annotate all'Ufficio del Pubblico Registro
c) Ottiene la nomina a candidato, per ogni rispettivo partito o associazione, chi abbia ottenuto il maggior numero di voti, purchè il rispettivo partito o associazione abbia ottenuto più del 10% dei voti degli elettori di almeno 5 Regioni.

  2.- NUOVI  DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Le leggi e gli atti del Governo, aventi forza di legge, possono essere rinviati preventivamente alla Corte Costituzionale, per il parere di costituzionalità, dal Capo dello Stato di propria iniziativa o su richiesta di 1/3 di una delle Camere o di 5 Consigli Regionali. In caso di parere negativo non ha luogo la promulgazione.

3.- ELEZIONE DEL PARLAMENTO

    a) Il parlamento è eletto a suffragio universale con riparto dei seggi, tra i partiti, proporzionalmente a voti ottenuti, al netto di uno sbarramento del 2% dei voti elettorali sia per il partito che si presenti da solo, sia per la coalizione.
    b) La partecipazione dei partiti alle elezioni non richiede firme di presentazione.
    c) Il diritto di voto include la possibilità di esprimere una preferenza
   d) Rimborso delle spese elettorali dei partiti . I partiti hanno diritto al rimborso delle spese elettorali, proporzionalmente ai voti riportati. Nel caso di partiti federati presentatisi in unica lista o in coalizione, il partito che esca dalla federazione o dalla coalizione perde il diritto al rimborso fin dall'origine.
Bologna 27 marzo 2007

 


CONFERENZA NAZIONALE

LEGGE ELETTORALE:
STATO DI ATTUAZIONE DELLA RIFORMA IN ITALIA

A  Bologna, viale Risorgimento 2
sabato 1 dicembre 2007, ore 10,30
Facoltà di Ingegneria, Aula Magna al 2° piano

APERTA AI DOCENTI E CITTADINI

PROGRAMMA

Saluto del Preside Prof. Pier Paolo DIOTALLEVI

Relatori:

- Prof. Giovanni GUZZETTA, Presidente Nazionale del Comitato per i Referendum elettorali, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Roma "Tor Vergata";
- Prof. Luigi MELICA, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Lecce;
- Prof. Andrea MORRONE, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna;
- Prof. Sergio BELARDINELLI, Ordinario di sociologia all’Università di Bologna.

Governo:

Dr. Paolo NACCARATO, SottoSegretario di Stato al Ministero per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme istituzionali, Delegato per la legge elettorale.

Invitato:

Mons. Dott. Oreste LEONARDI, Delegato Episcopale per i rapporti con le realtà temporali
Moderatore: Dr. Nuccio FAVA, Presidente della Sezione Italiana dell’Associazione dei Giornalisti Europei

BREVE INTRODUZIONE AL TEMA

Una legge elettorale proporzionale, in una REPUBBLICA SEMI-PRESIDENZIALE ?
For a proportional electoral bill, but in a "HALF-PRESIDENTIAL" REPUBLIC ?

1.- La conferenza vuole verificare lo stato di attuazione delle riforma elettorale in Italia. Ma sia consentito chiedere che venga esaminata anche la proposta del Comitato per la riforma elettorale, promosso dal nostro Centro studi nel marzo 2007, e ricevuto dal Governo il 1 giugno 2007. Esso pone preliminarmente il problema della attualità dell'attuale quadro costituzionale, in cui collocare la nuova legge.
   In premessa, ricordo che stiamo assistendo allo scioglimento di Forza Italia (FI) per volontà del suo fondatore.
   Questo fatto crea oggettivamente il problema di riempire un nuovo   "vuoto al centro" (dopo quello formatosi in Italia nel 1992-94 per la scomparsa "politica della Demcrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano). Ciò rende storicamente essenziale una nuova legge elettorale per regolarne il riempimento, in aggiunta alla importanza che essa già ha per sanare il defìcit di governabilità scaturito dalle elezioni del 2006.

2.- Le varie proposte di legge elettorale da destra e da sinistra, evocate in relazione al deficit di governabilità dal 2006, ragionano all’interno dell’attuale costituzione di "repubblica parlamentare", in cui il governo vive se ha la fiducia delle camere.
   Ma questo scenario si scontra con la impraticabilità storica, in Italia, di creare un "bipolarismo elettorale" che sia anche un "bipolarismo programmatico omogeneo", in cui i cittadini scelgono la "maggioranza" già al momento delle elezioni. Questo è dovuto all'eccesso di diversità regionali dal Nord al Sud, alle diverse storie delle popolazioni d’Italia (l’unità nazionale ha solo 150 anni) e, forse, della impreveggenza dei politici.   
Ma è anche vero che l’Italia del dopo guerra è cresciuta culturalmente. Ci sono, poi, dei forti movimenti sindacali nazionali e ci sono le Regioni già ben consolidate. Sono baluardi determinanti, in caso di pericolo per la democrazia politica. Pertanto, per garantire "governi di legislatura", una soluzione sensata è una repubblica "semi-presidenziale".
   C’è, poi, la circostanza che la legge vigente vuole, già nelle elezioni, che sia indicato il candidato Premier. Ma, poiché la Costituzione richiede la successiva fiducia del Parlamento, si crea una contraddizione, per cui può cadere di nuovo il Governo. Questa fase dovrebbe essere chiusa adeguando la Costituzione alla maturità della coscienza popolare e alla legge.
Se si facesse una opzione in senso "semi-presidenziale, i problemi di un accordo sulla legge elettorale sarebbero molto facilitati. Per il riempimento del nuovo "vuoto al centro", ma anche per la ricostruzione dell’unità di "tutto il centro", si potrebbe fare una legge proporzionale, aperta "ai piccoli partiti, anche perché il risveglio della politica nasce dal basso.

3.- La proposta del Comitato per la riforma elettorale è la seguente:

a) una repubblica "semi-presidenziale" e precisamente l’elezione diretta del Capo del Governo, bilanciata da relativi maggiori poteri di garanzia costituzionale al Capo dello Stato (si veda la
proposta). Inoltre il potere di sciogliere le Camere dovrebbe rimanere prerogativa del Capo dello Stato.
b) una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento relativamente bassa, l’abolizione della raccolta delle firme, la possibilità di "una" preferenza alle candidature, il finanziamento dei soli Gruppi parlamentari che, dopo le elezioni, si vanno a formare in parlamento con un numero di componenti non minore del 10% della camera di appartenenza.

4.- Rispetto a questi obiettivi, i REFERENDUM vanno sostenuti perché, solo se si rompe la cordata di quelli che sostengono la legge elettorale attuale, ci potrà essere spazio per discutere in parlamento le varie proposte di riforma. NINO LUCIANI

1. The aim of the conference is a check of the state of accomplishment of the electoral reform in Italy. In the hope that the proposal (see proposta ) of the Committee for the Electoral Reform, carefully prepared by our Study Center in March 2007, and received by the Government on June 1st, 2007, be considered and examined. This proposal is for a preliminary examination of the constitutional frame, in which to place the electoral bill.
   As a preliminary remark, I remind that We are now watching the end of Forza Italia (FI) for open will of its founder.
   Such event as a matter of fact generates the problem of filling the new “center vacuum” (after the “center vacuum” produced in Italy during 1992-1994 as a consequence of the political disappearance of the Democrazia Cristiana and the Partito Socialista Italiano). That “vacuum center” makes historically essential a new electoral bill to adjust such filling. Further, the electoral bill is relevant to heal the lack of governance consequent to the 2006 elections.

*

2.- All the electoral bill proposals, designed to alleviate the lack of governance started in 2006, hold in the presence of the present constitution of “parliamentary republic”, where the Government rules only if it is trusted by the two Chambers.
    Such a landscape in Italy is against the historical impracticability to realize an “electoral bipolarism” which be also an “homogeneous programmatic bipolarism”, where the voters choose the “majority” at the moment of the elections. This is due to the excess of the regional differences between North and South, of the different histories of Italian populations (national unity is only 150 years old) and maybe of the lack of foresight of the politicians.
   But it is also true that after the World War II Italy has grown culturally . Further, there are strong national trade unions and well consolidated Regions. These are relevant bulwarks in the case of danger for the political democracy. Therefore, to get legislature long governments a judicious solution for Italy is a “half-presidential republic”.
  It also happens that the law in force dictates that the Premier candidate be indicated at the moment of the elections. But the Italian Constitution requires the subsequent confidence of the Parliament, and this fact creates a danger which may lead to the fall of the Government. This stage should be closed by conforming the Chart to the maturity of the popular consciousness and the Law.
The problems connected with an agreement on the Electoral Bill would be greatly alleviated if an option in the semi-presidential direction would be taken. A proportional bill, open to the small parties (because the revival of the politics is born of the base), would allow the filling of the new “center vacuum” and also the rebuilding of the unity of the “all center”.

3.- The proposal of the Committee for the Electoral Reform is:
a) a “half-presidential” republic, in detail the direct election of the Premier, balanced by corresponding greater power of constitutional warranty to the State Chief (see the
proposta). The power to dissolve the Parliament should remain a prerogative of the State Chief.
b) a proportional Electoral Bill with a relatively low barrage, suppression of the signatures collection, the possibility of a "one" choice between the candidates, financial support supplied only to the Parliament’s Groups that after the elections consist of at least 10% of the Chamber to which they belong.


4. In view of these goals the REFERENDUMS organized by prof. GUZZETTA an SEGNI should be supported, because (even if with some risk) only if the trust of those who support the present electoral bill is dissolved there will be the possibility to discuss the proposals for its reform in the Parliament. NINO LUCIANI

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                                                                                    INDICE 2007 e 2006

19 feb-07  RISULTATI della
Conferenza  del19 gen. 2007 su "NUOVA LEGGE ELETTORALE"

1 gen-06  CONFERENZA DI BOLOGNA del 29 ottobre 2005 sul tema: "IL PARTITO NUOVO CHE NON C’E’. Sulle possibilità di riaggregare l'area storica dei Cattolici, Laici, Liberali, Socialdemocratrici e Repubblicani all’interno del PPE. E con quale legge elettorale". BREVE  RESOCONTO

19 feb-07  "COMITATO   PROMOTORE  di NUOVA LEGGE ELETTORALE"- Nuova legge elettorale, proposta

1 dic-06  Verso il  "TERZO POLO"
( con la nuova DC e gli ex-Alleati Laici ), quale Sezione Italiana del PPE - Partito Popolare Europeo ?

1 gen-06 Raffaele CATENA, Il Partito Popolare Europeo: storia ed evoluzione

 

ATTO COSTITUTIVO DEL CENTRO STUDI
Bologna 9 giugno 2005

   Viene eletto come Presidente della riunione il prof. Nino Luciani e come Segretario il sig. Otello Pacioni. I presenti dichiarano di convenire e stipulare quanto segue:

PREAMBOLO

   I sottoscritti intendono costituire una associazione politico-culturale avente come finalità quella di operare per l’unità dei Cattolici nel rapporto con i Partiti Politici di ispirazione cristiana e laica.
L’associazione è al servizio dell’Italia, ancorata all’insegnamento sociale della Chiesa cattolica, aconfessionale, laicamente aperta a quanti accettano di condividere un comune solidale impegno sociale e culturale.
Appartengono al suo patrimonio ideale un sistema di valori ispirato al primato della persona, alla dignità di ogni essere umano ed alla sua realizzazione morale e pratica, alla centralità della famiglia, alla solidarietà, al rispetto della natura in una visione di sviluppo sostenibile, all’etica della responsabilità e della legalità.
Conformemente alla sua ispirazione, fonda il suo ordinamento interno sul rispetto della sussidiarietà, sulla valorizzazione delle forme di partecipazione e di attività che rappresentano l’autonomo apporto delle realtà europee, nazionali e locali.

  1.- E’ costituita una associazione culturale e politica con la denominazione: "Verso il Partito Popolare Europeo. Centro Studi per l’impegno politico dei Cattolici", brevemente "C.S.I.P.C.", a tempo indeterminato con sede provvisoria in Bologna, Via Titta Ruffo n. 7.
  2. L’associazione è composta da persone fisiche, persone giuridiche ed associazioni non riconosciute ai sensi dell’art. 36 c.c., non ha scopo di lucro, ha carattere culturale e politico, è aperta alle istanze politiche e sociali, in spirito di servizio alla società civile ed ha come obiettivi prioritari: organizzare studi, conferenze, informazioni e azioni per:
a) il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche;
b) l’unità dei cattolici nella difesa dei diritti naturali (FAMIGLIA, SCUOLA, EDUCAZIONE, GIOVANI, VECCHI, AMMALATI, BENI PRIMARI);
c) la convergenza dei partiti di ispirazione cristiana e laica verso la costruzione della Sezione Italiana del Partito Popolare Europeo (PPE);
d) il sostegno di una nuova legge elettorale a carattere proporzionale per la formazione della rappresentanza parlamentare dei partiti, nell’ambito di condizioni che assicurino la governabilità di legislatura dei singoli Paesi e dell’Unione Europea. In subordine, qualora sia vigente una legge maggioritaria, il sostegno ad elezioni primarie, all’interno della coalizione dei partiti, per la individuazione del candidato unico della coalizione all’interno del collegio elettorale uninominale, o del partito della coalizione da presentare nel collegio proporzionale.
e) la promozione e la diffusione: 1) della democrazia e della tolleranza nell’ambito della laicità degli Stati; 2) dell’iniziativa economica privata e dell’intervento dello Stato nell’economia, in un corretto equilibrio che garantisca lo sviluppo dell’economia, il lavoro per tutti i cittadini; 3) della tutela delle condizioni fondamentali di vita e dignità umana di tutte le persone; 4) della pace internazionale sotto la guida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
   3. L’azione del Centro è svolta nel quadro dei principi e valori delle Costituzioni Italiana e ed Europea e dell’ONU.
   4. Il Centro adotta come insegna un logo costituito da Giovanna D’Arco a cavallo, che ha la visione del simbolo dell’Unione Europea con dentro lo scudo crociato, segno delle sue radici cristiane.
   5. In prima riunione i soci fondatori, che al momento costituiscono anche il Consiglio Direttivo, eleggono Presidente il Prof. NINO LUCIANI e Vice Presidente l’Avv. Michele PREZIOSI.
Bologna 9 giugno 2005

SEGUONO LE FIRME

ISCRIZIONI AL CENTRO STUDI

   I cittadini italiani e stranieri che desiderano iscriversi al Centro Studi devono farne richiesta libera al Presidente, scrivendo all'indirizo di posta elettronica: nino.luciani@alice.it . La quota sociale è di € 10 all'anno.

 

STATUTO del CENTRO STUDI

DENOMINAZIONE – OBIETTIVI
Art. 1.- E’ costituita una associazione culturale e politica con la denominazione: "Verso il Partito Popolare Europeo. Centro Studi per l’impegno politico dei Cattolici", brevemente " C.S.I.P.C.", a tempo indeterminato con sede provvisoria in Bologna, Via Titta Ruffo n. 7.
Art. 2) L’associazione è composta da persone fisiche, persone giuridiche ed associazioni non riconosciute ai sensi dell’art. 36 c.c., non ha scopo di lucro, è aperta alle istanze politiche e sociali, in spirito di servizio alla società civile ed ha, come obiettivi prioritari, fare studi, conferenze, informazioni e azioni per promuovere:
a) il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche;
c) l’unità dei cattolici nel rapporto con i partiti di ispirazione cristiana e laica, aventi come riferimento l’Internazionale Democristiana;
d) la convergenza dei partiti di ispirazione cristiana e laica verso la costruzione della Sezione Italiana del Partito Popolare Europeo (PPE);
e) il sostegno di una nuova legge elettorale di carattere proporzionale per la formazione della rappresentanza parlamentare dei partiti, e tuttavia nell’ambito di condizioni che assicurino la governabilità di legislatura dei singoli Paesi e dell’Unione Europea. In subordine, qualora sia vigente una legge maggioritaria, il sostegno ad elezioni primarie, all’interno della coalizione dei partiti, per la individuazione del candidato unico della coalizione all’interno del collegio elettorale uninominale, o del partito della coalizione da presentare nel collegio proporzionale.
f) la promozione e la diffusione: 1) della democrazia e della tolleranza nell’ambito della laicità degli Stati; 2) dell’iniziativa economica privata e dell’intervento dello Stato nell’economia, in un corretto equilibrio che garantisca lo sviluppo dell’economia, il lavoro per tutti i cittadini; 3) della tutela delle condizioni fondamentali di vita e dignità umana di tutte le persone; 4) della pace internazionale sotto la guida dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite).
Art. 3. L’azione del Centro è svolta nel quadro dei principi e valori delle Costituzioni Italiana ed Europea e dell’ONU.
Art. 4) I soci concorrono con il loro contributo associativo, culturale ed economico alla vita del Centro Studi.
L’associazione attribuisce la qualifica di socio a tutti coloro che partecipano alla vita associativa , ne accettano lo Statuto e i Regolamenti recando con continuità il loro contributo. I soci rinnovano ogni anno la loro iscrizione , liberamente senza nessun vincolo. Il numero dei soci è illimitato e possono iscriversi tutte le persone, che ne fanno esplicita richiesta scritta al Consiglio Direttivo.
Sulla domanda di iscrizione e di adesione all’Associazione si pronuncia, previa verifica dell’esistenza dei requisiti indicati dallo Statuto e dai regolamenti, il Consiglio Direttivo.
I soci dovranno versare il contributo sociale annuale al momento della iscrizione al Centro Studi.
L’associato si considera dimissionario quando :
a) non ottemperi alle disposizioni del presente Statuto o alle delibere dell’Assemblea dei soci; b) il socio che in qualunque maniera arrechi danni morali e/o materiali al Centro Studi sarà passibile di espulsione. La decisione sarà presa dal Consiglio Direttivo a maggioranza assoluta;
c) non abbia provveduto al versamento della quota annuale.
Il socio può recedere in qualsiasi momento, tramite comunicazione di dimissioni al Consiglio Direttivo.
I soci che compongono l’associazione si distinguono in: SOCI FONDATORI, coloro i quali si sono riuniti per la prima volta per dare origine all’associazione; SOCI EFFETTIVI, coloro i quali risultano regolarmente iscritti all’associazione e in regola col versamento della quota annuale; SOCI ONORARI, coloro i quali l’Assemblea dei Soci , su proposta del Consiglio Direttivo ha deliberato di considerare appartenenti al Centro Studi per motivi o meriti " speciali " ; esonerandoli dal pagamento della quota associativa annuale.
Art. 5) L’associazione è retta dai seguenti organi: a) l’Assemblea dei soci; b) il Consiglio Direttivo; c) il Presidente Onorario; c) Il Presidente.

ASSEMBLEA DEI SOCI
Art. 6) L’assemblea dei soci è organo deliberante del Centro Studi. L’assemblea si riunisce almeno una volta all’anno ed è convocata dal Presidente o su richiesta di almeno 1/3 dei soci effettivi.
Art.7) Le assemblee vengono convocate tramite comunicazioni del Presidente. Gli avvisi di convocazione delle assemblee devono avvenire con almeno 7 giorni di anticipo, specificando il luogo, la data e l’ora di convocazione, comunicando anche l’ordine del giorno dei lavori.
L’assemblea è valida in prima e unica convocazione con almeno 5 membri. A tale scopo ogni socio dispone di un voto che può essere delegato.
Ciascun socio può rappresentare, tramite delega, solo un socio.
Art. 8) L’assemblea riunita elegge, a maggioranza, un Presidente della riunione, al quale è demandato il controllo del regolare svolgimento dei lavori, la verifica dell’approvazione o il rifiuto delle mozioni presentate e la stesura di apposito verbale.
Art. 9a ) L’assemblea a maggioranza semplice ( metà dei presenti più uno ) :
- approva il bilancio preventivo e consuntivo;
- discute e approva i programmi di massima delle attività della associazione ;
- designa i soci cui affidare lo svolgimento di particolari attività in seno al Centro Studi;
- fissa la quota associativa annuale;
- elegge ad ogni scadenza o in caso di dimissioni il Presidente e i membri del Consiglio Direttivo;
- delibera su ogni argomento di ordinaria amministrazione che non compete al Consiglio Direttivo .
9b ) Inoltre, con la presenza dei 3/4 degli aventi diritto al voto e l’approvazione di almeno la metà dei presenti, delibera su ogni questione istituzionale, normativa e patrimoniale inerente la vita del Centro Studi ; delibera le modifiche da apportare allo Statuto.
9c) delibera la liquidazione o lo scioglimento del Centro Studi con il voto favorevole espresso di almeno i 3/4 dei soci aventi diritto al voto.
Art. 10) Hanno diritto di partecipazione alle assemblee tutti i soci iscritti, aventi almeno un mese di iscrizione.

CONSIGLIO DIRETTIVO e PRESIDENTE
Art 11) Il Consiglio Direttivo è composto dai soci fondatori, dal Presidente e da 3 membri eletti dall’Assemblea dei soci. Qualora dimissionario o non partecipante alle riunioni per un anno senza giusta motivazione, il socio fondatore può essere dichiarato decaduto ed al suo posto subentra il primo dei non eletti.
Art. 12) I membri eletti durano in carica tre anni e sono rieleggibili. Il Consiglio Direttivo elegge nel suo seno il Presidente ed il Segretario Verbalizzante e Tesoriere. Il Consiglio può attribuire compiti specifici a membri del Consiglio e nomina un VicePresidente col compito di sostituire il Presidente in caso di impedimento, e comunque di convocare lassemblea per la nomina del nuovo Presidente in caso di impedimento permanente.
Art. 13) I compiti del Consiglio direttivo sono :
a) deliberare sui programmi di attività annuale sulla base degli indirizzi dati dall’assemblea ; b) controllare i bilanci preventivi e consuntivi e proporre la quota associativa annuale;
c) approva l’iscrizione dei soci ;
d) predisporre l’ordine del giorno per l’assemblea generale e dare esecuzioni alle delibere di quest’ultima;
e) assegnare i compiti ai suoi membri ;
Art. 14) Il Consiglio direttivo si riunisce su convocazione del Presidente ogni qualvolta che quest’ultimo lo ritenga necessario o quando sia richiesto da almeno tre membri del Consiglio stesso. La riunione è valida se sono presenti almeno 3 membri.
Art. 15) Il Presidente ha la legale rappresentanza, quindi non sarà investito della rappresentanza dei singoli associati, ma rappresenterà l’associazione stessa come organo necessario nei rapporti con gli associati e con terzi. Il Presidente può compiere atti di ordinaria amministrazione; gli atti compiuti oltre tali limiti non sono riferibili agli associati e debbono quindi considerarsi non suscettibili di produrre qualsiasi effetto nei loro confronti.
La funzione di Presidente Onorario sarà attribuita dall’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo, a personalità di alto prestigio morale.
La responsabilità del Presidente che abbia agito in nome e per conto del Centro Studi continua anche dopo la cessazione dell’incarico e può essere convenuta in giudizio in via principale e diretta , senza che sia necessario escutere in precedenza il patrimonio comune.
Il Presidente ed il Vice durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
Il Presidente è responsabile dell’attuazione degli scopi del Centro Studi. Stipula eventuali contratti e firma la corrispondenza dispositiva che impegna comunque il Centro Studi. Garantisce il rispetto delle norme statutarie.
Art. 16) Il Vice Presidente coadiuva correntemente il Presidente. In particolare ha i seguenti compiti : provvede al tesseramento e all’aggiornamento del libro dei soci ; cura la stesura dei verbali.
Art. 17) Il Tesoriere del Centro Studi ha i seguenti compiti:
- predisporre lo schema del bilancio preventivo e consultivo che il Presidente propone all’esame dell’assemblea ;
- aggiorna i libri e i documenti contabili e fiscali in uso;
- cura la registrazione delle entrate e il pagamento delle spese autorizzate;
- è responsabile del libro cassa e di tutti i documenti che specificatamente riguardano il servizio affidatogli ;
Art. 18) Per quanto riguarda cose non previste dal presente statuto, valgono le norme del Codice Civile e le leggi in materia. Per tutte le norme non previste dalle leggi e dallo statuto valgono le decisioni prese dall’assemblea a maggioranza assoluta dei partecipanti.
Art. 19) con la sottoscrizione del presente statuto se ne accettano tutti i suoi punti da parte dei sottoscritti stessi. Lo stesso vale per i nuovi iscritti per il fatto di essere ammessi all’associazione, previa lettura dello Statuto e dei Regolamenti.
Art. 20) L’associazione è impegnata a collegarsi con tutti gli altri centri o enti con uguali finalità culturali e politiche.
Art. 21) Al finanziamento delle attività dell’Associazione si provvede con le quote di iscrizione o di adesione, con oblazioni o donazioni volontarie, con sottoscrizioni o attività organizzative e negoziali, con gli apporti patrimoniali e finanziari di cui l’Associazione è titolare o può divenirlo.
Art.22) Il Centro diffonde le proprie posizioni culturali e politiche su un giornale elettronico da costituire.
Art.23) Il Centro assume come proprio logo Giovanna d’Arco*, in cui si ipotizza abbia la visione dell’Unione Europea, fondata su radici cristiane, idealmente simbolizzate dalla croce.
Bologna 9 giugno 2005


*) Giovanna d'Arco (Domrémy 1412 - Rouen 1431), eroina nazionale e santa protettrice della Francia, riunificò il paese e contribuì a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni.
Figlia di contadini, a tredici anni Giovanna cominciò a sentire voci celesti, talvolta accompagnate da visioni dell'arcangelo Michele, di santa Caterina e di santa Margherita. Agli inizi del 1429, quando gli inglesi avevano quasi occupato la città di Orléans, le "voci" la esortarono a correre in aiuto del Delfino, il futuro Carlo VII, re di Francia, temporaneamente estromesso dalla successione al trono a favore dei sovrani inglesi. Giovanna gli si presentò come inviata da Dio con la missione di salvare la Francia e, dopo essere stata interrogata da un gruppo di teologi che si convinsero della sua buona fede, riuscì a farsi affidare il comando di un esercito. In abiti da soldato e impugnando una bandiera bianca su cui era raffigurato Dio nell'atto di benedire il fiordaliso, lo stemma reale francese, Giovanna – soprannominata la Pulzella d'Orléans – riportò una clamorosa vittoria sugli inglesi.
Sebbene Giovanna avesse riunificato la Francia sotto il regno di Carlo, mettendo fine alle pretese egemoniche inglesi, lo stesso Carlo si oppose ad altre campagne contro il nemico. Fu quindi senza l'aiuto del re che Giovanna, nel 1430, condusse un'operazione militare contro gli inglesi a Compiègne, vicino a Parigi. Durante quella missione venne catturata dai borgognoni, che la vendettero ai loro alleati inglesi, senza che Carlo VII intervenisse in suo soccorso. Condotta a Rouen davanti a un tribunale ecclesiastico, le venne intentato un processo per eresia e stregoneria. Dopo quattordici mesi d'interrogatorio, Giovanna fu accusata di atti illeciti per aver indossato abiti maschili nonché di eresia per aver creduto di poter rendere conto direttamente a Dio invece che alla Chiesa cattolica romana. Condannata a morte, salì al rogo il 30 maggio. Venticinque anni dopo la sua morte, la Chiesa riaprì l'inchiesta e Giovanna fu riconosciuta innocente. Nel 1920 papa Benedetto XV la proclamò santa.
Alla figura di Giovanna d'Arco si ispirarono numerosi artisti e scrittori: Friedrich von Schiller nella Pulzella d'Orléans (1801); Charles Péguy in Giovanna d'Arco (1897) e Il mistero della carità di Giovanna d'Arco (1910); George Bernard Shaw in Santa Giovanna (1923); Jean Anouilh in L'allodola (1953). Il compositore francese Arthur Honegger le dedicò l'oratorio Giovanna d'Arco al rogo, eseguito per la prima volta nel 1938. Nel cinema Giovanna d'Arco è stata celebrata da registi quali Dreyer, Rossellini, Bresson e Rivette. (FONTE: Enciclopedia Encarta).

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Statuto registrato Agenzia delle Entrate, Bologna, Via Larga 35, il 12 nov. 2013, al n. 11393

STATUTO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA NUOVA

Preambolo. E' costituito un partito nuovo, ai sensi dell’art. 49 della costituzione, sotto la denominazione: ““Partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA nuova”.
Gli obiettivi del “partito nuovo” sono:
- dare al popolo italiano uno strumento politico ed elettorale immediatamente operativo che confermi gli ideali e programmi della DC storica, mai sciolta ed in via di riorganizzazione, aperta agli iscritti del 1992 alla vecchia DC e a nuovi iscritti;
- promuovere e sostenere la riorganizzazione della DC storica per approdare ad un partito popolare di respiro europeo.
Il partito “nuovo”, in applicazione dei principi e valori della civiltà cristiana, ha i seguenti caratteri :
- riforma il sistema elettivo, rispetto a quello della DC storica. La rappresentanza degli iscritti, nel Coordinamento nazionale, sara’ ripartita tra le Regioni proporzionalmente alla popolazione regionale (non piu’ in base alle tessere), e dando luogo (mediante una soglia alta per la costituzione dei gruppi) a due soli “grandi gruppi politici”, a seconda dell’orientamento ideologico e programma. Questo comportera’ che mai piu’ determinati gruppi si impossessino del partito con la “cattura delle tessere”, o determinate “correnti organizzate” esercitino un potere “deviante” (anziche’ essere solo portatrici di idee);
- mette esplicitamente la “persona” al centro della propria azione.
Lo Stato dà priorita’, all’interno della spesa pubblica, ai diritti umani e sociali fondamentali conquistati dal nostro popolo (scuola-universita’, sanita’, giustizia, pensione sociale, pensione agli invalidi impossibilitati al lavoro, beni primari garantiti a tutti, senza distinzione di razza, religione, genere);
- impegna lo Stato a promuovere il lavoro anche, al limite, come datore di lavoro di ultima istanza;
- ha collocazione politica centrista, ma in un sistema di alternanza al governo, tra i grandi partiti, con governi di legislatura (vedi: Seminario di Villa Miani, della DC, 1988).
- assume i seguenti criteri direttivi per il sistema economico e sociale:
a) la libera iniziativa privata è cuore pulsante dell’economia. Pertanto va invertito il processo di socializzazione del sistema economico, attuato in Italia nel 1970-90, fatta eccezione per la possibile occupazione diretta statale di determinati settori (rete dell’acqua, rete dell’energia elettrica, reti ferroviarie, altre posizioni altamente strategiche).
In questo modo, come conseguenza di meno spesa pubblica e meno debito pubblico, la pressione fiscale dovrebbe essere fermata al 33-36/ del PIL, fermo un reddito minimo di sussistenza, esente da imposta sul reddito;
b) lo Stato fissa le regole etico-morali del mercato e impone, attraverso la sua mediazione, l’armonizzazione tra gli interessi economici e sociali di parte;
d) il sistema bancario tutela il risparmio delle famiglie e favorisce gli investimenti produttivi; e va ripristinata, pertanto, la distinzione (abolita nel 1993), tra banche commerciali e istituti finanziari; vanno rispettati determinati vincoli di utilità pubblica, quali la costituzione di una determinata riserva obbligatoria di “moneta legale” presso la Banca d’Italia (con conseguente limitazione della fabbricazione di “moneta bancaria”); e va costituita una determinata quota di capitale liquido all’interno del proprio patrimonio netto.
- La durata del “partito nuovo” è illimitata, e si scioglie automaticamente al momento della costituzione della DC storica anche sul piano organizzativo e del contestuale riconoscimento della proprietà esclusiva del simbolo con lo scudo crociato di don Sturzo, previo inserimento nel proprio statuto dei criteri di formazione e riparto della rappresentanza di cui all’art. 5 del presente statuto.
- Il partito non ha scopo di lucro.
- Il partito farò uso dello scudo crociato, storico, qualora possibile.
In prima attuazione il simbolo è:
1) Fondo bianco in cerchio. Dentro: scudo crociato piatto in rosso su fondo bianco e davanti bandiera bianca con scritta libertas. Scritta sopra e sotto: democrazia cristiana, a new deal; (vedi numero 1 dell’allegato B).
In subordine, qualora il primo non sia accettato dalle autorità preposte alle elezioni, seguono nell’ordine:
2) Fondo azzurro in cerchio. Dentro: scudo bianco rosso bombato con scritte “liberi e forti” e “la democrazia cristiana per il popolo”. Scritta sopra e sotto: democrazia cristiana, a new deal; (vedi numero 2 dell’allegato B);
Tutti gli altri rimangono di riserva.
- Fondo blu in cerchio stelle gialle in circolo. Dentro: fondo azzurro in cerchio con scudo crociato piatto in rosso con scritta libertas. Scritta sopra e sotto: democrazia cristiana, a new deal; (vedi numero 3 dell’allegato B).
- In riquadro bordo blu, cerchio blu su fondo interno bianco. Dentro cerchio blu scudo crociato piatto in rosso con scritta libertas. Scritta sopra e sotto: democrazia cristiana, a new deal.
 

Titolo 1 - Definizione
Art.1 - Definizione

1) Il “partito nuovo” della D.C., costituito ai sensi dell’art. 49 della Costituzione e dell’art. 36 del Codice Civile, è un partito aconfessionale, aperto a tutti i cittadini iscritti alla DC storica del 1992 ed a quanti altri cittadini si iscrivano, e che pone a fondamento dell’attività politica istituzionale e sociale gli ideali del popolarismo italiano ed europeo di matrice cristiana (personalismo comunitario, interclassismo, pluralismo, solidarietà, sussidiarietà, giustizia distributiva, responsabilità, partecipazione), in ambito internazionale, nazionale e locale.
A fondamento dell’azione politica il partito opererà diffondendo i principi :
a) dell’unità nazionale ed europea federalista per i rispettivi problemi;
b) dell’autonomia amministrativa locale per tutti i problemi di interesse locale;
c) della libertà e giustizia e secondo le linee politiche, sociali ed economiche e le direttive disegnate da Don Luigi Sturzo.
L’Italia è aperta alla collaborazione internazionale, nell’ambito dell’ONU.
Nella propria azione, il partito pone la persona, al centro della propria azione, e garantisce a tutti i cittadini i beni essenziali per la vita: l’acqua, il pane, l’istruzione, la giustizia, la proprietà della casa per abitazione e, per gli agricoltori, la proprietà della terra (ma con limitazioni al latifondo uni-personale), favorisce l’iniziativa economica privata e, sul piano internazionale, i popoli nella auto-produzione dei beni primari, compresi i servizi strumentali come la irrigazione dei terreni agricoli, l’autodeterminazione dei popoli.

Art. 2   Sede
Il partito nuovo ha la sua sede nazionale a Bologna, Via Titta Ruffo 7.

Art:3 – Soci - Requisiti
Possono essere aderenti al Partito, quali soci, i cittadini italiani e residenti in Italia che hanno compiuto i 16  anni di età e ne condividano gli ideali e l’azione politica

Titolo II   Norme di organizzazione
Il “partito nuovo” è presente ed organizzato sul territorio nazionale  per mezzo di:
Coordinamenti provinciali;
Coordinamenti regionali;
Coordinamento nazionale;
Confederazioni dell’Operosità.

Titolo III  Il coordinamento regionale  e il coordinamento nazionale
Art. 4- Organi regionali e provinciali del partito
I membri di tutti gli organi collegiali sono eletti ogni 5 anni.
Per la strutturazione del partito in ambito regionale si applicano le stesse disposizioni degli organi nazionali di cui all’art. 6.

Art. 5 - Struttura territoriale regionale e provinciale: competenze
Il coordinamento provinciale o regionale ha compiti deliberativi. Il coordinamento provinciale è composto da 30 membri, eletti per liste contrapposte con un rispettivo programma di interesse provinciale, che viene illustrato, e sulla cui base ha luogo un dibattito e sono presentate eventuali mozioni, impegnative per il coordinamento provinciale. Il numero dei membri attribuito a ciascuna lista è ripartito in modo proporzionale ai voti riportati. In ogni caso, uno dei due generi non può essere di numero inferiore al 20% dei componenti l’organo collegiale, se presente in tale misura.
Le liste rappresentate sono classificate per numero di membri eletti. Sono costituiti due gruppi a cui afferiscono, rispettivamente, i membri della prima e della seconda. I membri delle altre liste afferiscono ad uno dei due gruppi. Sono ammesse migrazioni di membri dall’uno all’altro dei due gruppi provinciali e viceversa, purchè non oltre un mese dalla prima costituzione.
Il coordinamento regionale è costituito da 120 componenti, ripartito per province in proporzione alla rispettiva popolazione provinciale, e comunque con almeno un rappresentante per provincia.
In ogni regione viene convocato un rispettivo congresso regionale a cui partecipano i membri dei coordinamenti provinciali. Ogni provincia elegge in esso i propri rappresentanti, per liste contrapposte con un rispettivo programma di interesse regionale, che viene illustrato e sulla cui base ha luogo un dibattito e sono presentate eventuali mozioni, impegnative per il coordinamento regionale.
I candidati sono esterni al coordinamento provinciale, e il numero dei rappresentanti è determinato in modo proporzionale ai voti conseguiti. In ogni caso, uno dei due generi non può essere di numero inferiore al 20% dei membri da eleggere, se presente in tale misura. I membri eletti per il Coordinamento regionale si ripartiscono in due Gruppi regionali, ai quali afferiscono, rispettivamente gli eletti delle due liste con più voti della provincia maggiore. Tutte le altre liste sono tenute ad afferire ad uno dei due Gruppi. Sono ammesse migrazioni di membri dall’uno all’altro dei due gruppi regionali e viceversa, purchè non oltre un mese dalla prima costituzione.
Il coordinamento provinciale, o regionale, elegge, al proprio esterno, il Presidente, il Segretario, i vice-segretari, il segretario amministrativo ed una direzione regionale, su proposta del Segretario. Le delibere del Coordinamento provinciale o regionale sono prese a maggioranza assoluta dei componenti, detratti gli assenti giustificati con titolo valido.
Le decisioni riguardanti persone sono prese singolarmente per ognuna di loro, fatte salve la procedure previste per il Presidente nazionale e il Segretario nazionale. In caso di mancato raggiungimento del quorum nella prima votazione (per le singole persone), si va al ballottaggio tra i primi due ed è eletto chi ottiene più voti.
Le norme di elezione dei Presidenti e Segretari nazionali, di cui all’art. 8, si applicano anche per le Regioni e province, relativamente alle Regioni e province, tenuto conto dell’ordine degli enti locali (regioni, province, comuni).

Art. 6  Organi nazionali del partito
Sono organi nazionali del partito:
- il Coordinamento nazionale, con compiti deliberativi;
- il Presidente nazionale, che ha compiti di garanzia statutaria e di presidenza delle riunioni del Coordinamento;
- il Segretario Nazionale, con compiti esecutivi ed ha, di norma, la rappresentanza legale del partito;
- il Segretario Nazionale è coadiuvato da tre ViceSegretari Nazionali, di cui uno è ViceSegretario Vicario, e dal Segretario organizzativo.
- la Direzione Nazionale, con compiti esecutivi. Di norma gli incarichi hanno le stesse denominazioni dei ministeri del Governo nazionale;
- il segretario amministrativo;
- il direttore del giornale cartaceo e/o on line del partito;
- i senatori e deputati, se non eletti nei congressi regionali con voto consultivo;
- i componenti della confederazione dell’operosità con voto consultivo;

Art. 7- Struttura territoriale nazionale: competenze
Il Coordinamento nazionale ha la titolarità della linea politica e la responsabilità della vita organizzativa nazionale e nel quadro delle norme statutarie e degli indirizzi generali ha il compito di coordinare i partiti regionali ispirati al partito nazionale:
Il Coordinamento nazionale è costituito da 120 componenti ripartito per regioni in proporzione alla popolazione regionale (1 membro ogni 500.000 abitanti), e comunque un numero non inferiore alla unità, per ogni regione. Entro un mese dai congressi provinciali, ogni coordinamento regionale elegge, per liste contrapposte, tra candidati esterni ad esso, i propri rappresentanti nel coordinamento nazionale, in modo proporzionale ai voti conseguiti dalle liste. In ogni caso, uno dei due generi non può essere di numero inferiore al 20% dei membri da eleggere, se presente in tale misura. All’interno del Coordinamento nazionale, gli eletti si ripartiscono in due Gruppi nazionali, ai quali afferiscono, rispettivamente, gli eletti delle due liste con più voti della Regione maggiore. Gli eletti di tutte le altre liste sono tenute ad afferire ad uno dei due Gruppi. Sono ammesse migrazioni di membri dall’uno all’altro dei due gruppi regionali e viceversa, purchè non oltre un mese dalla prima costituzione.

Art. 8  – Elezione del Presidente e del Segretario Nazionale e degli altri organi
Il Presidente nazionale è eletto all’interno del Coordinamento medesimo con la maggioranza di 2/3. Qualora nessuno, al primo turno, sia eletto, si procede al voto   tra i 5 più votati. Qualora al secondo turno nessuno ottenga la maggioranza assoluta, si procede al ballottaggio tra i primi due ed è eletto il più votato. Egli fa parte della Direzione, senza diritto di voto.
Il Segretario Nazionale è eletto dal Coordinamento nazionale, previe elezioni primarie regionali, tra una lista di candidati, costituita da coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti nella rispettiva Regione, e comunque non meno del 20% dei voti validi espressi. E’ eletto segretario nazionale il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei membri del Coordinamento; e comunque il più votato, tra i primi due, nel successivo ballottaggio.
Gli altri organi di cui all’art. 6, salvo per i casi specificamente regolati dallo Statuto, sono eletti dal Coordinamento nazionale, tra persone al proprio esterno, su proposta del Segretario, e che può revocarli successivamente, motivando al Coordinamento Nazionale. In caso di decadenza, per impedimenti sopravvenuti, il Presidente Naz.le è sostituito dal Vice Presidente fino alla scadenza regolare del mandato. In caso di decadenza, per impedimenti sopravvenuti, il Segretario Naz.le è sostituito dal Vice Presidente Vicario fino alla scadenza regolare del mandato.

Titolo IV  L’iscrizione al partito
Capo 1  Il tesseramento
Art. 9  Norme per il tesseramento e Risorse

L’iscrizione al partito è libera e personale e comporta l’accettazione dei valori universali del partito. Essa è sottoposta ad approvazione della Direzione, che può non approvarla con 2/3 dei propri membri motivando. L’iscrizione è presupposto essenziale per partecipare alla vita del partito, ma non ha rilevanza per la determinazione del peso della rappresentanza negli Organi.
Il finanziamento del partito avviene secondo le norme di legge. E’ possibile il versamento di somma di danaro liquido, ed eventualmente con la devoluzione volontaria di una percentuale del reddito in sede di dichiarazione dei redditi, se previsto dalla legge.
Il Coordinamento regionale emana le norme per l’attuazione del tesseramento, d’intesa con il Segretario. Il tesseramento è aperto dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno solare. L’importo della tessera è libero, e sarà versato per le attività regionali, provinciali e comunali. Il Coordinamento regionale stabilisce la quota da versare agli Organi nazionali del partito nazionale per contribuire alle attività specifiche dello stesso.

Art. 10  Il coordinamento nazionale, riunioni straordinarie.
Esso si riunisce in via straordinaria, con specifico ordine del giorno, quando ne fa richiesta la maggioranza dei componenti la direzione nazionale:
- per decisione dei 2/3 delle direzioni regionali:
- per autoconvocazione, se un numero di almeno 5 iscritti alla DC ne facciano richiesta al Segretario dell’Organo da convocare, e questi non provveda entro 7 giorni.

Art. 11  Competenze del Segretario nazionale.
Egli presiede e convoca la direzione nazionale. Egli propone al coordinamento nazionale i tre vicesegretari.
Ha la rappresentanza legale del partito nel territorio nazionale. Promuove ed indirizza l’attività degli organi del movimento-partito. Impartisce le direttive sull’attività e sull’organizzazione dello stesso e vigila, con poteri ispettivi sul regolare svolgimento delle adesioni e della vita organizzativa del movimento-partito nelle regioni. Propone alla direzione i dirigenti dei vari uffici;
Effettua consultazioni periodiche con i coordinatori regionali (figura non prevista).
Gestisce la denominazione ed il simbolo del movimento-partito ed autorizza il deposito del contrassegno e la presentazione dei candidati alle competizioni elettorali.

Art: 12  Composizione della direzione nazionale.
La direzione nazionale è composta da 30 Membri, di cui almeno uno per ogni regione. Ne fanno parte aggiuntivamente e inoltre:
- il segretario nazionale;
- il vice-segretario vicario, e due vicesegretari: uno per il nord e uno per il sud;
- il segretario organizzativo;
- il segretario amministrativo;
- il direttore del giornale;
- i senatori e deputati, se non eletti nella direzione, senza diritto di voto;
- il Presidente nazionale, senza diritto di voto.
- il Vice Presidente del nazionale, senza diritto di voto.
Inoltre, ne fanno parte di diritto i soci fondatori.

Art. 13  Competenze della direzione nazionale
La direzione nazionale concorre con il Segretario nazionale all’attuazione della linea politica del partito.
La Direzione nazionale approva:
- su proposta del segretario e sulla base degli indirizzi del coordinamento nazionale, il programma di attività del partito nel territorio nazionale;
- approva le relazioni annuali del segretario nazionale e del segretario amministrativo;
- istituisce commissioni di settore in relazione a concrete esigenze di presenza politica ed amministrativa nel movimento-partito nel territorio nazionale;
- formula proposte agli organi regionali del movimento-partito;
- approva il programma per le candidature per le elezioni nazionali e ratifica le suddette candidature proposte dagli organi regionali;
- delibera eventualmente sulle proposte presentate al Senato della repubblica, la Camera dei deputati e al Parlamento Europeo presentate  dagli esponenti nazionali eletti in tali consessi;
- promuove attività di informazione dell’opinione pubblica e di formazione politica degli aderenti;

Art:14  Il Segretario amministrativo e il Segretario Organizzativo
Il segretario amministrativo compie tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione necessari al disimpegno del mandato ricevuto. Nell’esercizio del proprio mandato è tenuto sotto la propria personale responsabilità a garantire la più assoluta trasparenza delle fonti di finanziamento. Il bilancio è vincolato al pareggio, ed è approvato dalla direzione, sia per la previsione sia per il consuntivo. Il Segretario amministrativo è personalmente responsabile, anche patrimonialmente, di eventuale disavanzo di bilancio. Di norma, mensilmente, il Segretario amministrativo fa una relazione scritta al Segretario sul saldo di bilancio e del movimento dei conti. Egli può aprire e chiudere conti correnti, su indicazione della direzione.
Il Segretario organizzativo cura la struttura organizzativa del partito, la promozione delle iscrizioni al partito, conserva il registro delle iscrizioni, e di cui una copia è depositata presso il segretario nazionale.

Art:15. Consulta nazionale.
All’interno della DC  è costituita una Consulta nazionale, con articolazione regionale, del mondo cristiano, giudaico e laico liberale.

Art. 16 . Collegio dei Probiviri
E’ costituito il collegio dei probiviri, composto da 4 membri, sorteggiati tra 20 eletti dal congresso, aventi adeguata esperienza umana e preparazione professionale, e presieduto da un membro esterno, di professione giuridica.

Art. 17 - La confederazione dell’operosità ( le fondazioni)
Simpatizzanti e interessati al partito possono costituire una fondazione intorno alla quale riunire i cittadini della regione che vogliono conservare l’autonomia della propria regione come un bene inestimabile, un patrimonio storico, culturale e sociale da non disperdere, organizzando le iniziative ed attività che si riterranno opportune.
Intorno alla fondazione si costituisce la confederazione dell’operosità, un’area senza schema e senza confini ideologici e di appartenenza.
L’iscrizione alla confederazione dell’operosità avviene tramite la sottoscrizione del modulo di adesione. Il contributo per l’iscrizione è libero e senza vincolo alcuno.
Gli aderenti alla confederazione dell’operosità eleggeranno un Presidente ed 8 saggi che avranno, oltre i compiti previsti dall’art. 1, anche quello di operare e vigilare, perché la vita degli iscritti al movimento-partito si svolga da parte degli stessi con coerenza e fedeltà nei programmi e negli indirizzi espressi dagli organi apicali.
Gli iscritti alla confederazione dell’operosità parteciperanno, come elettorato attivo, alle elezioni degli organismi del movimento-partito secondo le norme e la percentuale contenute nel regolamento congressuale.
Ne fanno parte, a domanda, i soci fondatori dell’Associazione Democrazia Cristiana costituita nel 2013.

Art. 18  Modificazioni dello Statuto
Lo Statuto può essere modificato dalla Direzione Nazionale con la maggioranza di 2/3 dei componenti. Qualora la modifica avvenga con la sola maggioranza assoluta, tali modifiche potranno essere definitivamente respinte od accettate dal coordinamento nazionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti e, dopo due votazioni, a maggioranza semplice.

Art. 19. Norme di convocazione
Gli organi collegiali e monocratici sono convocati in via ordinaria, non meno di 30 giorni dalla data di convocazione, mediante avvisi a domicilio, con allegato l’ordine del giorno, e pubblicati sulla G.U. della Repubblica o su un giornale nazionale.
L’avviso a domicilio avviene, pena la caduta di ogni responsabilità del convocante. presso l’indirizzo postale comunicato per iscritto e firmato dal comunicando; o presso l’indirizzo digitale e-mail, anch’esso accompagnato da comunicazione autografa del comunicando. L’avviso si presume pervenuto se porta la firma cartacea di ricevimento, o se è seguito da risposta di avvenuto ricevimento via e-mail. Di norma l’avviso è inviato dal responsabile dell’organo convocante.
Per quanto riguarda i coordinatori, il coordinatore nazionale convoca i coordinatori regionali per indire: a) i congressi regionali, da aver luogo in unica giornata, sia pur in separati luoghi nelle rispettive regioni; e b) le elezioni primarie per i candidati a segretario nazionale, da aver luogo in giorni diversi, in un prefissato periodo.
Entro un anno dalla prima costituzione, il Presidente Nazionale hanno luogo i Congressi regionali,  previo espletamento dei congressi provinciali. In caso di elezioni anticipate, i congressi sono convocati immediatamente. Analogo procedimento si applica ai coordinatori regionali, nei confronti dei coordinatori provinciali delle rispettive regioni.

Art. 20 - Norma transitoria.
In prima attuazione, lo Statuto è approvato dai fondatori del partito, che provvedono alla nomina dei dirigenti apicali provvisori, in attesa delle nomine nelle sedi congressuali, come da statuto. Lo Statuto acquisisce un codice fiscale, ed è pubblicato presso l’Ufficio del Registro.

Ne fanno parte integrante:
- il Verbale - Scrittura privata per la costituzione del “partito nuovo”, ai sensi dell’art. 49 della costituzione, sotto la denominazione: ““Partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA nuova”;
e quanto ivi deciso, come descritto in verbale.
Bologna 9 novembre 2013

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DEMOCRAZIA CRISTIANA NUOVA
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
C.F.
C.F. 91362820374

Segretario Nazionale: On. Dott. Alberto Alessi

MODULO DI ISCRIZIONE
Per scaricare il modulo, clicca su: domanda

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Anno 2015

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Resoconto
Incontro a Bologna, sabato 4 luglio 2015 per delega a fare domanda,
al Tribunale civile, di convocare l'assemblea sei soci della DC storica.

 1) TUTTI gli interventi sono andati nella direzione di voler procedere per la raccolta delle firme, per la domanda alla magistratura di convocare l'assemblea dei soci della DC storica, ai sensi dell'art. 20, comma 2 del codice civile-

E' noto che il Tribunale di Roma ha annullato il XIX, e non e' possibile convocare subito un congresso, applicando lo Statuto, in quanto non esistono piu' le sezioni, da cui partire per i vari congressi provinciali, regionali, nazionale.
E' stato di grande significato un messaggio scritto, dell'On. Dott. Gianni Fontana, che e' riportato al termine di questo resoconto.
L'On. Dott. Mario Tassone (CDU) ha inviato un messaggio di attenzione.

 2) E' stato molto discusso a quale Tribunale inoltrare la domanda, e sono emerse due tesi:

a) doversi fare l'istanza al Tribunale di Roma, in quanto la DC storica (tuttora esistente giuridicamente, secondo la Suprema Corte di Cassazione, dicembre 2010) aveva sede a Roma, in base all'atto costitutivo, mai modificato;

b) potersi adire altro Tribunale (Bari), in quanto la DC e' una "associazione non riconosciuta", di cui all'art. 36 del codice civile, e sono ammesse eccezioni (art. 19, del codice di procedura civile) che, tuttavia, secondo altri, non sono applicabili nel caso de quo.

c) E' stata approvata alla unanimita' la seguente:

Mozione LUCIANI-BONALBERTI-SABELLA

a) doversi continuare a raccogliere le firme, con possiblita' di adire sia a Roma, sia a Bari (e quindi di dare la delega per l'una e per l'altra);

b) fare la domanda alla magistratura, appena si raggiunge il quorum delle firme;

c) le firme valide per la domanda sono quelle dei soci che hanno fatto la autocerficazione per partecipare al XIX Congresso (sia pur annullato);

c) Per quanto riguarda la partecipazione alla assemblea dei soci (se, e quando il Tribunale la convochera'), saranno invitati TUTTI gli iscritti nel 1992 o in altro anno valido (vale dire anche quelli che nel 2012 non avevano fatto la autocertificazione per il XIX Congresso).

Cliccando su modulo, si può scaricare il testo per la delega a fare la domanda,  da restituire appena possibile.

 4) Al termine Alberto Alessi ha dato l'adesione di massima alla GRANDE AGGREGAZIONE CENTRISTA (Popolari, .... ecc.) movimentata da Ettore Bonalberti,  da alcuni mesi.

  ____________________

Messaggio di Gianni Fontana:

Verona, 3. Luglio 2015

Caro Nino, stimato e apprezzato amico,

ragioni di carattere familiare mi impediscono di essere domani a Bologna con tutti gli amici che con te hanno contribuito a dar vita a codest’assemblea. Sono dispiaciuto e ti prego di conteggiarmi come attivamente presente a questo rinnovato e nobile tentativo di riportare alla ribalta politica italiana il movimento politico dei cattolici.

Ti sarò altresì grato se vorrai portare il mio saluto caloroso e fraterno ad Alberto Alessi, Ettore Bonalberti, Raffaele Lisi, Emilio Cugliari e a tutti i presenti dei quali porto con me volto e cuore con cui avete, tanto generosamente, concorso alla celebrazione del 19° congresso della Democrazia Cristiana.

La gravità della crisi etica, economica e sociale oggi morde in termini ancor più devastanti di tre anni fa. La questione al fondo di tutte le altre sarebbe quella di rifare la forma della politica, ma la fatica dei contendenti sembra quotidianamente consumarsi nell’assillo di "fare le riforme": il cantiere è insonne.

Accade così che, sul versante sociale risulta incontrastata, se non addirittura favorita, la tendenza degli interessi più forti a chiudersi in vigorosi assetti corporativi, mentre su quello istituzionale si va dispiegando tutto l’impegno della politica in termini di bulimia riformatrice. Ed è proprio su questo versante che vengono assestati i colpi più maldestri: se i conati di riforma della legge elettorale e quelli appunto istituzionali, a partire dal Senato, sono mossi piuttosto che da una percezione corretta di domande ed esigenze di cambiamento, dal balordo machiavellismo volta a volta praticato a destra e a sinistra, la sintesi di questi molteplici attacchi sulle mappe dei meccanismi costituzionali si riassume nell’idea che la stanchezza democratica e l’inettitudine della politica si possano guarire inseguendo la semplificazione delle procedure, la riduzione delle regole e, insomma, incidendo sulla delicata complessità del sistema democratico.

Su questo terreno la sindrome renziana non presenta lacune e rasenta la paranoia. L’idea che governare sia comandare, il fastidio per l’impaccio della dialettica parlamentare, la convinzione che l’investitura popolare sia l’inizio e la fine della geografia democratica, la presunzione di un nesso indiscutibile tra concentrazione del potere ed efficienza delle decisioni, sono, in ultima analisi, la summa del pensiero politico del nostro Presidente del Consiglio.

La virtù della democrazia non si riconosce nell’ansia di rendere più facile il comando e più comodo il potere, ma nella capacità di crescere responsabilità e convinzione così che dal confronto e dal conflitto prenda corpo e consista il sentimento di un’impresa comune, di un impegno corale che è, poi, nella concretezza del divenire sociale, il frutto della libertà dei molti piuttosto che la concessione della libertà dei pochi.

L’alto appello, che ci viene dalle encicliche sociali, di portare al centro la persona umana, è tutto iscritto nel codice del popolarismo. Da quella intuizione, che tentò la sua sorte in un tempo storico ormai remoto, nasce il profilo di una risposta che non si è consumata poiché riguarda, né più né meno, il destino della libertà e della democrazia.

Il talento del popolarismo andrebbe trafficato ora come quello che può ridare fiducia e voglia di futuro ad un contesto sociale che tende a smarrire un’idea di sée declina verso un aggregato di solitudini: come tale corrivo alla tentazione antipolitica e per ciò stesso inerme di fronte agli inganni della politica.

Popolarismo come antidoto al populismo: questa è l’attualità di un’idea purtroppo in esilio dallo scenario politico.

In questo segno rinnovo la mia solidale amicizia con l’auspicio che questa nuova ri-partenza possa godere di più fortuna e successo di quanto, tre anni or sono, seppi fare io.

Vostro Gianni Fontana 

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CONVEGNO PER LA DC STORICA

a Bologna sabato 4 luglio 2015, ore 10,30-16,00
in via Marzabotto 24, presso "Cirrebi" Club

(Vicino a Ospedale Maggiore, Via Emilia Ponente)
(Attenzione: è stato cambiato il luogo: prima, era in via del Porto))

Argomento del  Convegno:
decidere modalità per

CONVOCAZIONE della ASSEMBLEA DEI SOCI DELLA DC STORICA

Raccolta delle firme per la domanda al Tribunale Civile di Roma
di convocare l'assemblea, ai sensi dell'art. 20, c. 2 del Codice Civile

.
LETTERA AI DC


Tutti sono invitati a partecipare. Ci saranno GIANNI FONTANA ed ALBERTO ALESSI.

Cliccando su modulo, si può scaricare il testo per la delega a fare la domanda.

Le motivazioni e i precedenti storici, recenti sono spiegate nella LETTERA sottostante
di LUCIANI, ALESSI, BONALBERTI, CARROZZA, CUGLIARI, LISI .
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I PARTECIPANTI SONO PREGATI DI DARE PRESTO LA CONFERMA
Cell. 347 9470152. Meglio scrivere a: nino.luciani@alice.it
.

 

 

 

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MAPPA UTILE PER ARRIVARE AL LUOGO DEL CONVEGNO

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LETTERA di LUCIANI, ALESSI, BONALBERTI, CARROZZA, CUGLIARI, LISI .

Agli AMICI DC:   ALESSI ALBERTO, ARCIERI FRANCESCO, BARBIERI EMERENZIO, BARBUJANI , BARBUTO NICOLA, BIANCHI LEONARDO, BISERNI ENRICO, BOCCHIO ISABELLA, BONALBERTI ETTORE, BUTTIGLIONE VITTORIA, CANTELLI GABRIELE, CARROZZA LORENZO, CATENA RAFFAELE, CORAZZA ERMINDO, CUGLIARI EMILIO, D’AGRÒ LUIGI , DE MAIO ALBERTO, DUCE ALLESSANDRO, EUFEMI MAURIZIO, FIORI PUBLIO, FONTANA GIANNI, GEMELLI NINO, GIANNONE ANTONINO, GRASSI RENATO, GUBERT RENZO, LISI RAFFAELE, LORENZINI ENRICO, LUCCHESE FRANCESCO, MAJOLINO PAOLO, MARABINI VIRGINIANGELO, MINELLI GIAMPIETRO, PELLEGRINO LEO, RIZZI LINO, RUGA PASQUALE, SCALABRIN PALMIRO, SCUTTI ELIO, SGRIGNA LUCIANO, TASSONE MARIO, TOSCANO GIUSEPPE, TUCCI GERARDO, VALENTI VALENTINA, PALUMBO LIDIO.

 - Ad Altri Amici DC interessati

Oggetto:

"Domanda al Tribunale Civile per la convocazione della assemblea dei soci della DC storica, ai sensi dell'art. 20, comma 2 del codice civile".   Incontro, per decidere in merito alla domanda.
Riunione a Bologna, sabato 4 luglio 2015, ore 10,30 in via del Porto 42 (vicino alla stazione ferroviaria)
Si prega di dare subito la risposta circa la propria partecipazione scrivendo a: nino.luciani@alice.it

  Amici DC, e Amici vicini alla DC,

1) in queste settimane e' attesa la sentenza del Tribunale Civile di Roma sulla legittimita' del XIX Congresso della DC, del nov. 2012, che elesse l'On. Avv. Gianni Fontana, quale Segretario Nazionale, e il nuovo Consiglio Nazionale.

Tutto fa pensare alla conferma della Ordinanza del marzo 2013, che sospese gli effetti del Congresso.

 Secondo uno studio di giuristi dell'Ateneo di Bologna, la via che rimane da percorrere e’ la convocazione della Assemblea dei soci della DC, in base all'art. 20, c. 2 del codice civile (considerata la impossibilita', evidenziata dalla accennata Ordinanza, di convocare un Congresso in base allo Statuto, perche' da anni non esistono pi le Sezioni locali).

 A riguardo della validita' del percorso indicato dai giuristi, il Tribunale civile di Roma ha gia' dato una risposta ("necessario il 10% delle firme dell'ultimo elenco disponibile degli iscritti alla DC").

Verso l'obiettivo, un notevole sforzo e' stato fatto, dal settembre scorso, dal Comitato Aldo Moro di Bari, con la raccolta di firme per far domanda al Tribunale locale. Ma essa aveva un termine, che e' stato ripetutamente spostato.

 Dato l'incalzare dei fatti politici nazionali, serve fare il punto della situazione, e fors'anche aggiustare il tiro, per realizzare validamente la condizione posta dal Tribunale di Roma.

Al tempo stesso e', in ogni caso, un atto dovuto (anche per rispetto e riconoscenza) ascoltare, prima, gli amici che fin qui si sono assunti il peso della raccolta.

Soprattutto serve restare uniti, e far tesoro delle eventuali difficolta' incontrate.

 2) Sta, poi, di fatto che in questi mesi e' stata approvata una nuova legge elettorale (ITALICUM) che ammettera' in parlamento pochi partiti: due grandi e, al piu', alcuni partiti minori.

In queste condizioni, riprende interesse fare il punto della situazione sulla diaspora post-congressuale DC, e valutare le possibilita' di riorganizzare la DC, quale grande bacino di raccolta del mondo cattolico e liberale su un programma centrista, considerato che la sentenza della Cassazione ( del 2010), ha dichiarato tuttora in vita la DC storica, giuridicamente.

Si intende farlo anche per un problema di rispetto della verita' storica e di giudizio politico sulle responsabilita' di chi ha lucrato illegittimamente sulla eredita' della DC.

 Vi invitiamo ad un incontro di discussione e proposta comune, a Bologna, il 4 luglio 2015.

Firnati: NINO LUCIANI, ALBERTO ALESSI, ETTORE BONALBERTI, LORENZO CARROZZA, EMILIO CUGLIARI, RAFFAELE LISI.

_________________________*******

NOTA. Si ricorda che, di seguito alla accennata ordinanza del 2013, che sospese gli effetti del XIX congresso della DC del nov. 2012, ebbe luogo una riunione a Roma (6 aprile 2013) convocata da Fontana, per porre il problema del cosa fare dopo, e la soluzione fu indicata nel costruire uno strumento giuridico, che raccogliesse i DC diseredati dal Tribunale, evitandone la ulteriore diaspora, dopo quella post-congressuale.

Non ci fu una soluzione condivisa unanimemente, e tuttora e' in atto una navigazione in ordine sparso.

Si ricordano alcune iniziative, svolte nel dopo:

1) la costituzione di una Associazione politico-culturale Democrazia Cristiana, da parte di Gianni Fontana (luglio 2013);

2) la costituzione del partito della DCN-Democrazia Cristiana Nuova (nov. 2013), da parte di Alberto Alessi e di Nino Luciani;

3) numerose iniziative di aggregazione, su base federale, di piccoli partiti centristi e associazioni, con l'anima verso destra o verso sinistra. Si ricordano i Popolari di Ettore Bonalberti, varie escursioni di Gianni Fontana , e da ultimo (ancora di Gianni Fontana) la costituzione del partito Solidarieta' popolare, unificante 22 associazioni, aperta ai dissidenti della Lega.

Si vuole, infine, ricordare (lo scorso anno) la ricomparsa del CDU di Mario Tassone, in forma indipendente dalla UDC di Casini, vale dire in senso contrario alla aggregazione, seguito da un esperimento di accorpamento di alcune entita' politiche, che e' rimasto indefinito.

3) Queste iniziative furono svolte in concomitanza con una legge elettorale proporzionalista (come risultato della nota sentenza della Cassazione, che casso alcune norme in senso maggioritario del primo Porcellum).

Ma adesso e sopravvenuto l' ITALICUM.

In questo senso, la necessita' di sintesi politico-elettorale e' divenuta un fatto storicamente maturo e, per il mondo cattolico e liberale, farlo con la DC e' il modo piu' appropriato.

 
LETTERA - Ettore Bonalberti, Il punto storico recente.

Sulla sentenza della Cassazione sulla DC.

La Suprema Corte di Cassazione a sezioni riunite il 23.12.2009, con sentenza n.25999, aveva deliberato che :" la DC non è mai stata giuridicamente sciolta".

Nel 2011 partimmo da quel definitivo pronunciamento insieme all'amico Silvio Lega e ad altri "DC non pentiti", per raccogliere le firme dei vecchi consiglieri nazionali DC eletti dall'ultimo XVIII°congresso nazionale della DC del 1989, per l'autoconvocazione dello stesso Consiglio nazionale, dopo che l'ultima presidente di quell'organismo, Rosa Russo Jervolino, nel frattempo passata nei DS, si era resa irreperibile e indisponibile.

Nel Marzo 2012, raggiunta e superata la soglia del terzo degli aventi diritto richiesta dallo Statuto DC per la convocazione del CN, ci riunimmo a Roma e decidemmo di eleggere Gianni Fontana alla segreteria nazionale e Silvio Lega alla presidenza del CN con il compito di convocare il XIX Congresso nazionale.

Lanciammo un pubblico appello ai soci storici della DC chiedendo loro di rinnovare l'iscrizione al partito con l'obiettivo di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione. Risposero in 1742 persone da tutte le Regioni italiane con le quali nel Novembre 2012 celebrammo il XIX Congresso nazionale della DC, che elesse il nuovo Consiglio nazionale e riconfermò alla segreteria nazionale Gianni Fontana.

Unica motivazione che ci animava era la volontà di ricostruire la storia di un' esperienza politico culturale unica e irripetibile, e di offrire al Paese un contributo alla verità storica sul partito di De Gasperi, Fanfani e Moro.

Non eravamo indifferenti a ciò che era accaduto tra il 1992 -1994 sulle macerie della fine politica della DC e uno studio di una delle più importanti agenzie immobiliari italiane ci aveva informati che i beni immobili appartenuti al partito, miseramente e delittuosamente gestiti da alcuni indegni suoi eredi, superavano il migliaio di miliardi delle vecchie lire.

Naturalmente, com'era facile prevedere e di cui si era già avuto contezza nelle fasi preparatorie del XIX Congresso, ultimati i lavoro congressuali, i soliti "disinteressati" fecero ricorso al Tribunale di Roma che si pronunziò, annullando di fatto i risultati di quell'assise e rimettendo tutto in discussione, fermo restando e inoppugnabile quanto indicato dalla sentenza della Cassazione del 2009.

Seguirono, come sempre accade e non solo tra i democristiani, diverse difficoltà nel reagire alla nuova situazione: ritorni nelle vecchie e confortevoli nicchie di appartenenza, tentativi di dar vita a nuove forma associative più o meno credibili e consistenti, sempre spinti dalla volontà di non disperdere l'esperienza politica dei democratici cristiani. E, intanto, la politica italiana andava avanti sino alla condizione di stallo e di assoluta poca credibilità dei nostri giorni.

Tra i più zelanti e ostinatamente impegnati a dar seguito alla sentenza della suprema corte, il prof Nino Luciani, ordinario all'università di Bologna e il dr Alberto Alessi, figlio di quel grande padre, Giuseppe, che fu iscritto giovanissimo nel PPI di Sturzo e uno dei fondatori proprio nel suo studio di avvocato, nel dicembre 1943, della DC siciliana.

Promotore della prima raccolta di firme nel 2011, da vecchio DC non pentito, non potevo che appoggiare l'ultimo tentativo che, su suggerimento di alcuni giureconsulti bolognesi è avviato, di raccolta delle firme dei soci che avevano confermato l'adesione al partito nel 2012, per chiedere a norma del Codice civile la convocazione da parte del Tribunale di Roma dell'assemblea dei soci DC con l'obiettivo di decidere sul destino futuro del partito mai giuridicamente sciolto.

E' stata così convocata una riunione a Bologna il prossimo 4 Luglio p.v. nella quale decideremo se e come procedere, non già con lo sguardo rivolto all'indietro, ma con il desiderio di concorrere da democratici cristiani alla costruzione del nuovo soggetto politico alternativo al socialismo trasformista renziano e ai populismi estremi.

Ettore Bonalberti www.alefpopolaritaliani.eu www.insiemeweb.net www.don-chisciotte.net

Venezia, 23 Giugno 2015

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EDIZIONI PRECEDENTI

Verso la concreta ricostruzione della
GRANDE FAMIGLIA DEI DEMOCRISTIANI

PROGETTO DI CONFEDERAZIONE PARITETICA
Primo passo  concreto sulla via della rinascita della DC storica,
sia pur non in termini giuridici, ma nella sostanza.
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CDU, DCN e FNMRDC

COMUNICATO
Roma 2 aprile 20

   Il giorno 2 aprile 2014 si sono riuniti a Roma, i rappresentanti:
-  del CDU - Cristiani Democratici Uniti,
-  della DCN - Democrazia Cristiana Nuova,
-  della FNMRDC - Federazione Nazionale dei  Movimenti Regionali della Democrazia Cristiana

   per valutare la possibilita' di realizzare una Confederazione Paritetica dei rispettivi Partiti in vista della ricostruzione della GRANDE FAMIGLIA DEI DEMOCRISTIANI, con unico simbolo che sara' definito di comune intesa.
    Le parti valutano positivamente la soluzione prospettata, e aperta a tutti i partiti e movimenti di derivazione democristiana e liberale, disponibili a ritrovarsi per la difesa degli ideali sturziani e degasperiani.

  Gli iscritti ai partiti aderenti alla Confederazione potranno essere titolari della doppia tessera:
- quella del partito da cui si proviene
-  e quella della Confederazione.

   La Confederazione ritiene indifferibile una riforma costituzionale e elettorale che garantisca all'Italia:
  a) governi di durata pari alla legislatura, in sistema di alternanza dei partiti al governo, nell'ambito della repubblica parlamentare;
  b) i diritti del parlamento e il suo buon funzionamento.

   La Confederazione si impegna fin d'ora a mobilitare nel Paese ogni energia per contrastare il disegno costituzionale e la riforma elettorale dell'attuale intesa PD-FI, che cancella pluralismo, rappresentativita' degli eletti e partecipazione, che minacciano la democrazia.
   Per le riforme costituzionali e' necessario procedere con il sistema proporzionale puro in modo da garantire tutte le espressioni politiche del Paese. La polarizzazione dei partiti eletti puo' essere ottenuta in sede parlamentare attraverso incisive modifiche del Regolamento, elevando significativamente la soglia minima per la costituzione dei gruppi parlamentari.


ALBERTO ALESSI, UGO GRIPPO, MARIO TASSONE

 

ATTO COSTITUTIVO DEL CENTRO STUDI
Bologna 9 giugno 2005

   Viene eletto come Presidente della riunione il prof. Nino Luciani e come Segretario il sig. Otello Pacioni. I presenti dichiarano di convenire e stipulare quanto segue:

PREAMBOLO

   I sottoscritti intendono costituire una associazione politico-culturale avente come finalità quella di operare per l’unità dei Cattolici nel rapporto con i Partiti Politici di ispirazione cristiana e laica.
L’associazione è al servizio dell’Italia, ancorata all’insegnamento sociale della Chiesa cattolica, aconfessionale, laicamente aperta a quanti accettano di condividere un comune solidale impegno sociale e culturale.
Appartengono al suo patrimonio ideale un sistema di valori ispirato al primato della persona, alla dignità di ogni essere umano ed alla sua realizzazione morale e pratica, alla centralità della famiglia, alla solidarietà, al rispetto della natura in una visione di sviluppo sostenibile, all’etica della responsabilità e della legalità.
Conformemente alla sua ispirazione, fonda il suo ordinamento interno sul rispetto della sussidiarietà, sulla valorizzazione delle forme di partecipazione e di attività che rappresentano l’autonomo apporto delle realtà europee, nazionali e locali.

  1.- E’ costituita una associazione culturale e politica con la denominazione: "Verso il Partito Popolare Europeo. Centro Studi per l’impegno politico dei Cattolici", brevemente "C.S.I.P.C.", a tempo indeterminato con sede provvisoria in Bologna, Via Titta Ruffo n. 7.
  2. L’associazione è composta da persone fisiche, persone giuridiche ed associazioni non riconosciute ai sensi dell’art. 36 c.c., non ha scopo di lucro, ha carattere culturale e politico, è aperta alle istanze politiche e sociali, in spirito di servizio alla società civile ed ha come obiettivi prioritari: organizzare studi, conferenze, informazioni e azioni per:
a) il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche;
b) l’unità dei cattolici nella difesa dei diritti naturali (FAMIGLIA, SCUOLA, EDUCAZIONE, GIOVANI, VECCHI, AMMALATI, BENI PRIMARI);
c) la convergenza dei partiti di ispirazione cristiana e laica verso la costruzione della Sezione Italiana del Partito Popolare Europeo (PPE);
d) il sostegno di una nuova legge elettorale a carattere proporzionale per la formazione della rappresentanza parlamentare dei partiti, nell’ambito di condizioni che assicurino la governabilità di legislatura dei singoli Paesi e dell’Unione Europea. In subordine, qualora sia vigente una legge maggioritaria, il sostegno ad elezioni primarie, all’interno della coalizione dei partiti, per la individuazione del candidato unico della coalizione all’interno del collegio elettorale uninominale, o del partito della coalizione da presentare nel collegio proporzionale.
e) la promozione e la diffusione: 1) della democrazia e della tolleranza nell’ambito della laicità degli Stati; 2) dell’iniziativa economica privata e dell’intervento dello Stato nell’economia, in un corretto equilibrio che garantisca lo sviluppo dell’economia, il lavoro per tutti i cittadini; 3) della tutela delle condizioni fondamentali di vita e dignità umana di tutte le persone; 4) della pace internazionale sotto la guida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
   3. L’azione del Centro è svolta nel quadro dei principi e valori delle Costituzioni Italiana e ed Europea e dell’ONU.
   4. Il Centro adotta come insegna un logo costituito da Giovanna D’Arco a cavallo, che ha la visione del simbolo dell’Unione Europea con dentro lo scudo crociato, segno delle sue radici cristiane.
   5. In prima riunione i soci fondatori, che al momento costituiscono anche il Consiglio Direttivo, eleggono Presidente il Prof. NINO LUCIANI e Vice Presidente l’Avv. Michele PREZIOSI.
Bologna 9 giugno 2005

SEGUONO LE FIRME

ISCRIZIONI AL CENTRO STUDI

   I cittadini italiani e stranieri che desiderano iscriversi al Centro Studi devono farne richiesta libera al Presidente, scrivendo all'indirizo di posta elettronica: nino.luciani@alice.it . La quota sociale è di € 10 all'anno.

 

STATUTO del CENTRO STUDI

DENOMINAZIONE – OBIETTIVI
Art. 1.- E’ costituita una associazione culturale e politica con la denominazione: "Verso il Partito Popolare Europeo. Centro Studi per l’impegno politico dei Cattolici", brevemente " C.S.I.P.C.", a tempo indeterminato con sede provvisoria in Bologna, Via Titta Ruffo n. 7.
Art. 2) L’associazione è composta da persone fisiche, persone giuridiche ed associazioni non riconosciute ai sensi dell’art. 36 c.c., non ha scopo di lucro, è aperta alle istanze politiche e sociali, in spirito di servizio alla società civile ed ha, come obiettivi prioritari, fare studi, conferenze, informazioni e azioni per promuovere:
a) il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche;
c) l’unità dei cattolici nel rapporto con i partiti di ispirazione cristiana e laica, aventi come riferimento l’Internazionale Democristiana;
d) la convergenza dei partiti di ispirazione cristiana e laica verso la costruzione della Sezione Italiana del Partito Popolare Europeo (PPE);
e) il sostegno di una nuova legge elettorale di carattere proporzionale per la formazione della rappresentanza parlamentare dei partiti, e tuttavia nell’ambito di condizioni che assicurino la governabilità di legislatura dei singoli Paesi e dell’Unione Europea. In subordine, qualora sia vigente una legge maggioritaria, il sostegno ad elezioni primarie, all’interno della coalizione dei partiti, per la individuazione del candidato unico della coalizione all’interno del collegio elettorale uninominale, o del partito della coalizione da presentare nel collegio proporzionale.
f) la promozione e la diffusione: 1) della democrazia e della tolleranza nell’ambito della laicità degli Stati; 2) dell’iniziativa economica privata e dell’intervento dello Stato nell’economia, in un corretto equilibrio che garantisca lo sviluppo dell’economia, il lavoro per tutti i cittadini; 3) della tutela delle condizioni fondamentali di vita e dignità umana di tutte le persone; 4) della pace internazionale sotto la guida dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite).
Art. 3. L’azione del Centro è svolta nel quadro dei principi e valori delle Costituzioni Italiana ed Europea e dell’ONU.
Art. 4) I soci concorrono con il loro contributo associativo, culturale ed economico alla vita del Centro Studi.
L’associazione attribuisce la qualifica di socio a tutti coloro che partecipano alla vita associativa , ne accettano lo Statuto e i Regolamenti recando con continuità il loro contributo. I soci rinnovano ogni anno la loro iscrizione , liberamente senza nessun vincolo. Il numero dei soci è illimitato e possono iscriversi tutte le persone, che ne fanno esplicita richiesta scritta al Consiglio Direttivo.
Sulla domanda di iscrizione e di adesione all’Associazione si pronuncia, previa verifica dell’esistenza dei requisiti indicati dallo Statuto e dai regolamenti, il Consiglio Direttivo.
I soci dovranno versare il contributo sociale annuale al momento della iscrizione al Centro Studi.
L’associato si considera dimissionario quando :
a) non ottemperi alle disposizioni del presente Statuto o alle delibere dell’Assemblea dei soci; b) il socio che in qualunque maniera arrechi danni morali e/o materiali al Centro Studi sarà passibile di espulsione. La decisione sarà presa dal Consiglio Direttivo a maggioranza assoluta;
c) non abbia provveduto al versamento della quota annuale.
Il socio può recedere in qualsiasi momento, tramite comunicazione di dimissioni al Consiglio Direttivo.
I soci che compongono l’associazione si distinguono in: SOCI FONDATORI, coloro i quali si sono riuniti per la prima volta per dare origine all’associazione; SOCI EFFETTIVI, coloro i quali risultano regolarmente iscritti all’associazione e in regola col versamento della quota annuale; SOCI ONORARI, coloro i quali l’Assemblea dei Soci , su proposta del Consiglio Direttivo ha deliberato di considerare appartenenti al Centro Studi per motivi o meriti " speciali " ; esonerandoli dal pagamento della quota associativa annuale.
Art. 5) L’associazione è retta dai seguenti organi: a) l’Assemblea dei soci; b) il Consiglio Direttivo; c) il Presidente Onorario; c) Il Presidente.

ASSEMBLEA DEI SOCI
Art. 6) L’assemblea dei soci è organo deliberante del Centro Studi. L’assemblea si riunisce almeno una volta all’anno ed è convocata dal Presidente o su richiesta di almeno 1/3 dei soci effettivi.
Art.7) Le assemblee vengono convocate tramite comunicazioni del Presidente. Gli avvisi di convocazione delle assemblee devono avvenire con almeno 7 giorni di anticipo, specificando il luogo, la data e l’ora di convocazione, comunicando anche l’ordine del giorno dei lavori.
L’assemblea è valida in prima e unica convocazione con almeno 5 membri. A tale scopo ogni socio dispone di un voto che può essere delegato.
Ciascun socio può rappresentare, tramite delega, solo un socio.
Art. 8) L’assemblea riunita elegge, a maggioranza, un Presidente della riunione, al quale è demandato il controllo del regolare svolgimento dei lavori, la verifica dell’approvazione o il rifiuto delle mozioni presentate e la stesura di apposito verbale.
Art. 9a ) L’assemblea a maggioranza semplice ( metà dei presenti più uno ) :
- approva il bilancio preventivo e consuntivo;
- discute e approva i programmi di massima delle attività della associazione ;
- designa i soci cui affidare lo svolgimento di particolari attività in seno al Centro Studi;
- fissa la quota associativa annuale;
- elegge ad ogni scadenza o in caso di dimissioni il Presidente e i membri del Consiglio Direttivo;
- delibera su ogni argomento di ordinaria amministrazione che non compete al Consiglio Direttivo .
9b ) Inoltre, con la presenza dei 3/4 degli aventi diritto al voto e l’approvazione di almeno la metà dei presenti, delibera su ogni questione istituzionale, normativa e patrimoniale inerente la vita del Centro Studi ; delibera le modifiche da apportare allo Statuto.
9c) delibera la liquidazione o lo scioglimento del Centro Studi con il voto favorevole espresso di almeno i 3/4 dei soci aventi diritto al voto.
Art. 10) Hanno diritto di partecipazione alle assemblee tutti i soci iscritti, aventi almeno un mese di iscrizione.

CONSIGLIO DIRETTIVO e PRESIDENTE
Art 11) Il Consiglio Direttivo è composto dai soci fondatori, dal Presidente e da 3 membri eletti dall’Assemblea dei soci. Qualora dimissionario o non partecipante alle riunioni per un anno senza giusta motivazione, il socio fondatore può essere dichiarato decaduto ed al suo posto subentra il primo dei non eletti.
Art. 12) I membri eletti durano in carica tre anni e sono rieleggibili. Il Consiglio Direttivo elegge nel suo seno il Presidente ed il Segretario Verbalizzante e Tesoriere. Il Consiglio può attribuire compiti specifici a membri del Consiglio e nomina un VicePresidente col compito di sostituire il Presidente in caso di impedimento, e comunque di convocare lassemblea per la nomina del nuovo Presidente in caso di impedimento permanente.
Art. 13) I compiti del Consiglio direttivo sono :
a) deliberare sui programmi di attività annuale sulla base degli indirizzi dati dall’assemblea ; b) controllare i bilanci preventivi e consuntivi e proporre la quota associativa annuale;
c) approva l’iscrizione dei soci ;
d) predisporre l’ordine del giorno per l’assemblea generale e dare esecuzioni alle delibere di quest’ultima;
e) assegnare i compiti ai suoi membri ;
Art. 14) Il Consiglio direttivo si riunisce su convocazione del Presidente ogni qualvolta che quest’ultimo lo ritenga necessario o quando sia richiesto da almeno tre membri del Consiglio stesso. La riunione è valida se sono presenti almeno 3 membri.
Art. 15) Il Presidente ha la legale rappresentanza, quindi non sarà investito della rappresentanza dei singoli associati, ma rappresenterà l’associazione stessa come organo necessario nei rapporti con gli associati e con terzi. Il Presidente può compiere atti di ordinaria amministrazione; gli atti compiuti oltre tali limiti non sono riferibili agli associati e debbono quindi considerarsi non suscettibili di produrre qualsiasi effetto nei loro confronti.
La funzione di Presidente Onorario sarà attribuita dall’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo, a personalità di alto prestigio morale.
La responsabilità del Presidente che abbia agito in nome e per conto del Centro Studi continua anche dopo la cessazione dell’incarico e può essere convenuta in giudizio in via principale e diretta , senza che sia necessario escutere in precedenza il patrimonio comune.
Il Presidente ed il Vice durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
Il Presidente è responsabile dell’attuazione degli scopi del Centro Studi. Stipula eventuali contratti e firma la corrispondenza dispositiva che impegna comunque il Centro Studi. Garantisce il rispetto delle norme statutarie.
Art. 16) Il Vice Presidente coadiuva correntemente il Presidente. In particolare ha i seguenti compiti : provvede al tesseramento e all’aggiornamento del libro dei soci ; cura la stesura dei verbali.
Art. 17) Il Tesoriere del Centro Studi ha i seguenti compiti:
- predisporre lo schema del bilancio preventivo e consultivo che il Presidente propone all’esame dell’assemblea ;
- aggiorna i libri e i documenti contabili e fiscali in uso;
- cura la registrazione delle entrate e il pagamento delle spese autorizzate;
- è responsabile del libro cassa e di tutti i documenti che specificatamente riguardano il servizio affidatogli ;
Art. 18) Per quanto riguarda cose non previste dal presente statuto, valgono le norme del Codice Civile e le leggi in materia. Per tutte le norme non previste dalle leggi e dallo statuto valgono le decisioni prese dall’assemblea a maggioranza assoluta dei partecipanti.
Art. 19) con la sottoscrizione del presente statuto se ne accettano tutti i suoi punti da parte dei sottoscritti stessi. Lo stesso vale per i nuovi iscritti per il fatto di essere ammessi all’associazione, previa lettura dello Statuto e dei Regolamenti.
Art. 20) L’associazione è impegnata a collegarsi con tutti gli altri centri o enti con uguali finalità culturali e politiche.
Art. 21) Al finanziamento delle attività dell’Associazione si provvede con le quote di iscrizione o di adesione, con oblazioni o donazioni volontarie, con sottoscrizioni o attività organizzative e negoziali, con gli apporti patrimoniali e finanziari di cui l’Associazione è titolare o può divenirlo.
Art.22) Il Centro diffonde le proprie posizioni culturali e politiche su un giornale elettronico da costituire.
Art.23) Il Centro assume come proprio logo Giovanna d’Arco*, in cui si ipotizza abbia la visione dell’Unione Europea, fondata su radici cristiane, idealmente simbolizzate dalla croce.
Bologna 9 giugno 2005


*) Giovanna d'Arco (Domrémy 1412 - Rouen 1431), eroina nazionale e santa protettrice della Francia, riunificò il paese e contribuì a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni.
Figlia di contadini, a tredici anni Giovanna cominciò a sentire voci celesti, talvolta accompagnate da visioni dell'arcangelo Michele, di santa Caterina e di santa Margherita. Agli inizi del 1429, quando gli inglesi avevano quasi occupato la città di Orléans, le "voci" la esortarono a correre in aiuto del Delfino, il futuro Carlo VII, re di Francia, temporaneamente estromesso dalla successione al trono a favore dei sovrani inglesi. Giovanna gli si presentò come inviata da Dio con la missione di salvare la Francia e, dopo essere stata interrogata da un gruppo di teologi che si convinsero della sua buona fede, riuscì a farsi affidare il comando di un esercito. In abiti da soldato e impugnando una bandiera bianca su cui era raffigurato Dio nell'atto di benedire il fiordaliso, lo stemma reale francese, Giovanna – soprannominata la Pulzella d'Orléans – riportò una clamorosa vittoria sugli inglesi.
Sebbene Giovanna avesse riunificato la Francia sotto il regno di Carlo, mettendo fine alle pretese egemoniche inglesi, lo stesso Carlo si oppose ad altre campagne contro il nemico. Fu quindi senza l'aiuto del re che Giovanna, nel 1430, condusse un'operazione militare contro gli inglesi a Compiègne, vicino a Parigi. Durante quella missione venne catturata dai borgognoni, che la vendettero ai loro alleati inglesi, senza che Carlo VII intervenisse in suo soccorso. Condotta a Rouen davanti a un tribunale ecclesiastico, le venne intentato un processo per eresia e stregoneria. Dopo quattordici mesi d'interrogatorio, Giovanna fu accusata di atti illeciti per aver indossato abiti maschili nonché di eresia per aver creduto di poter rendere conto direttamente a Dio invece che alla Chiesa cattolica romana. Condannata a morte, salì al rogo il 30 maggio. Venticinque anni dopo la sua morte, la Chiesa riaprì l'inchiesta e Giovanna fu riconosciuta innocente. Nel 1920 papa Benedetto XV la proclamò santa.
Alla figura di Giovanna d'Arco si ispirarono numerosi artisti e scrittori: Friedrich von Schiller nella Pulzella d'Orléans (1801); Charles Péguy in Giovanna d'Arco (1897) e Il mistero della carità di Giovanna d'Arco (1910); George Bernard Shaw in Santa Giovanna (1923); Jean Anouilh in L'allodola (1953). Il compositore francese Arthur Honegger le dedicò l'oratorio Giovanna d'Arco al rogo, eseguito per la prima volta nel 1938. Nel cinema Giovanna d'Arco è stata celebrata da registi quali Dreyer, Rossellini, Bresson e Rivette. (FONTE: Enciclopedia Encarta).

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